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CONTRATTO INTEGRATIVO AL COMUNE: IMPARZIALITA’ CIAOCIAO

Stefano Mansi | lunedì 20 gennaio 2020

Lo scorso 24 dicembre 2019 è stato sottoscritto il nuovo contratto integrativo del Comune di Milano, un documento di rilevanza non solo interna, ma specchio delle politiche generali della macchina comunale con importanti riflessi sulla città. Determina a chi andranno per i prossimi 10-15 anni i quasi 80 milioni di euro annui del Fondo delle risorse decentrate destinate ai 13.500 dipendenti del Comune di Milano, con esclusione dei dirigenti. I tavoli di confronto hanno visto la partecipazione di Cisl (Cobellli, Rizzuti), Cgil (Mitti, Cremonesi), Uil (Maritato), Csa (Tritto, Rombolà) Molisse (Rsu) ma si sono succeduti in un momento particolare, in contemporanea alla contrattazione del fondo del salario accessorio 2020: a fine ottobre, infatti, sono state esaurite le ore a disposizione dei delegati eletti dai dipendenti che per partecipare hanno dovuto utilizzare la modalità di timbratura servizio esterno.

La sede dell’Anagrafe Centrale di via Larga 12

La lettura della contratto evidenzia un forte spostamento di risorse dalla generalità dei dipendenti, verso aumenti di stipendio a vantaggio di pochi. La redistribuzione del fondo attraverso lo strumento delle progressioni economiche orizzontali viene limitata ulteriormente a favore di diverse indennità appannaggio di una minoranza: non solo le oltre 700 posizioni organizzative (nel 2011 erano 370) ma progetti speciali, particolari responsabilità (più che raddoppiate da 500 a 1200 euro lorde annue) oltre alla nuova indennità ‘ad personam’ : il Premio Differenziale Individuale. ‘A un numero del 2% di dipendenti di ciascuna direzione che hanno avuto la valutazione più alta è riconosciuto un premio aggiuntivo, pari al 30% del valore medio del premio incentivante ai dipendenti che, a giudizio dei direttori, si sono distinti per il particolare impegno’. Nei 24 articoli in cui si dispiega il contratto, ben 21 pagine, non esiste un espresso il divieto di cumulo tra le tante maggiorazioni economiche stipendiali previste: di conseguenza vi sarà una minoranza di dipendenti che cumuleranno benefici economici e indennità. L’articolo che prevede criteri di bilanciamento tra istituti premiali, infatti, è caratterizzato da contorni aleatori. Nel contratto integrativo, nonostante le leggi che regolano le erogazioni economiche pubbliche prevedano la massima trasparenza, non è prevista nemmeno la pubblicazione dei nomi di chi godrà delle maggiorazioni più importanti.

Le particolari responsabilità, una delle maggiorazioni stipendiale che i dirigenti possono decidere di conferire ai loro sottoposti di categoria B, C, D, raddoppia dalle 500 euro lorde annue odierne arrivando a 1200 euro annue con validità biennale. Mancano del tutto le progressioni verticali, nonostante fossero previste nel nuovo contratto nazionale del 2018. Gli articoli che attengono al personale educativo dei servizi all’infanzia e ai docenti delle scuole civiche, sono stati sospesi viste le critiche sollevate da diverse delegate educatrici. Le educatrici rappresentano la maggioranza dei dipendenti comunali con quasi 4000 presenze; nonostante ciò l’unico incentivo riferito al settore specifico è quello relativo al periodo extra calendario scolastico, il mese di luglio.

Il contratto presenta luci e ombre, non tanto per l’ampia discrezionalità concessa ai dirigenti, ma per le nefaste conseguenze che tali norme avranno sull’imparzialità dell’azione amministrativa, sull’attività sindacale e sulla stessa democrazia nei posti di lavoro del Comune di Milano. Col ricatto economico di tali maggiorazioni chi oserà più contraddire l’organizzazione del lavoro decisa da un dirigente? Così ampie e discrezionali maggiorazioni stipendiali avvicinano il ruolo dei dipendenti che otterranno tali benefici a quello dei consulenti di assessori e Sindaco (art. 90 testo Unico Enti Locali) e dei dirigenti esterni (art 110 testo Unico enti locali), ruoli di fiducia politica assegnati senza nessun concorso o procedura a evidenza pubblica. Il lavoratore comunale viene così trasformato da imparziale dipendente pubblico legato unicamente al rispetto della Costituzione e dal corretto svolgimento del servizio, a mero esecutore delle volontà politiche di parte, così come richiamate nell’articolo 7 che prevede: “Un concreto vantaggio per l’Amministrazione”, non già per l’effettivo interesse pubblico a servizio della comunità, legando tali vantaggi ai documenti programmatici della Giunta espressi nel Piano degli obiettivi e nel Documento Unico di Programmazione.

Nel recente caso delle decine di allagamenti e inagibilità di scuole, asili e sedi comunali, quale delegato per la sicurezza avrà più il coraggio di segnalare foto e conseguenze delle mancate manutenzioni o di pulizie carenti?  Quale delegato vorrà più far presente i pericoli per la sicurezza al Dirigente nella sua doppia veste di delegato della Legge 81/2008 e erogatore di maggiorazioni stipendiali? Nelle varie organizzazioni sindacali, e tra gli iscritti delle sigle al tavolo di trattativa, sono risultati vani gli appelli e le richieste di non sottoscrivere tali norme. Che gli interessi dei politici che amministrano un Comune come Milano vadano verso aumenti di premi e regalie dei dipendenti più fedeli e obbedienti alle direttive impartite, seppur mascherati da termini vacui come performance, è logico. Ma che delegati sindacali che dovrebbero tutelare non solo la generalità dei lavoratori ma il bene comune della nostra città legalizzino tali ingerenze è oltre che scorretto molto pericoloso per il futuro non solo del Comune ma di Milano stessa.