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Cultur(A)

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| lunedì 3 marzo 2014

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Filippo Parodi, “La testa aspra”, Gorilla Sapiens

Se avete voglia di farvi un giro per i meandri della vostra aspra testa, questo è il libro che fa per voi. I quarantadue racconti che lo compongono – semplici e impietosi – percorrono fobie, pensieri e debolezze personali e universali allo stesso tempo. Il lettore viene catapultato in brevi ma intensi viaggi interiori, introspettivi, ed è costantemente coinvolto e stimolato, direttamente o indirettamente, dall’ autore.
Filippo Parodi, al suo primo libro, scrive senza sconti dell’assurdità della vita e della morte, dei traumi dell’infanzia e della fragilità della vecchiaia, dei segni psichici che lascia la famiglia, dell’umana difficoltà di convivere con l’esistenza, di essere noi stessi. Lo fa attraverso personaggi particolari, in cui però è facile ritrovarsi, e nonostante certe situazioni al limite del fantastico e del surreale, riesce a trasmettere qualcosa di tremendamente vero e concreto. La mente, “trappola infernale, madre di tutte le tribolazioni” (Lutto isterico), con i suoi palpabili limiti, condizionamenti, cortocircuiti, la claustrofobia e le ansie che può indurre. Ma, anche, con la possibilità di usarla per arrivare a una catarsi, una liberazione, forse proprio dalla mente stessa. Come ne La chiave di vuoto, dove per uscire dalla “muffa e le tenebre che lo soffocavano e lo tenevano prigioniero”, il protagonista capisce dopo svariati tentativi di poter semplicemente “smettere di andare alla ricerca di una chiave, non ribellarsi più alla sua schiavitù, non sfuggire più all’ odiato e saturo baule” – la sua vita – ed essere “libero e beato”.

(Marta A.)