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Clorofilla contro gli Zombie

| lunedì 12 marzo 2012

La top app cui giochiamo questo mese è per noi sicuramente Plants vs Zombies, sia in versione iPhone a 0.79 (in italiano) che in versione iPad (in inglese) a 2.39 euro. E’ un gioco dinamico di strategia difensiva in cui bisogna piantare girasoli e funghi da cui trarre soli con cui rendere disponibili fiori sparasemi, cactus sparaspine, piante carnivore e tanti altre creature del regno vegetale che sole possono difendere la vostra casetta suburbana dall’invasione dei non morti: se vi entrano in casa vi mangiano il cervello. E’ comunque un’atmosfera più buffa che da grand guignol: prima vi attaccano dal giardino di giorno, poi di notte, quindi dal retro (dove c’è l’immancabile piscina americana), quindi al buio e poi dal tetto. Molto intrigante, più che la varietà di piante acquistabili (le pere schiacciazombie e i peperoncini brusciastriscia ti salvano in corner, le piante acquatiche smontano l’entusiamo dello zombie kid a cavallo del delfino gonfiabile) è proprio la varietà degli zombie: con il secchio in testa, volanti, saltellanti, scavatori ecc ecc ecc. Memorabile la vecchietta semiputrefatta che quando gli stracci il giornale s’incazza a biscia e corre come un’ossessa, da tenere sott’occhio gli atleti postmortem perché come nella vita reale sono i più stronzi.

Non sono un amante del genere (ho visto solo il primo di Romero), però devo ammettere che la recente lettura di World War Z del figlio di Mel Brooks (in inglese, in italiano la tradu fa pena) mi ha spinto a riflettere su cosa vuol dire combattere contro un’orda di nemici that comes back at you again and again e che non smetterà finché non avrà sterminato il genere umano e qualsiasi altro animale commestibile.

Con stile da light black comedy, lo scopo del gioco è proprio questo, come fare ad erigere barriere difensive di cecchini pronti a sparare ripetizione e altri ostacoli in modo da arrestare l’avanzata apparentemente inesorabile degli zombie (dotati di humor nero nei loro messaggi sgramaticati al giocatore) e impedire che rompano l’estrema linea difensiva, oltre la quale c’è solo morte, panico, disgregazione di ciò che siamo abituati (forse a torto) a chiamare civiltà.

Sviluppato dalla TopCap è disponibile in Italia come app dallo scorso Natale, ma le origini del gioco risalgono alla fine degli anni ’00. Ci piace particolarmente che sia demandato alla materia vivente verde, colei che rende la terraferma abitabile e l’atmosfera respirabile, di debellare gli zombie che scoperchiano le tombe per sbranarti o semplicemente vogliono fare un party con te per regalo. Solo nel regno vegetale la salvezza della specie sapiens, ma minga tropp!

Ci sarebbe poi da chiedersi le ragione della persistenza del mito negativo degli zombies negli ultimi quarant’anni (solo i vampiri sono più longevi nelle mode culturali occidentali). Gli zombies come moltitudine esclusa che finalmente esige una terribile vendetta contro la società integrata e i vampiri come analoghi dell’élite finanziaria che ci ha succhiato la vita? Non sappiamo, ma questo è sicuramente oggetto che esulta da questa rubrica. Speriamo quelli di Sub/Culture ci sappiano dare una risposta:)