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Comunità Zapatiste Aggredite in Chiapas: Realidad Reloaded

| giovedì 15 maggio 2014

foto galeano

di Andrea Spotti, inviato speciale in Messico

Torna alta la tensione in Chiapas, dove i paramilitari intensificano la loro attivitá e colpiscono le comunitá zapatiste e filozapatiste con incursioni e attacchi sempre piú violenti. Ne é un esempio l’assalto al Caracol de La Realidad dello scorso primo maggio, in cui sono state ferite 15 basi d’appoggio ed é stato ucciso José Luis Solís López, detto Galeano, Votan e maestro dell’Escuelita por la Libertad según l@s Zapatistas. Con lui, sale a tre il numero di dirigenti comunitari legati a vario titolo alla lotta indigena brutalmente assassinati da poco piú di anno a questa parte. Tutto ció, conferma i timori di chi leggeva l’aumento delle provocazioni in atto negli ultimi tempi come il segnale di una radicalizzazione della strategia controinsorgente e di un possibile ritorno del protagonismo di gruppi armati antizapatisti nella regione.

Secondo la ricostruzione del Centro per i Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas, l’assalto inizia alle 18 e 30 e viene portato avanti da membri della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos – Histórica (CIOAC-H), insieme ad elementi del Partido Acción Nacional (PAN) e del Partido Verde Ecologista de México (PVEM). In tutto, circa 150 persone, armate di armi sia corte che lunghe, spranghe, pietre e machete entrano nel Caracol I con il pretesto della presunta detenzione da parte degli zapatisti di Roberto Alfaro Velasco, segretario della Central.

Quest’ultimo, tuttavia, lungi dall’essere in stato di fermo o sequestrato, si trova all’interno della Giunta del Buon Governo Hacia la Esperanza per partecipare al tavolo di dialogo iniziato il giorno precedente, al quale stanno prendendo parte, oltre alla delegazione della CIOAC-H e alle autoritá comunitarie, due osservatori del Frayba, che sono sin dall’inizio testimoni dei fatti.

La riunione ha la finalitá di risolvere pacificamente il conflitto nato il 16 marzo scorso a partire dal pretestuoso sequestro da parte del commissario ejidal appartenente alla Central [da ejido: forma di proprietá collettiva della terra], di un camion di proprietá della clinica autonoma zapatista, il quale veniva usato come un ambulatorio mobile per una campagna per la salute comunitaria ed era pieno di medicine.

Nonostante il dirigente della CIOAC-H (legata al PRD, Partido de la Revolución Democratica) dichiari ai suoi di non essere vittima di sequestro, ribadendo di essere nel Caracol per volontá propria e per proseguire il dialogo fino al raggiungimento di un accordo, le violenze continuano, colpendo diverse strutture comunitarie: vengono seriamente danneggiate la scuola e la clinica (quasi totalmente distrutta), tagliate le tubature dell’acqua e vandalizzati gli orti. Poco tempo dopo l’inizio dell’aggressione, un gruppo di circa 70 basi d’appoggio zapatiste, in arrivo alla Realidad per svolgere lavoro comunitario, viene imboscato da una parte degli aggressori, appostati all’uscita della comunitá.

Quando la notizia dell’incursione si diffonde, dall’interno del Caracol un altro gruppo di zapatisti cerca di raggiungere la zona degli scontri. Tra loro si trova anche José Luis che abbandona il tavolo di dialogo cui sta partecipando in quanto dirigente comunitario per andare a dare manforte ai propri compagni. Il gruppo, peró, viene aggredito dai cioaquistas, che nel frattempo si sono piazzati nei punti strategici della comunitá in attesa dell’arrivo delle basi d’appoggio. E a questo punto che Galeano, il quale rappresenta il vero obiettivo dell’assalto, viene barbaramente ucciso: aggredito da una ventina di persone, viene ferito al volto e al corpo con colpi di bastone e di machete, infine, per eliminare la sua resistenza, viene colpito a sangue freddo alla gamba destra e al torace con due pallottole calibro 22, per poi essere freddato con un ultima revolverata alla nuca.

