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Psykattiva

Condividere (parte VIII)

by Marta A. | domenica 19 giugno 2016

Ancora due interventi sul tema della condivisione. Il mitico Duka sottolinea la differenza tra la condivisione così come ce la spacciano oggi, per esempio online, e quella vera, legata a situazioni e relazioni reali. Annalisa ci parla invece della condivisione nell’insegnamento, dalla sua esperienza di insegnante di yoga.

DUKA – bardo della controcultura romana

Oggi che viviamo dentro il cadavere del capitalismo condividere è – come la libertà – una chimera. Nell’era dell’antropocene abitiamo la catastrofe e ci vendono una condivisione a base di “mi piace” da cliccare, attraverso gli smartphone, nei social network. In un epoca di paraolimpiadi – dove anche gli handicappati hanno un avatar – questa parola surfa l’onda della comunicazione grazie alla rete. Mettere un “like” a post, foto, film, libri, canzoni e abitudini – delle cerchie di amici virtuali – non ha molto a che spartire con l’etimologia del termine. Possedere insieme. Dividere – con altri – il cesso, dentro un appartamento in coabitazione, è questione più complessa. Quando siamo in fila per cacare condividiamo una tensione. Forse non sarà un’esperienza che affratella ma sicuramente un vissuto più fertile, di emozioni, delle relazioni via facebook e twitter. Partecipare insieme a una discussione, sull’ultimo vincitore del premio Strega, sui social network non porterà mai a spendere soldi in libreria. Attaccarsi una pippa di notte, intorno a un fuoco, durante un blocco stradale in Val di Susa, sull’ultimo romanzo di Tony O’Neill spingerà a desiderare di leggerlo. Condividere un blocco – occupare una piazza e piantarci delle tende – permette di liberare un tempo e sospendere la normalità. Quando tutto si ferma tutto comincia. Degli spazi si aprono e un diverso rapporto con gli altri può venire alla luce.

 

ANNALISA – yogini dilettante

Penso: “condivisione”.
Risuona il “clic”, l’interruttore delle visualizzazione si posiziona rapido sull’ “on”: mi appare un effetto domino del tutto peculiare, caratterizzato da un’atipica reazione di equilibrio metastabile in cui ciascuna tessera sollecita la successiva contribuendo a creare un’onda sinuosa di intrecci di reciproche conoscenze. Nessun componente inciampa ritrovandosi ad osservare dal basso le tessere rimaste in posizione eretta: sono tutti su, coinvolti in un processo di “espansione”.
E’ un alternarsi fluido di scambi e confronti che arricchisce, annichilisce le anomalie refrattive trasformando la miopia di sguardi – a volte, forse, piccini e circostritti -, in visioni più ampie che si allargano ad includere orizzonti sempre più vasti.
Ci è concessa la possibilità di imparare da ciò che di quanto ascoltiamo e vediamo ci piace e da quello che no; possiamo sperimentare sia quello che ci appare gradevole sia quello che no. Poi mescolare tutto, far decantare e osservare quanto succede come se noi stessi fossimo una specie di magma lamp: cera fluida immersa in un liquido nuovo, ad assumere forme diverse.
In questo processo, ciò che rende fluido e più onesto l’insegnamento è l’intento di stimolare la capacità di giudizio – pur astenendosi dal giudicare – del sé e del mondo esterno con cui ci si confronta, in un accordo armonico di tolleranza, curiosità e sperimentazione. La logica è quella della trasparenza e dell’attenzione serena. Come allontanarsi da un punto (già noto) pronti a inglobarne una miriade sconosciuta e ancora non contemplata, per ritrovare, poi, la stabilità in un punto nuovo, lungo un percorso di approssimazioni successive, cerchi concentrici di accrescimento della consapevolezza e della conoscenza.