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Cultur(A)

Cultura: Il Cinema del No / Il Pepe di Griet

by Pablito el Drito | lunedì 15 febbraio 2016

Goffredo Fofi, “Il cinema del no. Visioni anarchiche della vita e della società”, Eleuthera

In un’epoca sempre più ingiusta, in cui la ribellione latita, ci può essere uno sguardo anarchico sul mondo? Goffredo Fofi, d’accordo con Colin Ward secondo cui l’anarchia è “disperazione creativa”, nonostante tutto crede nella possibilità della vittoria del bello, del vero e del giusto.
E che l’arte (non tutta ovviamente) sia stata e possa ancora essere anarchica.
Questo nonostante il terribile mutamento antropologico del “trentennio” Ottanta-Novanta-ZeroZero, in cui nel nostro paese (e non solo) controllo, banalità e conformismo hanno trionfato grazie alla complicità di “intellettuali” nemici della cultura, che hanno contribuito a rendere la nostra società simile a quelle delle distopie di Orwell e Huxley.
Date queste necessarie premesse, Fofi ci illustra un suo percorso nel cinema che ha contestato l’ordine sociale dato, da Chaplin, Vigo, Bresson, Bunuel, passado per Peckinpah, Altman e Fassbinder fino ad arrivare a Rossellini, Bene, Pasolini, Ferreri e alla coppia Ciprì e Maresco.
Uno sguardo che percorre tutto il novecento, esplorando temi e linguaggi del cinema che ha saputo mettere alla berlina il potere, sfidandolo sul piano simbolico e dell’immaginario.
Un breve saggio dolceamaro che pubblica Eleuthera, che consiglio ai cinefili e a coloro che amano l’estetica del secolo che ci siamo lasciati alle spalle.

http://www.ibs.it/code/9788896904756/fofi-goffredo/cinema-del-visioni.html

Lina Danielli, “Il pepe di Griet”, Bononia University Press

“Il pepe di Griet” mi è stato regalato dall’autrice nel novembre 2014 e, rimasto sul mio comodino per tutto questo tempo, solo ora ho finalmente trovato il tempo e il modo di leggerlo.
Fin dalle prime pagine, mi sono ritrovata immersa in altri epoca e luoghi: seguendo la protagonista dalle campagne delle Fiandre ad Anversa, a Tangeri, Genova, Dieppe, andate e ritorni, dal 1583 ho percorso circa un cinquantennio di storia fiamminga per arrivare al crack della borsa di Amsterdam del 1637.
L’appassionante e avventurosa vita di Griet, che da bimba sfortunata si trasforma in giovane coraggiosa per diventare infine una grande donna, è costellata da intraprendenti cambi di rotta e nuove, affascinanti, idee. Così dal cucito si passa al giardinaggio, al commercio di fiori, passando per arte, hashisc, ambra, coralli, avorio; e dai primi amori si passa ai secondi e ai terzi, all’amicizia, ai figli, mentre Griet impara a contare sempre su se stessa e non arrendersi mai.
Suoi unici veri complici, i granelli di pepe, che mastica in segreto fin da ragazzina e dei quali non può fare a meno.
La padronanza di lessico, lo stile allo stesso tempo agile e ricco, la cura delle descrizioni e la semplicità dei passaggi dal dettaglio al contesto generale e viceversa, confermano Lina Danielli una brava scrittrice, abile nel richiamare altri tempi e nel delineare grandi personaggi.
Non mi sono sbagliata, nel tenere il libro affianco al letto tutto quel tempo confidando che, al momento giusto, ne sarebbe valsa la pena.

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