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Cultur(A)

Cultur(A): IDGA, Scarpari e Bugani, Boban, 0r4

| venerdì 20 novembre 2015

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IGDA, “No glitter”, 51 beats

I ragazzacci di 51 beats (www.51beats.net) sfornano un vinile all’anno.
Questo giro stampano due tracce originali di Igda, producer nostrano, e un remix di Lucretio aka Domenico Cipriani, fondatore della label Machines States.
“No pictures” è un brano techno essenziale, scuro, introspettivo, interessante come intro per un dj set old school, prima che si scateni l’inferno dei basslines.
“No glitters”, la seconda traccia, è più vampiresca del pezzo di apertura: il beat zoppo e la miscela di pad che aleggiano creano un’atmosfera sempre più avvolgente, ipnotica, circolare.
Il remix di Lucretio, cassa dritta e synth più groovy, mi dice meno dei due brani originali, che hanno più carattere.
Questa terza uscita vinilica è interessante per chi ama il suono della prima techno, asciutta, senza tanti fronzoli. É materiale da dj, che trova la sua vera essenza nel mixaggio con materiale anni novanta, di cui ricalca suoni e stilemi, senza uscire da quel tipo di mood un po’nostalgico, che è il marchio di fabbrica della label.

Si ascolta e si ordina qui:

http://www.deejay.de/51VIN003_-_Idga_-_No_Pictures_No_Glitter_-_Vinyl__202203

Giancarlo Scarpari e Giuliano Bugani, “Il sole contro. 7 luglio 1960. Reggio Emilia”, Bébert Edizioni (libro + dvd)

Il 7 luglio 1960 a Reggio Emilia la polizia aprì il fuoco lasciando sul selciato cinque morti e quasi cento feriti. Bébert Edizioni (http://www.bebert.it) a questa strage lontana e quasi dimenticata dedica una pamphlet scritto dall’ex magistrato Giancarlo Scarpari, che ricapitola il quadro politico italiano di quegli anni, gli avvenimenti di quei giorni, le manipolazioni della stampa e processuali dopo la strage, e le contradditorie carte del processo. Un processo scomodo e fazioso, che assolse di fatto tutte le autorità da ogni responsabilità. Un episodio che giustamente Scarpari inserisce nel contesto fortemente repressivo di quegli anni, e che collega ai tentativi di instaurare un regime poliziesco e autoritario nel nostro paese, culminati poi nel tentato golpe del generale De Lorenzo nel 1964.
Allegato al libro c’è anche il documentario di Giuliano Bugani, che ricostruisce i fatti intervistando direttamente i presenti in piazza quel giorno: manifestanti, famigliari delle vittime, testimoni, avvocati difensori, funzionari di polizia.
Un lavoro di documentazione storica importante, anche perché, a 55 anni da questi tristi giorni, i morti di Reggio Emilia non hanno ancora ricevuto giustizia.

Qua c’è il promo del documentario:
https://www.youtube.com/watch?v=z3dpA5HBRF0

Si ordina qui: http://www.bebert.it/catalogo

Boban, “.fm”, Dizlexiqa / Mousemen

Collage sonoro, poesia monotòna (con l’accento sull’ultima o) e affabulatoria, post punk e ambient-noise depressivo per divani pieni di pulci.
L’ultimo lavoro dei Boban, trio di Musocco, ex cittadina fagocitata dal mostro metropolitano in cui viviamo, è un cd da inserire nel lettore quando si è scazzati, e poi godere di un po’di sana confusione sonora. Musica (…talvolta non-musica) per palati fini, impastati dal vino rosso, che vanta discendenza “nobile” (i componenti della band fanno o hanno fatto parte di Jerrinez, Lessthanzero, Bava, Duna, Squap, FrankScighera e Cargo200).
“.fm” è un album da buttare giù d’un fiato, come quegli intrugli che si bevono nelle peggiori bettole della città, per poi uscire dal locale con meno certezze di quelle con cui si è entrati.
Sentendo puzza di Fuzz Orchestra, ho controllato nei credits scovando il nome di Luca Ciffo, che si è occupato dell’ottimo mixaggio: uno schiaffone (sonoro) in faccia agli alternativi cresciuti con la “cultura” di MTV, con il suono pulitino! “.fm” è sena dubbio uno dei migliori dischi di questo 2015.

Contatti: https://bobanband.wordpress.com/

0r4, “140bpm”, autoprodotto

“140bpm” è un album che raccoglie sette pezzi che manco a dirlo viaggiano a questa velocità.
Si va dalla techno-trance di “Str8 Byte”, alla progressive techno di “Count25”, al breakbeat zuccheroso di “Coin dropper”, miglior prova del cd.
In “The rude” si ritorna al mood progressivo con aggiunta di un solo di piano, “Traveller” invece sembra navigare in acque electro-tech per poi sfociare nel mare magnum del basso a molla, che è un po’la cifra dell’album. Non sfugge al cliché del basso in levare nemmeno “Yume no hajima Rin Rin”, cover fatta in stile Fish & Chip 8bit, pionieri torinesi dell’8 bit.

Il disco si ascolta e si scarica qui https://0r4music.bandcamp.com/album/140bpm

***
Nota a margine, rischiando di essere antipatico.
Sono dell’idea che la scena chiptune nel nostro paese abbia alcuni limiti: il primo è che manca di un circuito di produzione, che sappia sfornare materiale che *suoni bene*, a parte rari casi.
Perché va benissimo fare la musica nella “cameretta” di casa, ma poi vogliamo farle suonare bene anche al di fuori, perché circoli nelle radio o nei festival?
C’è tutta una nuova schiera di micromusicisti (la terza generazione), che secondo me dovrebbe cercare dei produttori o (ri?)creare un circuito collettivo (sarebbe ora!) per selezionare con cura, mixare, masterizzare come si deve il loro lavoro.
Meriterebbe davvero e la scena ne gioverebbe tanto nel suo complesso 😀
***

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