MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Psykattiva

Condividere (parte III)

by Marta A. | domenica 15 maggio 2016

Terza parte dell’intervista collettiva sul tema della condivisione.

Stavolta è tutto al femminile…e che femminile!

(qui le prime due parti: http://www.milanox.eu/condividere-parte-i/http://www.milanox.eu/condividere-parte-ii/)

CRISTINA – insegnante di yoga, doula

Condivisione tra donne. Se ci penso mi vengono in mente queste parole: cerchio, tra sconosciute la più parte, segreti rivelati, problemi che reclamano soluzioni, o semplicemente che reclamano un ascolto attivo, verità sagge dalle donne più mature del gruppo, condivisione di speranze, rituali, fuoco, acqua, aria e terra. La donna e la sua meravigliosa e difficile semplicità. La condivisione tra donne può aiutarci perché, potrà sembrare banale, ma dichiararsi, liberarsi in uno spazio protetto non è cosa di tutti i giorni. Passiamo le giornate a ingoiare merda, la condivisione tra donne è un’occasione per lavarsi e purificarsi un po’ l’anima sentendo di non essere sole, sentendo di poterlo fare senza giudizio.

MARIATINKA (Rosario Gallardo) – performer, blogger

Condividere, una parola tanto cara alla sinistra, ai cattolici, a quelli che credono d’essere buoni. Pensiamo subito a cristo che divide il pane, ma nessuno a ricordare che è proprio quel pane che lui divide ad essere offerto come il suo stesso corpo, da divorare.

Chi condivide davvero se stesso? Non è un valore condividere se stessi. Anzi, voi siete cultori del possesso, condividete la fama di ciò che possedete, ma non voi stessi. L’amore stesso non ha luogo senza che voi possiate possedervi a vicenda. L’amore è morto sotto le grida di rivendicazione dei vostri uteri frigidi. Condividere non è “prestare” o mostrare qualcosa di vostro, ma è dare. Lasciarvi prendere, usare, essere nutrimento, e godere nell’essere divorati sarebbe il vostro arricchimento. Ma non è possibile. Avete tutto ripartito. Gli stati nazionali, le branche della medicina, le istanze dell’identità. Siete tutti impiegati nei settori che sfruttano al meglio le vostre risorse, di tempo più che altro. Voi conoscete lo scambio più che la condivisione, e tra gli scambi avete imparato a valorizzare quello improntato sullo sfruttamento. Per questo, quando pensate alla condivisione, temete subito che avvenga una qualche forma di sfruttamento, quindi optate per una pantomima. Fate la pantomima l’uno con l’altro, con le vostre espressioni ipocrite e le cosce strette. Un giorno ero a un festival post-porno, era la prima volta, ed era anche la prima volta che proiettavamo in pubblico un film di Rosario Gallardo. Nel cortometraggio io mi masturbo, piscio e ho un orgasmo spettacolare in autostrada. Guardo tutta la folla di sconosciuti e capisco che loro si sarebbero cibati di me, ma di una me riflessa. Sento che questo mi tocca dentro, da qualche parte nella testa mi fa girare delle rotelle e nel cuore qualcosa si agita. Quindi decido che avrei fatto una cerimonia di quanto mi sta avvenendo dentro. Quando ci chiamano per presentare il corto salgo sul tavolo che era sotto il telo per la proiezione, mi volto di spalle ed espongo l’ano ingioiellato con un plug anale adorno di un grosso swarovski. “Io mi offro a voi!”. Brividi lungo la schiena, mi sono sentita il Cristo e una Regina Assoluta.

Condividere spiazza, la ragazza che traduceva era allibita e dopo, in privato, l’ho sentita dire a un amica che darsi via così per niente era da sfigate. Dare via? E cosa ho dato? Mai più di quanto ho preso.

FRAUCESCA – studentessa di regia

Se mi dici “condividere” la prima cosa che mi viene in mente è Facebook. “Condividi”, il tasto condivisione. E mi viene da pensare subito che sono una drogata tossica di quel social network (il fatto che siamo in tanti non nega la mia natura).

Il fatto è che io sono una giovane donna, abituata a voler piacere agli altri. Dato che mi sono sempre sentita un cesso, ho sempre tentato di vendermi su un altro livello: quello artistoide intellettuale. Quindi eccomi qui: da quando posso mettere in mostra quanto i miei interessi facciano di me una persona migliore di altre, ho iniziato a “condividere”. Ma io con quell’atto non sto condividendo quella musica, quell’immagine, quelle parole; bensì le sto copiando nel mio spazio, quello spazio che comunica agli altri la mia personalità. Non ne sto facendo un bene da mettere in mezzo a tutti, ne sto facendo la mia nuova immagine con cui mi propongo agli altri: mi sto a maggior ragione appropriando singolarmente di un contenuto che appartiene a tutti e ne sto facendo un mio attributo seducente.

Tutto qui.