In seguito all’aggressione, come comunicato dal Subcomandante Marcos nella lettera Il Dolore e la Rabbia dello scorso 8 maggio, la Comandancia General ha deciso di sospendere per tempo indefinito sia i corsi dell’Escuelita che gli importanti incontri che si sarebbero tenuti nel Caracol di Oventik e a San Cristobal de las Casas dal 26 maggio all’8 giugno, ai quali avrebbero partecipato rappresentanti dei popoli originari, attivisti, intellettuali e artisti provenienti da tutto il mondo. In un secondo comunicato, datato 13 maggio e intitolato Frammenti de La Realidad, gli zapatisti hanno poi fatto sapere che, per rendere omaggio al compagno Galeano, apriranno i Caracol il prossimo 25 maggio ospitando quanti vorrano portare la propria solidarietà alla famiglia e alla comunità in lotta.

Nei due comunicati, inoltre, il Sup fornisce i primi risultati dell’indagine svolta dalla Comandancia, i quali non solo stabiliscono che Galeano era il target dei paramilitari ma confermano senza ombra di dubbio che: “1.- Si è trattato di un’aggressione premeditata, organizzata militarmente e portata a termine con perfidia, premeditazione e crudeltà. È un’aggressione che si inserisce nel clima creato ed incoraggiato dall’alto. 2.- Sono implicati i vertici della cosiddetta CIOAC-Histórica, del Partito Verde Ecologista (nome col quale il PRI governa in Chiapas), il Partito Azione Nazionale ed il Partito Rivoluzionario Istituzionale. 3.- È implicato almeno il governo dello Stato del Chiapas. C’è ancora da definire il grado di coinvolgimento del governo federale.”

Nella lettera-comunicato Il Dolore e la Rabbia, datata 8 maggio, Marcos fa inoltre riferimento al “modello Acteal”, cioe alla strage del 21 dicembre ’97, nella quale 45 indigeni tzotzil furono selvaggiamente uccisi mentre pregavano per la pace in Chiapas. La strage fu il culmine di una campagna di aggressioni e provocazioni che procedeva da tempo e che non era molto diversa, a parte i nomi delle organizzazioni in questione, da quella che si sta dando negli ultimi anni nello stato del sud-est messicano.

In effetti, l’aggressione a La Realidad si inserisce in un constesto locale di crescente tensione che, in termini di pressione paramilitare, ricorda gli anni immediatamente successivi al Levantamiento. É ormai chiaro che siamo di fronte ad una vera e propria escalation, sia dal punto di vista del livello di violenza che dell’obbiettivo degli attacchi. Il messaggio dato da chi ha organizzato l’azione pare abbastanza chiaro. Colpire lo storico Caracol I eliminando un importante dirigente zapatista con un colpo di grazia significa voler alzare il tiro nonché il livello dello scontro, cercando di provocare una precipitazione della crisi in termini militari. In altri termini, parafrasando il Sup, mentre gli zapatisti lavorano per la pace, qualcuno lavora per favorire la guerra soffiando sul fuoco dei conflitti locali per creare un clima di tensione che possa giustificare futuri interventi delle forze dellordine.

L’attacco, infatti, non é affatto un caso isolato. Nella zona di cui stiamo parlando, cioé quella del municipio ufficiale Las Margaritas, governato dal 2012 dal PVEM, sono giá state denunciate altre aggressioni. L’ultima, nel gennaio scorso, quando circa 300 integranti della CIOAC (quella Democratica, in quell’occasione) hanno assaltato l’ejido 10 de abril del Municipio Autonomo 17 de Noviembre nel Caracol di Morelia, ferendo 9 persone. Vanno poi ricordati l’omicidio di Juan Vázquez Gómez, portavoce della Sexta della comunitá di San Sebastián Bachajón, ucciso con sei colpi d’arma da fuoco di alto calibro, il 24 aprile del 2013; e quello di Carlos Gómez Silvano, aderente alla Sexta Declaración de la Selva Lacandona, assassinato da 23 pallottole di vario calibro. Basta fare un giro sulla pagina di Enlace Zapatista, infine, per poter constatare come i territori zapatisti e le comunitá aderenti alla Sexta Declaración de la Selva Lacandona, siano state costantemente bersaglio di provocazioni e assalti. Ultimamente, per esempio, sono stati minacciati di sgombero e attaccati gli ejidos di Jotolá, Tila e Mitzitón (aderenti alla Sexta) e San Marcos Avilés (base d’appoggio dell’Ezln).

