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Come il Materiale per le Seghe Trasforma il Mondo

by Rosario Gallardo | pic by Simona Pamp | martedì 12 febbraio 2013

Vi racconto come è iniziata. Anzi, vi racconterò cosa sta iniziando.

La mia amica brasiliana, Fabiana Borges, parla molto bene della mitomania, la ritiene essenziale per poter essere radicali e creativi quanto basta da fare una qualche differenza a questo mondo.
Ci sono stati mitomani pericolosi certo, ma perché avevano dietro pericolossissime masse ubbidienti. Si può fare la differenza tutti? Si. Ognuno per quanto è mitomane e radicale può misurare il suo impatto, sul suo immaginario prima di tutto…
Iniziamo da quando, nel 2007, io e mio marito riprendiamo a pubblicare le nostre foto in rete dopo una pausa di tre anni. Quando pubblicammo la prima in assoluto era il 1999, io avevo partorito da cinque mesi ed ero in pieno appropriamento della mia nuova identità. Anche il web era una serie di appropriamenti collettivi piuttosto spontanei, ogni singola cagata richiedeva qualche competenza e un iter d’accesso che ci selezionava per conoscenze e motivazione. La foto mi ritraeva nuda, controluce, alla finestra della mia cucina, nella casa popolare fatiscente dove abitavo. Quegli anni sono stati i più infuocati della mia vita. Le ristrettezze e un vicinato brutale avevano tirato fuori il meglio di me. Il guerriero. All’epoca passavo tutte le notti a esplorare, studiare e godere del web e delle potenzialità dell’istinto sessuale che emergeva dalle favorevoli circostanze virtuali e non e dei loro potenziali risvolti sociopolitici. Quindi nel 2000 io già avevo abbandonato la censura del mio viso sulle foto, gestivo il forum naturista di Assonatura (associazione naturista piemontese) proponendo temi di varia natura, dal pudore fino all’esperienza purificatrice del vomito in un contesto sessuale. Con Nicola avevamo aperto Psychoshop, sito di controinformazione, con una certo impegno nella raccolta di materiali su e di Wilhelm Reich (non dei suoi rivisitatori new age). In quel periodo ho collezionato valanghe di imprese pornocomicosovversive. Io e Nicola eravamo soli nel nostro delizioso delirio sessuocentrico, con mille paure e il sogno di disfarci della membrana allucinatoria del quotidiano teatrino della falsità sociale… un romantico dramma. Comunque, il web si evolve, si evolve la situazione internazionale così come la mia personale. Nel 2009 avevamo archiviato “Nut&Bri”, “Psycoshop”, il forum naturista, “Osceno”, “Exhibitiotherapy”, “Nicola Serra photographer”. Abbiamo coniato l’identità collettiva Rosario Galardo, aperto il blog “Burlesque for dummies” (in disuso) e poi “Pornoguerrilla”; abbiamo fatto un secondo figlio, colonizzato una nuova casa e scoperto tutto attorno un nuovo contesto. Finalmente non eravamo più soli, in giro per il mondo c’erano persone diverse, con idee e conclusioni diverse inserite in una comune presa di coscienza: la sessualità è un ambito volutamente relegato in una zona nella quale si entra senza vista e senza voce e in questo non c’è nulla di spontaneo, ma solo una sofisticata tecnologia di manipolazione delle masse. E’ una strategia di potere. Molte persone e il loro operato vengono a galla: Annie Sprinkle da vita al progetto ecosex, Beatriz Preciado scrive il “Manifesto contra-sessuale”, l’attrice e regista porno femminista Ovidie concepisce il “Porno manifesto”, nel web si trovano blog di donne che fanno dell’esperienza pornografica e della ricerca sessuale la loro attività espressiva e politica: Diana J Torres, Maria Llopis, La Fulminante, i post-op, tutto il movimento postporno, le manifestazioni d’arte dove l’esplicito si fa argomento, i festival porno e post porno di Berlino, Parigi, Buenos Aires, Barcellona ecc ecc…
Il legame tra libertà e ricerca identitaria ed emancipazione dall’angoscia sessuorepressiva è stato colto! Simone Ragazzoni scrive Pornosofia, (finalmente un italiano) e vi consiglio il video di un suo intervento, SLAVINA, militante, propone laboratori esperienziali postporno in giro per tutta italia, Sergio Messina smette di proporre il suo show dove degli esibizionisti appaiono come esotici soggetti dalle caratteristiche comiche e subentrano visioni dello stesso fenomeno viste con un occhio diverso. Come nell’esposizione di immagini prese da videoconferenze intitolata “La Carne. Chiede coraggio in cambio della fede” di Donatella d’Angelo, che non conosco, visibile dal 14 febbraio e di cui il titolo mi è sembrato cogliere la filigrana portentosa del fenomeno. Speriamo… C’è quindi il mondo che sperimenta e indaga! Come me, molte donne per conto loro hanno iniziato un loro iter d’esperienze, che ci ha portato a scoprire vissuti nuovi, fuori dal rigido schema comportamentale e morale proprio della donna perbene. Abbiamo sperimentato una libertà espressiva la cui energia non è stata strumentalizzata da necessità di lucro o di potere altrui che offuscassero la nostra ricerca e conoscenza. La cosa che spesso sfugge anche a chi si fa le seghe in internet, con totale disinvoltura, è quanto questo possa determinare nella sua vita dei cambiamenti. L’azione di assecondare il corpo e la sua sessualità in condivisione collettiva è la proposta di un accesso diverso alla percezione dell’altro e dei nostri stessi vissuti, delle necessità e del sistema di valori.  Questa indagine e ridiscussione è la base di una sovversione profonda del sistema sociale così come noi lo conosciamo. Nessun individuo dovrebbe perdere la consapevolezza di essere in catene e che un altro modo di esperire la collettività è possibile. Io ritengo che la prima scelta da compiere sia negare l’assunzione di colpa di un peccato originale, di una vergogna divenuta congenita. Alzare la testa è smettere di pensare a noi come peccatori, potenziali cattivi, umanità da correggere o specie che deve essere educata dalla legge. Una scelta, una vita, un corpo, un gesto in una dimensione dove il nostro prossimo non è il confine alla nostra libertà e sottrazione ai nostri beni ma è l’inizio di un potenziale orgasmo condiviso. E sottolineo CONDIVISO.