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Generazione (A)

Cristian e gli Arctic 30 Arrestati Tornano Finalmente a Casa

| lunedì 30 dicembre 2013

arctic 30

Dopo tre mesi in cui ha dovuto affrontare le accuse di pirateria e vandalismo mosse dal governo russo che l’ha arrestato insieme agli altri attivisti di Greenpeace per aver interferito con le esplorazioni petrolifere della Gazprom nell’Artico, Cristian D’Alessandro, è tornato a Napoli: “Sarò per sempre grato alle milioni di persone in tutto il mondo che ci hanno sostenuto negli ultimi tre mesi”.

Un’esperienza che ha cambiato la sua vita ma non la voglia di difendere il pianeta: “Alla Gazprom, alla Shell e a tutte le compagnie che intendono perforare l’Artico in cerca di petrolio, possiamo dire che la campagna di Greenpeace non si ferma qui, e non si fermerà fino a quando questo ecosistema così fragile, e così importante per il clima terrestre, non sarà protetto”.

Gli Arctic30, i trenta ecowarriors di Greenpeace, hanno trascorso lunghi mesi in prigione, accusati di crimini che non hanno mai commesso, per aver denunciato quello che potrebbe rivelarsi un disastro ambientale senza precedenti. E’ stato uno dei peggiori attacchi subiti da Greenpeace, ma ha portato a una più forte presa di coscienza delle vulnerabilità climatica dei ghiacci del Polo Nord: milioni di persone hanno espresso loro indignazione e il desiderio di creare un santuario globale protetto nell’Artico. Greenpeace è decisa a portare avanti la campagna per fermare Shell e Gazprom, le due compagnie petrolifere più aggressive nella trivellazione del pack assottigliato dal riscaldamento globale.

L’aministia concessa dalla Duma, il parlamento russo, ha permesso a Putin di liberarsi di altre grane come le attiviste pink punk Pussy Riot (finalmente libere Maria e Nadia: we love Pussy Riot!!!). Era dagli esordi di Bob Hunter (il fondatore frikkettone di Greenpeace) arrestato dall’URSS nel 1975 insieme a Paul Watson (il fondatore di Sea Shepherd) per aver verniciato i cuccioli di foca (il cartello del compianto Bob alla conferenza stampa recava l’eloquente “FUCK OFF”) e così impedirne l’uccisione a bastonate da parte dei cacciatori di pellicce, che la Russia non era così aggressiva con gli ecologisti. E bisogna ritornare all’affondamento del vascello Rainbow Warrior che protestava contro i test nucleari della force de frappe da parte dei servizi segreti francesi nel 1985 per un attacco di così altro profilo all’ONG ambientalista più celebre del mondo.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/27/news/greenpeace_d-alessandro_amnistia-74589369/