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Cultur(A)

Claudia Attimonelli “Techno. Ritmi afrofuturisti”, Meltemi

pablo | giovedì 25 ottobre 2018

La questione delle radici culturali della techno è stata affrontata in molti testi, come “Mondo techno” di Andrea Benedetti, saggio agile e di facile lettura, appena ristampato da Stampa Alternativa oppure in maniera sbrigativa come in “Energy flash” di Simon Reynolds , più incentrato sulle evoluzioni della techno che non sulla genesi. Attimonelli, ricercatrice che si occupa di media, corporeità e cultura visuale oltre che di musica, sceglie di ripercorrere in maniera filologica e approfondita le tappe che hanno portato la techno da fenomeno locale, concepito a Detroit negli anni ottanta da un gruppo di giovani neri, a linguaggio globale. Il suo saggio, corposo non solo nel numero di pagine, ma anche nei contenuti, ci racconta come il “funk/soul ad alta tecnologia” si sia diffuso prima in Europa, poi in ogni angolo del pianeta, in un continuo confronto tra le sue origini africane e l’occidente in piena accelerazione globalista (mi viene da dire “globalitaria”). Attimonelli non ci parla solo di musica, bensì anche di science fiction nera, di cinema, di graffiti, di tutta la cultura nera in continuo dialogo/conflitto con il mainstream a predominanza bianco e eterosessuale. Un libro complesso, a tratti di difficile lettura (ma vi assicuro, salvo prefazione e introduzione, lo divorerete!) che ha il grande pregio di offrire una visione storica, estetica, mediologica e sociosemiologica di una cultura, l’afrofuturismo, che continua ad esplorare nuove possibilità e ad aprire nuovi scenari. Un libro fondamentale non solo per chi ama la techno, ma per chi vuole avere nuove chiavi di lettura del presente, del passato e del futuro. Rave on!

 

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