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Cultur(A)

Cultur(A) – Brigate Nonni / I Senza Stato / Le Cose Come Sono

by Pablito el Drito e Marta A. | venerdì 29 gennaio 2016

Matteo Speroni, “Brigate nonni”, Milieu edizioni

“Brigate Nonni”, romanzo culto di Matteo Speroni appena ripubblicato da Milieu (http://www.milieuedizioni.it), è ambientato in un futuro non troppo distante, in una Milano invasa da rifiuti, precarietà e povertà, in cui “no future” non è più uno slogan, ma una certezza assodata.
È un libro che parte da una premessa abbastanza realistica, quella del crollo del welfare e dello svuotamento delle casse della previdenza pubblica, per snodarsi poi come un fumettone pop-punk metropolitano alla Ranxerox.
Una narrazione distopica e allo stesso tempo leggera e ironica, che ha dei punti di contatto con “Accion Mutante”, straordinaria pellicola spagnola di Alex de la Iglesia in cui i rivoluzionari sono un gruppo di disabili.
Protagonisti del libro sono invece la cellula milanese del gruppo armato Brigate Nonni, organizzatissimi ultrasessantenni che ingaggiano con lo stato, assente, predatore o indifferente, un braccio di ferro improbabile e rocambolesco.
Vincent, taxista extra large, Maari, indiano settantenne driver di risciò, Tap, hacker albanese naturalizzato italiano, il Grillo, ex professore universitario riconvertito a cattivo maestro della rivoluzione, sono alcuni dei guerriglieri della strampalata formazione.
La loro battaglia è combattuta in una Milano in mano alle lobby industriali, a un sindaco pseudo hippie alcolizzato, a un questore cocainomane al comando di sgarruppatissime truppe.
“Brigate Nonni” è un libro brillante, stralunato e caciarone, che strappa tante risate, ma che nel contempo affronta in maniera lieve alcuni temi sempre più veri e pressanti: l’invecchiamento della popolazione, la guerra tra poveri, la polarizzazione della ricchezza, il collasso sociale.
Da leggere!

http://www.ibs.it/code/9788898600397/speroni-matteo/brigate-nonni-ribelli.html

Andrea Staid, “I senza stato. Potere economia e debito nelle società primitive”, Bébert

Quando si pensa alle società “primitive” ci figuriamo delle entità “rimaste indietro” rispetto alla nostra. Più povere e pericolose, come nella visione hobbesiana o in quella lockiana, o meno “evolute” come nella visione positivista e anche marxista.
Ebbene, questo libriccino pubblicato da Bèbert (http://www.bebert.it), lungi da citare i filosofi della politica che ho scomodato io (e solo io), vuole sfatare alcuni miti in cui noi, da bravi occidentali, ci culliamo.
Diviso in tre brevi parti, il pamphlet focalizza su alcuni temi specifici: nella prima vede le tribù amerindie, giudicate “selvagge” dai colonizzatori europei e sterminate e/o assimilate, come delle società consapevolmente contro l’obbedienza e quindi contro lo Stato.
Punto di vista interessante, soprattutto in questo momento storico di crisi dello spazio politico.
Nella seconda parte l’autore sfata il mito della povertà delle società di caccia e raccolta: ricerche sul campo dimostrano infatti che i gruppi umani che vivono in questo modo fatichino non più di 3-4 ore al giorno, con picchi di 5 ore. Meno di quanto lavorino i lavoratori sindacalizzati nelle nostre società, un vero smacco se si pensa che in questi tempi di grandi conquiste tecniche e di iperproduzione capitalistica fame e disperazione stiano avanzando invece che arretrare.
La terza parte riguarda la relazione tra debito e potere e ci fa capire che la natura della società cambia con il senso del debito. Come? Lo sapete che i cacciatori eschimesi si offendono se li ringraziate quando dividono il loro bottino con voi? Per loro è naturale non calcolare debiti e crediti, perché questo, secondo loro, creerebbe schiavitù.
Ecco, leggendo Staid viene il dubbio che gli eschimesi siano più evoluti, almeno dal punto di vista politico, di noi. Leggere serve per alimentare dubbi più che legittimi!
http://www.bebert.it/catalogo-2/i-senza-stato-potere-economia-e-debito-nelle-societa-primitive/

Hervé Clerc “Le cose come sono – una iniziazione al buddhismo comune”, Adelphi

Se fate parte di quella categoria di persone che al di là della quotidianità, delle cose da fare, della vita sociale, della lotta per tenersi in piedi, sotto sotto vi domandate spesso, magari con un po’ di disagio, “ma che ci faccio qui?” (e “che cos’è io?”, e “che cos’è qui?”), e se siete però allergici a risposte troppo fantasiose, articolate, pretenziose, spirituali, questo libro potrebbe fare per voi.
Hervé Clerc, giornalista francese e caro amico di Emmanuel Carrère, è semplicemente una persona come voi, per cui “essere” non è un fatto ovvio. Scrive a partire da un suo interrogarsi personale e da una sua personale esperienza avuta durante il ’68, quando leggendo Michaux e sperimentando droghe, gli capitò un giorno di vivere un momento speciale, di “illuminazione”, “nirvana”, – chiamatelo come volete ma comunque “un’esperienza incommensurabile rispetto a tutte quelle che avrebbe poi fatto nella sua vita e, ovviamente, a quelle fatte in precedenza”. Qualcosa che, poi, dopo anni di ricerche, ha trovato esplicitato nel buddhismo, insegnamento plurimillenario che ha di conseguenza accostato e accolto (in parte) in modo assolutamente laico, semplice, intelligente.
Laico, semplice e intelligente è anche il suo tentativo di spiegare il buddhismo nel libro, di cui centra appieno il cuore, il succo, “le cose come sono”, appunto.
Inoltre, e non guasta, la sua scrittura è scorrevole, ricca, piacevole. Ciò che più coinvolge, forse, è la viva sensazione della sincerità delle sue parole, del bisogno, della voglia che aveva di scriverle.
“Le cose come sono” è uscito in Francia nel 2011, l’edizione italiana è invece del 2015, pubblicata da Adelphi e disponibile anche in ebook.

http://www.adelphi.it/libro/9788845929885

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