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Cultur(A)

Cultur(A) – Neanche un attimo di gioia

pablo | martedì 13 marzo 2018

Roberto Tuminellli, “Neanche un attimo di gioia. Le buone ragioni di Valerie Solanas”, Milieu

Quest’anno ricorre il cinquantennale non solo del ‘68, ma anche del ferimento a colpi di pistola di Andy Warhol, uomo chiave della pop art americana, da parte di Valerie Solanas. Ferimento che le regalò quindici minunti di celebrità, per poi risprofondarla nell’oblio dei più.

Ma chi era Valerie Solanas? Una sociopatica con istinti omicidi, una geniale per quanto depressa artista/performer o una femminista radicale? Un po’tutte e queste tre cose.

Cresciuta in ristrettezze economiche, vittima della violenze del padre, ragazza madre a 15 anni, la Solanas arriva a Greenwich Village nell 1966 dove scrive “Up your ass” (“in culo a te”), cruda e provocatoria piece teatrale, in cui racconta una giornata di una prostituta e degli strani personaggi con i quali si intrattiene, che è contenuto nel libriccino insieme a un altro breve testo (“Appunti di una ragzzina sui pricipi elementari per accedere alla classe agiata”).

Nella parte inziale del libro Tuminelli, già docente di Storia del pensiero politico nonché speciaista del pensiero utopico, ci introduce alla figura della Solanas raccontandoci la sua esistenza, ma anche approfondendo la sua opera più conosciuta: Scum (Society for cutting up men) manifesto. Opera esplosiva in cui si prospetta l’eliminazione dei maschi ad opera di una minoranza di donne brillanti e determinate, fino ad arrivare all’estinzione della razza umana!

“Neanche un attimo di gioia” è un libriccino interessante, che fa luce su una figura scomoda, provocatoria, delirante, ma che senza dubbio è un tessello importante della controcultura nordamericana (come anche Charles Manson o più recentemente Unabomber).

 

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