MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Leftism

Civati si agita e SEL appoggia Majorino

| martedì 28 luglio 2015

dal manifesto di oggi

L’appuntamento per otto­bre è già fis­sato, in teo­ria. Per ora si tratta di un titolo gene­rico, una roba tipo ’ bat­te­simo della cosa rossa’. In effetti le forze della sini­stra ex lista Tsi­pras (Sel, Prc, Altra Europa) e le neo­nate asso­cia­zioni degli ex Pd (Ste­fano Fas­sina, Pippo Civati, Ser­gio Cof­fe­rati) nelle ini­zia­tive di quest’inizio d’estate già si stanno «mesco­lando» per inven­tarsi il miglior cock­tail pos­si­bile, nono­stante tutto; per esem­pio, nono­stante le dif­fe­renti opi­nioni già regi­strate sul sì del governo Tsi­pras al memo­ran­dum della Troika.

Oggi a Roma, nella sala del Cena­colo, si riu­ni­scono i par­la­men­tari di sini­stra per dare vita, spiega Arturo Scotto, capo­gruppo di Sel alla camera, «ad uno spa­zio di lavoro di depu­tati e sena­tori per un’iniziativa poli­tica e legi­sla­tiva comune». Par­te­ci­pano i par­la­men­tari di Sel, gli ex Pd e alcuni ex M5S. Si tratta di strin­gere «un patto, un pro­gramma minimo di lavoro a par­tire dalla legge di sta­bi­lità», spiega ancora Scotto che aprirà l’assemblea (chiusa alla stampa), «che non nasce da una sem­plice con­ver­genza tra stati mag­giori ma è figlio del tram­bu­sto di que­sti anni, di un lavoro costante sul merito delle cose, e delle piazze sul lavoro, sulla scuola, sui diritti». Nota bene: non nasce­ranno nuovi gruppi par­la­men­tari. Pippo Civati per ora non li vuole: «Fini­rebbe per dare l’impressione che la nuova sini­stra nasce da un movi­mento di pol­trone». Ai suoi più vicini rac­conta in più che sta lavo­rando a un’area di ex 5 Stelle che guarda con dif­fi­denza alla sini­stra tradizionale.

La verità è che la matassa della futura sini­stra si sta imbro­gliando. Gli otto refe­ren­dum depo­si­tati la scorsa set­ti­mana pro­prio da Civati (su scuola, Ita­li­cum, tri­velle, jobs act) pro­vo­cano non pochi malu­mori. L’accusa è quella della «fuga in avanti». I primi a tirarsi indie­tro sono stati gli inse­gnanti anti-Giannini, favo­re­voli a un refe­ren­dum — sul quale hanno indetto infatti un’assemblea il 6 set­tem­bre — ma non a rischiare di non rac­co­gliere le firme suf­fi­cienti entro il 30 set­tem­bre (data in cui devono essere con­se­gnate alla Cas­sa­zione), con il peri­colo che un even­tuale flop si tra­sformi in un boo­me­rang. Auto­re­voli costi­tu­zio­na­li­sti hanno espresso per­ples­sità su un que­sito rela­tivo all’Italicum. Su quello del jobs act la Fiom è tie­pida. E infine Sel, Fas­sina e Susanna Camusso invi­tano Civati a pre­pa­rare l’iniziativa in maniera più con­di­visa, quindi riman­darla al pros­simo anno.

Civati non ne vuole sapere e da qual­che giorno mena come un fab­bro: «Peg­gio della sini­stra dei salotti c’è quella dei divani, quella che ti dice ’domani sì adesso no’». Alla segre­ta­ria Cgil, che sul mani­fe­sto aveva par­lato di «refe­ren­dum pre­pa­rati su due piedi» replica: «C’è chi mi riceve nel suo uffi­cio e poi dice di non saperne niente». Sabato scorso l’ex Pd ha aperto un nuovo fronte con i suoi futuri pos­si­bili alleati. A Cagliari , ospite dei ragazzi e delle ragazze di ’Ci siamo’, prima ha dram­ma­tiz­zato la sfida delle firme: «Se non rie­sco a rac­co­glierle cam­bio mestiere». Poi, dalle colonne dell’Unione Sarda, ha con­si­gliato «i com­pa­gni di Sel» di dimen­ti­care le giunte di coa­li­zione: «Zedda ha la matu­rità per deci­dere: chiaro che se è il can­di­dato del Pd dovremo aprire una rifles­sione seria sul nostro soste­gno».

Pro­prio a Cagliari infatti il sin­daco Mas­simo Zedda (Sel) veleg­gia verso la ricon­ferma da parte di tutto il cen­tro­si­ni­stra. Le parole di Civati non sono andate giù ai ven­do­liani sardi. I quali, pur impe­gnati in ruvido dibat­tito interno fra ’scio­gli­mento sì-scioglimento no’ del par­tito in vista della ’cosa rossa’, a lui hanno repli­cato come un sol uomo: «Civati non vota in Sar­de­gna e non vota a Cagliari. Sostenga chi vuole nel suo ter­ri­to­rio, noi non sta­vamo aspet­tando lui per dirci cosa dob­biamo fare», dichia­rano all’unisono il sena­tore Uras e il depu­tato Piras, divisi sulla sorte di Sel ma uniti su quella di Zedda. L’ex pd con­tro­re­plica dal blog: «Se dichia­riamo che il cen­tro­si­ni­stra non esi­ste più per­ché dob­biamo insi­stere nel realizzarlo?».

La que­stione delle ammi­ni­stra­tive non è certo solo sarda. A Milano, per esem­pio, i fronti si scom­pon­gono: per il dopo Pisa­pia Sel è orien­tata a votare alle pri­ma­rie Pier­fran­ce­sco Majorino, il civa­tiano che non ha seguito il lea­der fuori dal Pd. Ma il can­no­neg­gia­mento pre­ven­tivo civa­tiano rischia di far tor­nare alla casella di par­tenza tutti, anche quelli che non vedono l’ora di scio­gliere i par­titi esi­stenti per fare una nuova orga­niz­za­zione. Con il rischio che per i pro­messi alleati il matri­mo­nio d’ottobre torni in forse.