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Con Dolore e Rabbia, i Giovani Palestinesi Si Prendono Gerusalemme Est

| giovedì 24 luglio 2014

gerusalemmeintifadai

di Chiara Cruciati, dal manifesto

Dov’è il con­sueto caos, l’affollamento, le voci della festa, quelle della rot­tura del digiuno, al tra­monto? Geru­sa­lemme ha perso il suo Rama­dan, lo ha messo in un angolo, sof­fo­cata dal dolore per il mas­sa­cro di Gaza. Pochis­simi turi­sti vagano per la Città Vec­chia con il cap­pel­lino per pro­teg­gersi dal sole, pochi pale­sti­nesi cam­mi­nano per i vicoli con le buste della spesa per l’Iftar, la cena dopo un lungo giorno di digiuno. La città è semi­vuota, il suq non risuona del suono delle voci che si acca­val­lano e delle grida dei ven­di­tori di spe­zie e pane.

Geru­sa­lemme si accende di notte. Di rab­bia e fru­stra­zione. Da set­ti­mane, dal giorno della bru­tale ucci­sione del gio­vane Moham­med Abu Khdeir, ogni quar­tiere di Geru­sa­lemme Est diventa il tea­tro della col­lera pale­sti­nese, per decenni di oppres­sione, per le discri­mi­na­zioni subite e, oggi, per l’ennesima aggres­sione mili­tare alla Striscia.

Da Shua­fat a Issa­wiya, da Sil­wan a at-Tur e Al-Ram (che due giorni fa ha pianto la morte del 21enne Mah­moud Sha­wam­reh, ucciso da un colpo d’arma da fuoco spa­rato da un colono), i gio­vani pale­sti­nesi scen­dono in strada, lan­ciano pie­tre, molo­tov e fuo­chi d’artificio per con­fon­dere i sol­dati. La repres­sione è forte: dal primo luglio ad oggi solo a Shua­fat sono stati arre­stati 295 pale­sti­nesi, una ven­tina quelli dete­nuti solo mar­tedì notte, men­tre la rispo­sta alle mani­fe­sta­zioni sono pro­iet­tili di gomma, gra­nate stor­denti, gas lacri­mo­geni e muni­zioni vere. A Sil­wan e Issa­wiya i sol­dati hanno spruz­zato acqua chi­mica den­tro le tende di pro­te­sta e con­tro i dimostranti.

«Da set­ti­mane la popo­la­zione pale­sti­nese è tar­get di attac­chi vio­lenti e indi­scri­mi­nati da parte di israe­liani – spiega al mani­fe­sto Daoud Al Ghoul, atti­vi­sta del Comi­tato di Sil­wan e mem­bro dell’organizzazione pale­sti­nese Health Work Com­mit­tee – Alcune donne sono state pic­chiate, altri insul­tati o accol­tel­lati. La rispo­sta sono le mani­fe­sta­zioni: gli scon­tri ci sono sem­pre stati, ma non così forti né così per­si­stenti. I gio­vani che scen­dono in piazza sono più nume­rosi e poli­ti­ca­mente orga­niz­zati. A ciò si aggiun­gono le azioni delle fami­glie, delle donne, delle madri, che deci­dono di boi­cot­tare i negozi israe­liani, non vanno più a fare la spesa a Geru­sa­lemme Ovest né sal­gono sul tram cit­ta­dino o sui mezzi pub­blici israeliani».

Una rab­bia figlia di una discri­mi­na­zione palese: se si trac­cia una linea di fronte alla Porta di Dama­sco, nel cuore di Geru­sa­lemme, la linea che divide i quar­tieri ovest da quelli est, la sepa­ra­zione si tocca, si vede. La Geru­sa­lemme pale­sti­nese è stanca, stanca di decenni di oblio, abban­dono, ten­ta­tivi più o meno riu­sciti di tra­sfe­ri­mento for­zato della sua popo­la­zione: «Era come se la rab­bia fosse stata com­pressa in un vaso che ora è andato in pezzi. La morte di Moham­med prima, Gaza adesso, hanno acceso la mic­cia. I gio­vani hanno perso com­ple­ta­mente la fidu­cia verso i lea­der poli­tici, i par­titi, non hanno una guida. Dopo gli accordi di Oslo il gap tra gli inte­ressi e il busi­ness della lea­der­ship e gli inte­ressi della popo­la­zione è diven­tato incolmabile».