Un altro elemento da sottolineare, é il pessimo lavoro svolto dall’informazione main stream (giornali progressisti compresi) nelle ore e i giorni successivi all’aggressione. La loro ricostruzione, infatti, ha dato credito esclusivamente alle versioni della polizia statale e dei portavoce della CIOAC-H, i quali continuavano a sostenere la versione del sequestro e accusavano gli zapatisti di essere armati e di aver sparato e provocato dei feriti. Questa accusa, tuttavia, oltre ad essere poco credibile considerando che nei Caracol nessuno puó girare armato, é stata smentita dal report del Frayba, il quale, uscito il 5 maggio, coincide sostanzialmente con quello della Giunta del Buon Governo e con i risultati delle indagini che gli zapatisti stanno portando avanti e che, nel loro insieme, danno un’idea piu chiara del contesto.

Il contesto in questione, in altri termini, é quello della strategia anti-insurrezionale ripetutamente denunciate da JBG e movimenti nel corso degli ultimi anni, la quale consiste in un aspetto militare, uno politico e uno mediatico e viene portata avanti dal governo e dai poteri forti (messicani e non solo) per creare le condizioni per l’eliminzione dell’anomalia zapatista. I territori autonomi, infatti, insistono su un area assai ricca che solletica gli appetiti di capitali locali e globali, e rappresentano un importante ostacolo ai progetti di accumulazione capitalistica legati alla green economy, al turismo, all’estrattivismo, alla farmaceutica e all’energia. Non bisogna poi dimenticare il rancore delle famiglie latifondiste che sognano di recuperare le terre di cui i maya ribelli si riappropiarono con l’insurrezione del ’94.

Oltre all’aspetto (para)militare e alla propaganda mediatica giá descritti, la strategia contrainsurgente consta anche di un aspetto politico. Si tratta delle campagne assistenzialistiche lanciate dai governi locali e nazionali che puntano a costruire clientele locali per dividere le comunitá, cercando cosí di erodere consenso all’autogoverno indigeno. Un esempio di questo tipo di programmi governativi é La Crociata Contro la Fame, la quale, non a caso, é stata lanciata da Peña Nieto (con Lula come ospite d’onore) proprio in Chiapas, a pochi km dai municipi autonomi, proprio nel gennaio del 2013, ossia giusto un mese dopo la marcia silenziosa del 21 dicembre 2012 che sancí il cosiddetto ritorno degli indigeni ribelli.

Per concludere, la guerra contro gli zapatisti aumenta la sua intensitá, colpendo sempre piú duramente l’esperimento di autogoverno comunitario. Ed é sempre piú evidente che quelle che vengono descritte da media, polizia e governo – non senza un malcelato razzismo – come scaramucce tra indios, sono in realtá parte di un progetto piú ampio che ha lo scopo di aumentare la tensione nella zona, per giustificare successivi interventi di esercito e polizia o, quanto meno, un aumento della militarizzazione del territorio circostante le comunitá.

Insomma, la situazione é assai preoccupante, ed esiste il rischio concreto che possa anche peggiorare, dato lo stile embedded della stragrande maggioranza dell’informazione e l’ondata di violenza che vive il Paese (che complica la vita alle lotte e induce l’opinione pubblica all’assuefazione). Per cui, rappresenta senz’altro un’ottima notizia il moltiplicarsi degli attestati di solidarietá e delle iniziative che si stanno dando in Messico e nel mondo, i quali, come giá avvenuto in altri passaggi storici delicati per la guerriglia indigena, possono avere un ruolo importante nel contribuire a frenare la violenza paramilitare contro le comunitá zapatiste e filozapatiste, rompendo l’accerchiamento politico e mediatico che si sta cercando di costruire attorno ai territori autonomi.