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Club 2 Club a Torino: il report di un milanese

| venerdì 29 novembre 2013

four_tet

di Riccardo Noè (Sintheke)

Come ogni anno novembre, mi ritrovo all’appuntamento annuale a Torino per il festival denominato C2C, ossia club2club, presso il lingotto fiere. Quest’anno c’è stato un ritorno di un grande ospite, Four Tet, assieme ad artisti ormai “di casa” come James Holden e Kode9.

Quest’edizione ha inoltre visto un evento eccezionale in apertura del festival: per la presentazione del nuovo album, Holden ha proposto per la prima volta in esclusiva un vero e proprio concerto presso il teatro Carignano (sì, proprio quello della scena di Profondo rosso, nonché storico teatro torinese in cui per la inaugurazione dopo la ristrutturazione nel 2009 vene messo in scena Chekhov).

Il musicista si è presentato con un muro di sintetizzatori e macchine analogiche, verosimilmente provenienti concerto che fece Klaus Schulze a Colonia nel ’77, accompagnato da un batterista, presentando così live l’album “The Inheritors” (Border Community 2013). Il tutto di fronte a una platea limitata di 200 posti.

il giorno successivo, venerdì, era possibile ritrovarlo nel classico dj set, presso i cantieri OGR (quelli dove riparavano le locomotive), affiancato dalle giovani leve come i Ninos du Brazil e dall’amico Jon Hopkins, altro produttore di rilievo negli ultimi anni sia sulla scena shoegaze techno, che tra le colonne sonore di film (sue le musiche per “How I live now” di Kevin Macdonald).

Parallelamente all’Hiroshima mon amour erano presenti artisti più “di moda” come la russa Nina Kraviz, già presente l’anno scorso al lingotto per il gran finale, assieme ai nuovi nomi della scena elettronica come Kyle Hall e Koreless, già visto a Milano il 12 settembre, Object e un big della dubstep: Pinch.

Sabato quest’ultimo era affiancato da Sherwood sia il pomeriggio alla fondazione Sandretto, in compagnia di Kode9 che presentava il progetto Greatest Symphony for Torin e Pigro on sofa, sia la sera al Lingotto per il gran finale.

E qui viene il bello: 16 artisti, di cui 7 di fama mondiale e 9 tra emergenti e non, per il party di chiusura.
Ok, faccio tutti i nomi: Four Tet, Modeselektor, assente ahimé Apparat per via di un incidente in moto che lo vedrà fermo per i prossimi 2 mesi, Julio Bashmore, Rustie, l’inglese produttore di dubstep con influenze grime e glitch, Machinedrum, patrono newyorkese della d’n’b, Ben UFO, giovane inglese della scena techno spezzata legato a i già citati Kode9 e Pinch + Sherwood, diamond version (Alva Noto + Olaf Bender), progetto che vede una collaborazione correlata di proiezioni in synch con la musica sperimentale del noto produttore tedesco Noto;)

In chiusura domenica (sì, non finisce sabato come pensavate, eh?) una cosa leggera: the Field, live, accompagnato da Painè di giorno, Bambounou al Boiler (si si chiama proprio così il club, e da prima che nascesse quello cool di Berlino) di notte. Tutto questo senza tralasciare il giusto spazio per i 3 resident, Vaghe Stelle, Stargate e A:RA, che assieme formano il progetto live a 6 mani One Circle.

Insomma ci siamo resi conto che come ogni anno io ed i miei fedeli compagni di serate non possiamo mancare ad un appuntamento del genere, un po’ perché fondamentalmente amiamo la musica d’avanguardia proposta a Torino, un po’ perché grazie al C2C possiamo evitare di dover espatriare ogni volta per andarci a sentire qualche artista di livello con un pubblico altrettanto di livello.

Il festival non è nato dalla bacchetta magica di qualche personaggio Disney, ma dal lavoro sudato dei tre organizzatori, tra cui è presente anche uno degli artisti (Valletta) in line up, che come tradizione vuole apre le danze al Lingotto la prima sera. Sergio Ricciardone, Giorgio Valletta e Roberto Spallacci sono partiti nel ’99 dagli scantinati in mezzo ai topi facendo eventi underground seminascosti, nel 2010 avevano una line up che per relicarla ci sono voluti 3 anni a Milano, e i nostri non sono promoter stupidi. Arrivare poi ad avere come sponsor Alfa Romeo MITO non è facile, ma devi esserne capace.

Le critiche non mancano da parte di chi marcisce d’invidia e ritiene scorretto e ingiusto il ruolo di Torino in Italia nella scena underground. Io dico che un motivo di tutto ciò ci sarà: forse perché le persone che stanno dietro tutto questo partono da un approccio più umile, più onesto, ma soprattutto muovendosi come normalmente fanno i promoter in tutto il resto d’Europa.

Poi ognuno è libero di dire quello che vuole (“Sarei capace anch’io coi soldi degli altri” oppure “Ebbe’ ma a Torino la gente è diversa”) ecc.. È tanto facile uscirsene con delle frasi del genere, quanto è difficile cambiare ed iniziare ad avere una impostazione che possa permettere alla mia città di migliorare senza nutrire risentimento ogni volta che si parla della sua vicina piemontese.

In tutti questi anni ho capito che se Torino è così, non è un caso, e che quando ho provato a chiedere quando anche a Milano si muoverà qualcosa di simile l’assessore competente è andato dapprima in standby per qualche secondo, poi ha aperto un dibattito in politichese per 15 minuti.

L’unica cosa che so è che tra 2 anni qui a Milano ci sarà l’EXPO. Sai che figata..