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Chomsky e Facebook

| venerdì 4 gennaio 2013

La Fabbrica del Consenso al tempo di Facebook

All’epoca (1992) in cui Noam Chomsky ha scritto “Manufacturing Consent” [La Fabbrica del Consenso], ancora non esisteva Facebook. Prendiamo spunto dal classico del linguista Statunitense e da un interessante recente articolo chiamato “Why I Don’t Have a Facebook Account” per tentare qualche azzardato parallelo guardando alla ma anche oltre l’attuale campagna elettorale.

Storicamente i Media sono risultati decisamente efficenti nel modellare l’opinione pubblica. Nel passato si sono visti esempi di creazione o distruzione di movimenti, giustificazione di guerre (oh sí, parliamo del tizio di Quarto Potere!), gestire crisi finanziarie e validare ideologie. È necessario essere in grado, per avere un’opinione autonoma e personale, di individuare le più comuni strategie utilizzate.
Ricordando che ciò che è semplice, non è per questo meno efficace.

Le strategia di manipolazione dei media secondo Chomsky sono le seguenti, grezzamente riassunte.

01. DISTRAZIONE
l’elemento primario del controllo sociale è la stragegia della distrazione, ossia spostare l’opinione pubblica da reali problemi sociali a fatti di cronaca irrilevanti per il bene pubblico. Questo avviene ripetendo continuamente un fatto di cronaca altrimenti insignificante in modo che diventi l’argomento del giorno, del mese o dell’estate. La strategia della distrazione è anche essenziale per prevenire interesse verso le conoscenze scientifiche, economiche, ecc, le quali vengono presentate come argomenti “difficili” o “tecnici” (e in effetti verranno raramente spiegate).
Mantenere la maggioranza occupata in cose di poca o nessuna importanza evita che si occupino di cose rilevanti (presto! Qual’e’ il titolo principale del giornale di oggi?).

02. CREAZIONE DEL PROBLEMA
Creare un problema e subito dopo offrire la soluzione. Ossia Problema – reazione – soluzione.
Per esempio: si potrebbe parlare tantissimo della violenza urbana in modo che il pubblico sia bendisposto nei confronti dell’incombente legge che aumenta la sicurezza a scapito della libertà. Oppure: creare una crisi economica in modo che sia accettato come un male necessario lo smantellamento dei servizi pubblici.

03. STRATEGIA GRADUALE
Per far accettare ciò che sarebbe inaccettabile, è sufficente applicarlo gradualmente per anni consecutivi. E’ così che le nuove e radicali condizioni socioeconomiche (neoliberalismo) sono state imposte negli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, stipendi che non garantiscono la sopravvivenza. Tutti questi cambiamenti avrebbero prodotto una rivoluzione se fossero stati introdotti tutti assieme.

04. LA STRATEGIA DEL DIFFERIRE
Un altro modo di far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, per utilizzi futuri. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un massacro immediato. Primo, in quanto lo sforzo non è richiesto immediatamente, e inoltre perché il pubblico, tende in massa ad aspettarsi ingenuamente che “domani tutto andrà meglio” e che il sacrificio richiesto potrà essere evitato. Questo metodo dà al pubblico piú tempo per abituarsi all’idea del cambiamento e ad accettarlo con rassegnazione quando arriva il momento.

05. USARE IL LATO EMOZIONALE AL POSTO DI QUELLO RIFLESSIVO
Una classica tecnica per causare un corto circuito dell’analisi razionale e del senso critico, il registro emozionale apre la porta dell’inconscio per innestare idee, desideri, paure ed ansietà, compunlsioni o indurre comportamenti.

06. TENERE IL PUBBLICO NELL’IGNORANZA
Mantenere il pubblico incapace di capire le tecnologie e i metodi che vengono usati per il controllo e la schiavitù. Per realizzare questo occorre offrire una scarsa qualità dell’educazione alle classi più basse in modo che il gap tra classi sia incolmabile.

07. INCORAGGIARE ALLA MEDIOCRITA’
Promuovere tra il pubblico l’idea che sia di moda essere stupidi, volgari e maleducati.

08. RAFFORZARE IL SENSO DI COLPA
Lasciare che l’individuo si biasimi per la propria sfortuna e la attribuisca al fallimento della propria intelligenza, abilità o sforzi. In questo modo, invece che ribellarsi al sistema economico l’individuo si colpevolizza, deprimendosi, il che ottiene anche l’effetto di inibire le sue azioni. Senza azioni, non c’è rivoluzione!

09. CONOSCERE GLI INDIVIDUI MEGLIO DI QUANTO SI CONOSCANO LORO STESSI
Negli scorsi 50 anni, l’avanzare delle scienze ha creato un crescente gap tra la conoscenza pubblica e quella posseduta ed operata dalle elites dominanti. Grazie alla biologia, neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” gode di una conoscenza sofisticata della natura umana, sia fisicamente che psicologicamente. Il sistema conosce meglio l’individuo più di quanto esso conosca se stesso ed è in grado di esercitare un maggiore controllo sugli individui.

E qui arriviamo a Facebook, che è in grado di misurare e monitorare il ciclo mestruale delle donne basandosi sul loro status update, può determinare se un utente è un alcolista basandosi sulle foto e sui messaggi che manda ai suoi amici, può calcolare la vita sessuale di una persona e aggiustare le pubblicità basandosi su questi numeri.

Facebook può addirittura prevedere quando sarai malato una settimana prima che avvenga.

Come? Constatando che l’utente controlla via telefono il suo account meno frequentemente del solito dalla palestra, che si collega più frequentemente di notte ed ha dunque il sonno disturbato, e attraverso gli status update che dichiarano quanto è stressato. Tra una settimana l’utente sarà probabilmente malato e Facebook ne era a conoscenza ancora prima che si siano verificati i primi sintomi.

Facebook ha tutti gli elementi per costruire un’accurata tavola di mortalità dei suoi utenti. Cosa che non è invece alla portata degli utenti stessi.
Facebook conosce i dettagli sulla vita di all’incirca un miliardo di persone nel mondo.

Come sostiene Chomsky: conoscere gli individui meglio di quanto si conoscano loro stessi è un formidabile mezzo di controllo.

Concludiamo colla stessa conclusione dell’articolo: Certo, dunque Facebook conosce più dati riguardo alla tua vita di quanto tu ne conosca, e con ciò?

Facebook esiste per fare soldi. Scommettiamo che entro 5 anni Facebook starà vendendo queste informazioni? Alle assicurazioni per decidere la rata, ai datori di lavoro per decidere un’assunzione, alle università per decidere l’ammissione, alle banche per decidere prestiti.

Bonus: Se Facebook pensasse che l’utente clicchi più pubblicità quando è single, probabilmente tenterebbe di rovinare la sua vita di coppia.

COME FACCIO A CANCELLARE IL MIO ACCOUNT FACEBOOK?
Per cancellare il proprio account da Facebook (non semplicemente disattivarlo), la procedura è molto semplice, ma FB non la offre volentieri. Collegati all’account che desideri cancellare, e vai a questo indirizzo: http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=delete_account.
Segui le istruzioni inserendo la password e un capcha, fine. Se si tenta di ricollegarsi nei 14 giorni seguenti, l’account viene ripristinato.

by Daniele Salvini