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Ecotopia

Clima o Profitti? il Cop21 e il TTIP

| martedì 7 aprile 2015

TourEiffel_COP21

A fine anno a Parigi si svolgere Cop 21, la conferenza sui cambiamenti climatici che da molti anni chiama la maggior parte dei paesi mondiale a discutere del global warming e non solo.

L’appuntamento di Parigi sarà centrale: non c’è più tempo per aspettare un cambiamento di rotta in materia di emissione di gas serra. L’appuntamento di cop21 dovrà mettere il punto su una nuova politica globale non solo sui gas serra ma in generale sui cambiamenti climatici per far si che tra il 2020 e il 2050 si dovrà trovare il modo per non far crescere il riscaldamento del globo oltre i 2 grandi centigradi trovando nuove forme energetiche e modalità di vita che permettano prima di tutto di limitare proprio l’emissione dei gas serra.

A dieci anni dall’entrata in vigore degli accordi di Kyoto (firmati nel 1997 all’interno di Cop 3, e prolungati durante Cop 18 a Doha fino al 2020) è assolutamente necessario un cambio di passo.

Cambio di passo che significa cambio di paradigma per ciò che riguarda la produzione e il consumo delle diverse energie con le quali si è sviluppato gran parte del mondo nelle ultime decadi tra trasporti, agricoltura, smaltimento rifiuti, allevamenti, industria e tanto altro.

Dopo il fallimento di Cop 15 a Copenaghen nel 2009, dove non sono stati firmati accordi vincolati per molti, troppi paesi, l’edizione 21 nella capitale francese assume tratti di urgenza mondiali.

Ma anche se l’11 dicembre a Parigi ci sarà una firma globale di questi nuovi accordi siamo sicuri che tutto andrà in quella direzione?

Se assieme alla conferenza sui cambiamenti climatici venisse ratificato il TTIP (assieme magari agli altri trattati bilaterali che gli Stati Uniti d’America stanno cercando di firmare nel mondo) e di conseguenza se venissero abbattute le barriere tariffarie e non ogni legge o vincolo, sulla sicurezza e tutela dei consumatori o dell’ambiente, sui diritti del lavoro o qualche altro ambito sarebbe considerato una barriera al libero commercio e quindi le aziende potrebbero citare in giudizio i paesi anche sugli accordi sull’emissione di gas serra?

In un mondo che a breve potrebbe veder superato il concetto di stato-nazione, facendo una forzatura potremmo dire che il concetto sarà ucciso e superato dallo stesso suo inventore ovvero il capitalismo, l’accordo COP 21 tra paesi in materia ambientale potrebbe non valere nulla. E’ davvero così? Sono molti i lati oscuri legati ai trattati bilaterali che gli USA stanno cercando di sottoscrivere nel mondo, e quindi nessuna certezza si ha in senso assoluto. La domanda quindi è attuale e dovrebbe interrogare chi si sta mobilitando in vista della conferenza parigina di dicembre.

Se oggi è necessario quindi operare in tutto il globo ragionamento attivo in materia di cambiamento climatico, capace di imporre un cambio di passo anche attraverso gli accordi di cop21, sembra sempre più evidente che il rapporto/scontro/conflitto con il potere politico sia ad oggi insufficiente, anche se ancora necessario. Cop21 e il TTIP sono quindi attori comuni del mondo che cambia? Il loro rapporto è conflittuale? Se si come interveniamo?

Le reti sociali sono la risposta, perchè oltre a opporre resistenza ai processi globali, politici e/o economici, propongono alternativa, culturale radicale. Probabilmente più che in altri campi l’alternativa ai cambiamenti climatici può avvenire dall’attivazione dal basso, individuale e collettività, e dalla sperimentazione di alternative di vita. Lo studio e la ricerca di nuovi combustibili, non fossili, e forme di produzione di energia oggi sono qualcosa di urgente, importante, necessario..