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Commercio: se CGIL-CISL-UIL ti fanno lavorare nei festivi

| lunedì 21 aprile 2014

bennetdomenica

by USB Commercio

Da un po’ di tempo stiamo assistendo ad una farsa dei sindacati confederali riguardo alle aperture di negozi e centri commerciali nei giorni festivi. Si tratta della (presunta) contrarietà da parte di Cgil-Cisl-Uil alle aperture il 25 aprile e il 1° maggio. Di fatto in alcune regioni non viene fatta alcuna opposizione, in altre realtà si mettono in piedi iniziative inutili tipo “La festa non si vende”, in altre ancora vengono fatte indizioni di sciopero.

Ma in nessun caso vengono dette le cose come stanno veramente, ossia che il lavoro nel giorno rosso di calendario non è obbligatorio per le festività riconosciute dal codice civile. Lo sciopero quindi non ha alcun senso, semplicemente perché l’ordine di servizio obbligatorio da parte di una qualsiasi azienda a un lavoratore è illegittimo, ragion per cui il dipendente che non si presenta al lavoro non rischia alcuna sanzione e si vede comunque pagata la giornata che, lo ricordiamo, i contratti nazionali definiscono come “giornate che devono essere retribuite” (intendendo che sono pagate a prescindere dal fatto che il dipendente lavori o meno, e a prescindere addirittura dal fatto che il supermercato sia aperto oppure no). Con una indizione di sciopero quindi, il lavoratore in busta paga troverebbe sia la trattenuta per la giornata lavorativa non svolta, sia la stessa giornata pagata ugualmente!

La verità è che Cgil-Cisl-Uil cercano di rendere implicitamente obbligatorio il lavoro festivo, legittimandone l’imposizione proprio con l’indizione dello sciopero: perché scioperare e perdere ore di retribuzione per un diritto al riposo retribuito già acquisito? Di fatto, sono sempre più frequenti i casi in cui Cgil-Cisl-Uil firmano accordi integrativi aziendali con i quali “salvano” alcune date festive “più importanti” ma allo stesso tempo rendono obbligatorie tutte le altre. Una vera e propria divisione tra giorni festivi di serie A e festivi di serie B che l’ordinamento giuridico e i contratti nazionali non prevedono, ma che è stata inventata di sana pianta dalla trimurti confederale.

C’è infatti un aspetto fondamentale che viene omesso in questo tipo di accordi che vengono spacciati per migliorativi (mentre sono peggiorativi): il contratto del Commercio e quello della Distribuzione Cooperativa, i due principali applicabili a ipermercati e grandi catene dicono chiaramente che “le festività che dovranno essere retribuite sono quelle appresso indicate”, e poi segue l’elenco dei festivi (TUTTI i festivi, non festivi di serie A e festivi di serie B). Con ciò si vuole dire che io lavoratore sono retribuito anche se non lavoro, e soprattutto sono retribuito anche se il mio negozio dovesse scegliere di rimanere chiuso.

Quindi non esiste esigibilità per alcun “giorno rosso del calendario”, proprio perché, se non mi presento al lavoro, l’azienda quel giorno me lo deve retribuire lo stesso per contratto. Qualsiasi accordo che renda “esigibili” i festivi altro non è dunque che una deroga peggiorativa del contratto nazionale, perché in sostanza sottrae ai lavoratori uno storico diritto al tempo libero retribuito (ossia il pagamento della giornata festiva di riposo). E infatti l’articolo successivo dei contratti della grande distrizione fornisce un’ulteriore conferma, specificando che le ore di lavoro prestate in quei giorni debbano essere retribuite come lavoro straordinario festivo, con la conseguente maggiorazione salariale. Perché essendo facoltativo, il ricorso al lavoro nei giorni festivi non può che prevedere l’erogazione dello straordinario.

Non facciamoci prendere in giro: il 25 aprile e il 1° maggio non si lavora, ma per davvero!

usbfestecatene

vedi anche: http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_aprile_20/negozi-aperti-le-feste-sindacati-si-sciopera-da187196-c866-11e3-bf3a-6dacbd42b809.shtml