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Chi l’ha visto? Opposizione Cercasi

By Stefano Mansi | giovedì 14 giugno 2018

Gelmini, Comazzi, Salvini, Bastoni. Sono solo 4 dei molti (moltissimi) consiglieri comunali dell’opposizione che pur eletti in Regione e al Parlamento non si sono ancora dimessi, lasciando miseramente vuoti scranni in aula e uffici al secondo piano di via Marino. Per non parlare di Parisi, l’ex collega di Sala che era riuscito nel miracolo di arrivare a -5000 voti dall’attuale Sindaco al primo turno: anche lui si vede poco dalle parti di Piazza della Scala. Desolati e silenziosi gli spazi dei ‘Gruppi’, l’edificio a fianco di Palazzo Marino sede dei consiglieri comunali e dei numerosi lavoratori a loro dedicati: fotografia nitida dello stato comatoso dell’opposizione ‘istituzionale’. Una situazione che si riflette pesantemente sul normale funzionamento della dialettica politica, e che si traduce nell’assenza di forme di pressione e controllo indispensabili in qualsiasi democrazia. Nulli gli accessi agli atti, poche le inchieste, i dossier, le azioni di controllo sull’azione amministrativa della Giunta Sala e dei suoi 130 dirigenti. Emendamenti, interrogazioni, mozioni, discussioni in aula? Un film di altri tempi: lì dove c’era dibattito, prevale il silenzio freddo della burocrazia, là dove servirebbe l’oratoria prevale il mutismo. Il ruolo stesso del Consiglio Comunale, che anche durante il mandato Pisapia, pur nell’enorme consenso popolare della Giunta Arancio non era mai venuto meno, sembra essersi dissolto. Non è un caso se i dossier più scottanti, quelli che avevano provocato le fratture più evidenti nella maggioranza arancione, siano passati senza colpo ferire, quasi dei trafiletti sui pochi giornali milanesi che ancora si ostinano a uscire dalla routine del copia-incolla dell’Expo-Ufficio Stampa di palazzo Marino: scambio di terreni/edifici Comune -Leoncavallo, Urbanistica/Edificabilità, Vie d’acqua-Navigli/Appalti, Consulenze Esterne/Incarichi ad personam. Altri esempi? Come è potuto succedere che tutti i concorsi banditi dal 2017 (oltre 18 come quello della locale ancora aperto) siano stati aperti ai candidati senza cittadinanza disattendendo a un preciso articolo di legge (d.l.gs. 165/2001) senza che nemmeno un consigliere (su 48) se ne sia accorto? E come è potuto accadere che un importante Regolamento come quello degli uffici e dei servizi sia stato modificato per aggiungere consulenti, assunzioni, ruoli di alta professionalità e posizioni organizzative ulteriori, senza che nessun consigliere ne abbia seppur timidamente contestato l’opportunità? Gli esempi potrebbero andare avanti, ma la minestra non cambierebbe. Il controllo è saltato, e in vista dell’apertura dei cantieri sui finto-Navigli e soprattutto dell’impatto che i costi avranno sul bilancio nel medio-lungo periodo, l’assenza si fa sentire parecchio. La mancanza di una qualsiasi forma di opposizione seria, capace di scandagliare gli atti amministrativi, in grado di esercitare pressioni sulla terzietà dei (pochi) dirigenti interni con responsabilità operative, attraverso richieste e accessi atti, è sotto gli occhi di tutti i lavoratori ed è aggravata dalla assenza di un movimento di opposizione extrapalazzo, nel vuoto cosmico post 1.5.2015 dal quale molte realtà milanesi non sembrano essersi più riprese. Tra esse molte occupano spazi per modo di dire: edifici di proprietà comunale o delle oltre 100 tra fondazioni, società, srl, spa controllate, ‘tacitamente concessi’ in una commistione esiziale per la Democrazia milanese. (In foto la più antica rappresentazione dell’opposizione di Milano all?Impero, identificata dal popolo meneghino come moglie di Federico Barbarossa, oggetto di pesanti scherni e lazzi che ebbero un ruolo determinante nella furia con cui le truppe imperiali accompagnate da Lodigiani, Piacentini, Cremonesi e Bresciani atterrarono le mura e i palazzi di Milano durante l’assedio del 1162.)