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Cos’è Oggi il Primo Maggio per Noi?

| martedì 3 marzo 2015

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Dopo che su queste pagine abbiamo ripercorso un pezzo di storia della festa dei lavoratori per supportare lavoratrici e lavoratori della Scala nella lotta che hanno intrapreso per mettere in discussione che il primo giorno di maggio sia una giornata come tante altre e quindi una normale giornata di lavoro adesso occorre porci questa domanda: Che cos’è il Primo maggio per i movimenti?E più in generale per chi è soggetto di sinistra?

Ci poniamo la domanda perché la scarsità di risposte e prese di posizioni arrivate dopo che il mondo politico istituzionale, dalla CGIL a Pisapia passando per Renzi, ha attaccato i ribelli della Scala è probabilmente sintomatico di una trasformazione radicale dei simboli e dell’identità culturale delle sinistre mondiali. O forse solo di uno spaesamento?

Se il Primo maggio è un simbolo di lotta allora è un simbolo che va difeso, riaffermato, riconquistato. Se è un giorno come un altro, certo qualcuno dalla nostre parti dovrebbe spiegare il perché, allora si dovrebbe avere il coraggio intellettuale di raccontare perché svestiamo una data emblematica per le storie operaiste, e non solo, del suo valore. Se non sappiamo cos’è forse allora la distorsione culturale che il neoliberismo mondiale ha attuato sta andando nella giusta direzione e ci sta facendo perdere la bussola. Però è ora di capirlo.

Il problema esiste, e non è da poco. Va ben oltre l’apertura dei cancelli di Expo. Ecco anche qui dovemmo porci la domanda del perché per la terza volta nella storia un esposizione universale inizia il giorno della festa dei lavoratori, ma questa è un’altra domanda, una domanda che ha a che fare con la controparte, con i nostri nemici.

Capire cos’è per “noi” il Primo maggio invece è un qualcosa identificante il DNA dei movimenti. In primis italiani. Rispondere a questa domanda significa, a cascata, agire iniziativa sociale, culturale e politica in maniera differente anche proprio attorno all’apertura di Expo.

Lo dico in una battuta: quello che Expo 2015 imporrà in materia di trasformazioni sociali e politiche sarà una delle eredità che Milano e l’Italia tutta si porterà dietro negli anni. Se Expo sdoganerà definitivamente la pratica del lavoro gratuito (venduto come occasione) o la svendita cultura e ideologica del Primo maggio questo sarà e ci dovremo fare i conti.

Qualcuno potrebbe dire che la festa dei lavoratori oramai da troppo tempo non è una giornata di festa per tutte e tutti. Vero, verissimo, ma perché si è lasciato che questo accadesse? Nel nostro paese abbiamo visto grandi battaglie per la difesa dell’Articolo 18, articolo che rappresentava in maniera sempre più decrescente numeri di lavoratori, perché allora non si sta operando una battaglia culturale e politica sul Primo maggio? Cosa cambia?

Nell’opposizione sociale a Renzi e al neoliberismo la lotta per il Primo maggio potrebbe essere un tassello importante e potente, se e solo se i movimenti riconoscono una centralità storica e immaginifica a quella giornata. Fuori da ogni retorica, se la festa dei lavoratori non fosse un qualcosa culturalmente da cancellare, superare e seppellire non si capirebbe perché con tanta tenacia, continuità e insistenza da 15 anni a questa parte viene attaccato da diversi lati.

Vivere nel ricordo e nelle date ricorrenti non è utile a nessuno, non serve a creare movimento, identità, forza e cultura alternativa. E’ giunto il momento di capire se il Primo maggio è un giorno di lotta vero, attuale e necessario, oppure una data da consegnare alla storia. Il dibattito è aperto.