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| lunedì 3 agosto 2015

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Iacopo Barison, “Stalin + Bianca”, Tunuè

Se non vi siete ancora imbattuti in Stalin + Bianca di Iacopo Barison – iper-recensito, candidato al premio Strega e prossimo a diventare un film –, ve lo consiglio. Magari sotto l’ombrellone sarà un po’ fuoriluogo, ma se per esempio passate l’estate in città può essere una piacevole lettura, e in ogni caso lo potete preparare sul comodino per il ritorno dell’autunno.
La storia è apparentemente semplice, è un road book che racconta di due ragazzi in viaggio. La partenza da una squallida periferia, la scoperta della capitale, l’attraversamento di un altro pezzo di nazione. Ma alla fine non si arriva da nessuna parte, i due protagonisti restano immobili, specchio del mondo che “è arrivato a un punto morto”, come diceva in mezzo al libro un altro personaggio. Tutto è visto in soggettiva da parte di Stalin, un ragazzo di diciotto anni con baffi enormi, gravi problemi nella gestione della rabbia e una telecamera come coperta di Linus. Il suo sguardo è piuttosto oggettivo ma i movimenti sono diversi, zoom, carrellate, tagli e montaggio proprio come in un film. A tratti sembra davvero L’uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov aggiornato alla nostra epoca. Per altri versi, invece, è sottilmente inquietante come un film di Cronemberg, con l’atmosfera sospesa di posti che non hanno mai un nome, l’arcobaleno che non esiste più, e la morte, il dolore, l’inquinamento, la distruzione sempre sullo sfondo e allo stesso tempo in primo piano. “Questa crisi universale, questo disordine le cui ragioni ci sfuggono”, mentre noi “aspettiamo che il semaforo diventi verde, che un organo imparziale dia il via alla ripresa, ma il colore del semaforo non vuole alternarsi”.
E poi c’è Bianca, che “è curiosa ed è bellissima”, ed è talmente accogliente e disponibile e perfetta che sembra quasi una fantasia di Stalin stesso. Lo accompagna, lo sostiene e in qualche modo lo completa. Lui con la macchina da presa sempre accesa, lei cieca.
Un’ultima osservazione, il libro è scritto benissimo. Ho letto in un’intervista che Barison spende tanto tempo per ogni pagina, scrivendo, perché è un perfezionista. Beh, non si vede, la scrittura sembra spontanea, scorre facilmente ed è piena, pregna di verità e di talento, mai banale.

http://www.ibs.it/code/9788867901043/barison-iacopo/stalin-bianca.html

Marta A.

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