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Cemento-Sinistra: Beni Comuni all’asta per pagare i ‘Fuffa Navigli’

by Tito Speri | venerdì 22 giugno 2018

La fase due del mandato del ModelloMilano entra nella fase diretta. Dopo la nomina del nuovo Direttore Generale Christian Malangone, già con l’ex commissario di governo a Expo 2015, al posto di Arabella Caporello e l’ingresso di molti consulenti esterni nei punti chiave del Comune, come Bina di MM spa alle Periferie, le linee operative puntano dritto sugli interessi immobiliari. Con Banca Intesa San Paolo, tesoriere del Comune di Milano, a fare da garante e gestore economico. Il bilancio è in grave sofferenza, soprattutto nella sua parte più concreta, quella del patrimonio immobiliare comunale che dopo decenni di mancate manutenzioni è in condizioni disastrose. Due dati su tutti: il palazzo aperto ai servizi cittadini più centrale, sede dei servizi infungibili dell’anagrafe, via Larga, dove manca addirittura il certificato di prevenzione incendi e alcune parti strutturali (scale) necessitano di interventi di manutenzione pesante.

I tre assessori coinvolti nell’operazione. Lipparini, Radicali, alla partecipazione. Rabaiotti per il demanio pubblico. Maran all’Urbanistica.

E il più grande palazzo comunale, il grattacielo di via Pirelli 39, chiuso ‘temporaneamente’ ormai dal 2015 e dove non solo la bonifica dall’amianto è stata solo parziale, ma dove non è prevista nessuna ristrutturazione. Capitolo a parte meritano scuole e asili comunali, col 90% delle strutture privo di certificati di prevenzione incendi e idoneità elettrica, e dove infiltrazioni e scarsa manutenzione minacciano anche le scuole appena ricostruite come il caso shock della Negri di p.le Axum (in foto). Decine gli edifici scolastici abbandonati al degrado, come la scuola di via Cabella a Baggio (foto sotto) e lo splendido Liceo Omero a Bruzzano vandalizzato con tutti gli arredi.

L’operazione che si prospetta è da 160milioni di euro e coinvolge Cassa Depositi e Prestiti, parte dei quali serviranno a finanziare le vie d’acqua 2.0, i canali in calcestruzzo in alcune zone del centro e in Gioia, che necessitano di rivalutazione immobiliare.  Ed è soprattutto Melchiorre Gioia (in foto) il punto in cui sono è più evidente la natura di tali interessi e i movimenti delle betoniere: in pochi metri si concentrano la mega-demolizione del palazzo dell’INPS, palazzo Lombardia, il nuovo palazzo con piscina sul tetto di fronte a via Pirelli 30, l’ex sede comunale di via Pirelli 39 che forma un ponte su una zona invivibile, in cui alberi e ombra sono un miraggio e le temperature estive sono così alte da sciogliere il bitume.

 

La Giunta Sala si appresta a mettere in vendta tutto il patrimonio comunale disponibile, esclusi via Larga, Piazza Beccaria, Palazzo reale e Palazzo Marino mentre tutti gli spazi oggi occupati in Galleria e in Dogana sono all’asta. L’operazione che è già partita, a smentire tutta la retorica inconcludente sul ‘debat public’ sulla ‘partecipazione condivisa’, ‘le piste ciclabili’ e altre favolette che servono a dar fiato a immaginifici e fasulli fotomontaggi (i rendering), servirà a legare a se, come già successo nel 2013 con le ‘Vie d’acqua’ nei parchi Trenno e Cave, associazioni, sindacati, comitati di quartiere, partiti, e gruppi di interesse, lasciando loro progetti/spazi/concessioni, addormentando così ogni possibile opposizione alla mega-svendita dei beni pubblici. Nella prima fase verranno messi in vendita gli edifici comunali di via Vico, sede dell’informatica e via Bergognone, risorse umane oltre ad altri spazi più piccoli.  La vendita dell’edificio di via Bergognone, da poco ristrutturato a spese del Comune, uno dei pochi edifici pubblici in condizioni dignitose e a norma con le disposizioni relative alla sicurezza (d.l. 81/2008), dimostra che non sono le condizioni degli eidfici la preoccupazione di assessori e sindaco, ma altre, molto più prosaiche, valutazioni immobiliari economiche.

 

I lavoratori, circa 5.500 compresi quelli di via Bernina, sede dell’Urbanistica, oggi in affitto, saranno trasferiti in periferia, nell’area abbandonata dietro via Messina a fianco dello Scalo Farini dove verranno realizzate una decina di palazzine chiamate ‘La Cittadella dei Servizi’ l’ennesima definizione vuota in una neolingua ad uso di consenzienti quanto scadenti giornalisti, a coprire il detrimento degli interessi pubblici e dei beni comuni. Nella seconda fase saranno messe in vendita via Pellico e via Dogana e altri 1500 dipendenti comunali ‘deportati’ nello scalo Farini. La data prevista è molto probabilmente il 2024 e il movimento di beni/interessi/arre dei Piano di Governo del Territorio messo in atto dal trio Sala-Maran-De Cesaris è talmente complesso e blindato da restare indifferente agli eventuali mutamenti politici in atto sia a livello nazionale che locale. Restano in dubbio gli edifici di Largo Treves (Politiche sociali), Largo De Benedetti (Pubblicità anagrafe e suolo pubblico) e via San Tomaso (Politiche sociali). Le vendite, secondo le previsioni dei reponsabili del Comune,  genereranno un sorplus che servirà a finanziare il bilancio in conto capitale. L’operazione potrebbe, secondo alcuni, essere una utile razionalizzazione degli  spazi e una concentrazione degli uffici genererebbe effetti positivi sulla macchina comunale, liberando risorse per il Piano Periferie e per la riapertura di alcuni tratti di Navigli. Per altri, invece, è un gioco d’azzardo finanziario e immobiliare che non serve  a ristrutturare spazi pubblici già esistenti e a migliorare i servizi, ma che avrà pesante conseguenze sulla pelle di cittadini più poveri e dipendenti comunali, che sarebbero i primi a subire gli effetti dell’operazione.