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Cronache da The Influencers

| giovedì 4 dicembre 2014

influencers

 

Si è tenuta al Centro di cultura contemporanea di Barcellona, dal 27 al 29 novembre, la decima edizione di The Influencers: arte non convenzionale, guerriglia della comunicazione ed intrattenimento radicale.

di Daniele Salvini

 

Gli organizzatori ci raccontano che intrattenimento radicale può sembrare una contraddizione in termini, visto che l’intrattenimento viene solitamente percepito come qualcosa che mantiene tranquilli e passivi: “Nel nostro caso pensiamo che sia cosa buona divertirsi, con passione ed entusiasmo, ma che si possa allo stesso tempo essere protagonisti e non solo fruitori passivi. Fare le cose e non solamente riceverle, questa è la parte radicale”.

 

Tra gli ospiti la fotografa e scrittrice Julia Solis, la quale esplora edifici in abbandono e presenta il progetto SeaFoam palace, un futuro museo delle curiosità in un palazzo storico in rovina nel centro di Detroit. L’artista e sviluppatore Julian Oliver racconta il suo lavoro di critical engineering, dove rende visibile ciò che la tecnologia di comunicazione intende mantenere nascosto. Tra le sue invenzioni il progetto: Men in grey, dove signori in giacca e cravatta passeggiano per un internet café con una valigetta alla quale è attaccato un monitor che mostra la schermata del computer della persone sedute ai tavolini che stanno navigando in rete, dimostrando come sia semplice l’intercettazione e come sia falsa la percezione di privacy. Il gruppo attivista Xnet propone alcuni pezzi della notte degli OxCars, parodia della celebre premiazione di Hollywood in forma satirica, una critica della legge sulla proprietà intellettuale. David Horvitz è un artista che racconta la sua esperienza di sovversione dell’utilizzo dei media, ad esempio di come abbia creato il meme 241543903, diventato un noto tag dei motori di ricerca dove la gente pubblica foto di sé stessi colla testa nel frigo.

 

L’antropologa Gabriella Coleman ha presentato il suo libro: le molte facce di Anonymous, nel quale racconta la sua esperienza in prima persona dei gruppi hacker che hanno fuso arte e politica studiandoli come comunità digitali autoctone dell’epoca di internet. Ne ripercorre la storia, dall’attacco a Scientology, la culla del canale chat 4chan, l’iniziale apoliticità dei primi interventi in difesa del file sharing e contro la censura fino alla presenza durante la Primavera araba fino alla militanza radicale di antisec. Parla della complessità di internet, definisce Anonymous come una moltitudine, prolifica e imprevedibile, caratterizzata da partecipazione e segretezza assieme. Un’identità collettiva che non cerca riconoscimento per il proprio lavoro, sacrificando il sé pubblico come radicale atto politico: “Anonymous ci insegna la virtù dell’opacità nel periodo alto della sorveglianza e della celebrità”.

 

Abbiamo chiesto agli organizzatori come è cambiata la conferenza in questi dieci anni: “Influencers non è cambiata, ma è cambiato il contesto. Dieci anni fa non esistevano YouTube, Facebook o Twitter ed era necessario presentare nuovi canali, tattiche e strategie di comunicazione sperimentali. La conferenza serviva a mostrare che esistevano determinate pratiche tra l’arte e l’attivismo, era necessario parlarne e invitare alla conferenza chi aveva avuto questa esperienza in prima persona. Oggi le cose sono cambiate dal punto di vista politico, tecnologico e sociale, siamo circondati da immagini, idee ed invenzioni. Possiamo comunicare velocemente e stiamo producendo tantissimo, dunque ora la domanda è come produrre senso da tutto questo rumore. Oggi The Influencers vuole mostrare le persone che cercano di dare un senso all’enorme quantità di conoscenza che abbiamo a disposizione. Non sono solamente artisti e neanche solo organizzatori politici, è una zona ibrida dove la gente sperimenta con la tecnologia, messaggi e storie. Oggi con internet le possibilità sono infinite, ma dobbiamo sapere come usarle”.