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Bicicrazia

Ciclismo Post Atomico

| giovedì 17 maggio 2012


“Adesso era tutto calmo: e più bello ! In passato le luci delle macchine scorrevano rumorose sui nastri d’asfalto: adesso regnava soltanto la Luna.”

Se vivete a Milano e vi piace girate in bici di notte.
Se amate la fantascienza apocalittica.
Se siete dei solitari.
Ebbene allora vi sarete immaginati, almeno una volta nella vita durante le vostre corse urbane, di pedalare superstiti in un mondo distrutto, come sopravvissuti erranti, reduci ciclisti solitari. Non so, forse è solo un mio sogno ricorrente e non sono tanto a posto ma, dalla mia parte, c’è uno scrittore tedesco santo e misantropo che con un libro in particolare, Specchi Neri (1951), segna un punto esplosivo nella letteratura distopica (e in quella del ciclistica!), detta anche, della catastrofe.

Nato ad Amburgo nel 1914 Arno Schmidt è una delle figure più affascinanti della letteratura della Germania post bellica, la cosiddetta Trümmerliteratur o letteratura delle macerie. Egli visse e scrisse lontano dalla civiltà e disegnò con furia acida e poetica, attraverso una prosa percettiva e surrealista, il suo dramma di solitario pensatore in un mondo, quello del nazismo, che aveva allargato a dismisura i confini della violenza.

Nella Germania bombardata, un sopravvissuto annota i suoi pensieri. E’ coltissimo, senza Dio, freddo e cinico, sconvolto e spregiudicato, s’aggira naufrago tra i resti della civiltà evocando gelidamente i suoi ricordi, è incattivito dal passato, imbestialito dal presente, percorre il suo itinerario disperato tra le macerie, verso itinerari impossibili alla ricerca incerta di superstiti, in sella a una bici.

“Contro Pedale: e fermandomi partì uno stridio; domani mi sa che è il caso di ingrassare tutto a dovere. Puntai la bocca della carabina contro la carrozzeria sudicia, i finestrini sotto un dito di polvere; la portiera si aprì un pochino solo quando le diedi una botta con il calcio. Al volante una dama d’ossi . Di dietro vuoto: Ti auguro ogni felicità!
Calò subito il buio: e non che non mi fidassi ancora del creato, ma fruscii di felci o coglionatura di uccelli che fosse, ero pronto con dieci colpi nel caricatore automatico .
Spedala va.”

Da Arno Schmidt: Specchi Neri. A cura di Domenico Pinto.
“Lavieri Edizioni”, 2009.

by Penny Marker