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Con viva ripugnanza e tantissimo astio – Marta (A) ricorda Freak Antoni

| lunedì 17 febbraio 2014

autografo freak antony 2

Quando ero una sbarbina mi sentivo ribelle e chiedevo alla mamma di stirarmi la maglietta: “c’è un concerto, mi serve quella rotta”. Quella degli Skiantos.
Anche il mio amico D. ne aveva una, la mia era rossa con scritto “sono un ribelle, mamma”, la sua era bianca con la scritta “ex bambino prodigio”. Una volta l’ha messa a scuola e la temibile prof. di matematica, quella che non scherzava mai, così, dal niente, tra una spiegazione e l’altra, lo guarda e fa “Ex bambino prodigio… e attualmente?” Abbiamo riso tantissimo.

Le avevamo comprate al concerto in acustico che gli Skiantos hanno fatto alla Salumeria della musica di Milano il 4 febbraio 2005. Oltre a noi due c’era F., anche lui compagno di classe. Siamo arrivati in anticipo, ci hanno fatto entrare comunque e c’era Freak Antoni che stava montando le ultime cose insieme agli altri del gruppo. Ci siamo seduti a un tavolino ed eravamo emozionati di vederlo così vicino, che faceva delle cose normali a due passi da noi. Sapevamo a memoria le canzoni raccolte nell’album “La Krema”, e ci faceva impazzire la sua parte da bidello in “Paz!”, soprattutto quando dice alla preside “Li perdoni…sono dei vandali” e poi si mette a pulire il gatto disegnato da Zanardi sul muro della scuola. Lo trovavamo spassosamente geniale.

Pur non essendo delle gran cime, in tre abbiamo cagato l’idea di chiedergli un autografo. Avevamo la penna, ma non la carta, salvo il foglio di un mio compito per la scuola, che avevo portato per consultarmi un attimo con gli altri due: la “relazione sulla videocassetta sull’elettricità” da consegnare il giorno dopo alla prof. La stessa prof che aveva deriso l’ex bambino prodigio.
Il retro era bianco. Ottimo.
Prendiamo coraggio e andiamo a parlargli. Gentilissimo, ci fa un autografo meraviglioso, anzi, tre in uno, dichiarando di detestarci “con viva ripugnanza e tantissimo astio”, facendo persino un disegnino con un fumetto. Ce lo siamo litigati per anni, tenendolo a turno.
Adesso era il mio turno, quindi ce l’ho io.

Qualche tempo dopo un altro amico ha aperto un concerto degli Skiantos con il suo gruppo e per organizzare la serata è capitato che dovesse chiamare Freak al telefono. Quindi aveva il suo numero. Quando me l’ha detto sono impazzita e gli ho chiesto di darmelo. Non so per farci che.
Sono uscita a bere una birra con D. (l’ex bambino prodigio), gli ho detto che avevo il numero e mi fa “Chiamalo!”. Ho detto “E poi che gli dico?”. Ha detto “Ma tanto mica ti risponde”. Continuavamo a immaginarlo una superstar, perché adoravamo veramente quello che faceva. Così punk, così avanguardia, così sfacciato, ironico, demenziale, così… skianto. “Con un urlo ti incanto. Se dico che vengo non è detto che canto.” E allo stesso tempo ci sentivamo così tanto delle nullità, per esperienze, per età, per indole – di sicuro sentivamo inconsciamente di meritarci tutto il “pubblico di merda” che Freak urlava – da aspettarci veramente che non avrebbe mai risposto. Invece ha risposto. E io, presa alla sprovvista, ho messo giù. Una sbarbina scema.

Tentando goffamente un rimedio, decido di mandargli un messaggio. Eravamo sotto Natale. Gli scrivo che sono una sua fan e che non mi aspettavo mi rispondesse alla chiamata, mille complimenti e tanti auguri. Di nuovo, ero certa che non avrebbe risposto. E invece… “Grazie! Buon Nasale e Felice Anno Uovo!”. Cazzo l’ho amato.

Per me Freak Antoni è questo. Era un mio mito che mi ha guardato in faccia ed era una persona vera. E che in qualche modo ha fatto sentire una persona vera anche me.