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Cartellino Rosso da EXPO: la questura s'arrampica sugli specchi, CGIL e sinistra denunciano

| martedì 9 giugno 2015

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di Rob Maggioni

Chissà se le rispo­ste non arri­vate dal Governo arri­ve­ranno dalla magi­stra­tura. Nei pros­simi giorni il Daspo Expo arri­verà in Pro­cura con due espo­sti: uno di Sini­stra Eco­lo­gia e Libertà, l’altro un espo­sto sin­da­cale uni­ta­rio che la Cgil di Milano pro­porrà a Cisl e Uil. «Avremmo pre­fe­rito avere rispo­ste dalla poli­tica, ma non sono arri­vate» ha spie­gato ieri mat­tina il depu­tato di Sel Daniele Farina in una tor­rida con­fe­renza stampa davanti all’Expo Gate a Milano.

Ses­san­ta­mila per­sone con­trol­late, 600 quelle a cui è stata negata la pos­si­bi­lità di lavo­rare den­tro al sito espo­si­tivo sulla base delle infor­ma­zioni di poli­zia con­te­nute nell’archivio SDI. Una vicenda su cui il Governo vuole tenere il silen­zia­tore e che chiama in causa diret­ta­mente il mini­stero degli Interni: in quali altre stanze è stata presa la deci­sione di appli­care que­sto fil­tro di poli­zia se non in quelle del mini­stero gui­dato da Ange­lino Alfano? «Abbiamo pre­pa­rato un espo­sto alla Pro­cura per­ché sia un magi­strato a riper­cor­rere le tappe della vicenda e tro­vare i rife­ri­menti nor­ma­tivi» ha spie­gato Farina. Nella rispo­sta arri­vata venerdì scorso dal sot­to­se­gre­ta­rio allo svi­luppo eco­no­mico Simona Vicari, il Governo ha difeso il Daspo Expo senza dare rife­ri­menti nor­ma­tivi, se non al decreto legge anti-terrorismo di aprile 2015, dove scor­rendo le pagine, non vi è alcuna riga dedi­cata ai «pass» Expo.

Anche dal punto di vista tem­po­rale il rife­ri­mento ad aprile 2015 non regge. Per la Cgil di Milano il fil­tro di poli­zia sarebbe attivo già da ini­zio 2014. Ma allora, chi ha deciso di uti­liz­zare infor­ma­zioni di poli­zia per fil­trare gli ingressi a Expo? Quando e per­ché? I soci di Expo SpA, tra cui il Comune di Milano, sape­vano di que­sta deci­sione? E ancora, quali sono stati i cri­teri usati per la sele­zione? Domande ancora senza rispo­sta e che dopo un veloce e insod­di­sfa­cente pas­sag­gio par­la­men­tare fini­ranno in Pro­cura. Secondo l’avvocato e con­si­gliere comu­nale mila­nese di Sel Mirko Maz­zali, va fatta chia­rezza anche sulla vio­la­zione della pri­vacy dei cit­ta­dini coin­volti. La vicenda ieri pome­rig­gio è arri­vata anche in con­si­glio comu­nale a Milano, con un inter­vento della con­si­gliera di Sini­stra per Pisa­pia Anita Sonego che chiede alla giunta mila­nese di pren­dere posizione.

Anche il Que­store di Milano Luigi Savina ha detto la sua a giorni di distanza: «C’è un tavolo aperto in pre­fet­tura con i sin­da­cati, ma quando la poli­zia fa accer­ta­menti lo fa inter­ro­gando una banca dati dove ci sono i reati e non certo le appar­te­nenze poli­ti­che» ha detto Savina. Ma allora come si spie­gano i pass negati a per­sone incen­su­rate? E soprat­tutto, da quando in Ita­lia una denun­cia in un certo momento della pro­pria vita può essere usata per licen­ziare, non assu­mere o negare l’accesso a un luogo di lavoro? Qual­cuno deve assu­mersi la respon­sa­bi­lità di aver tolto un posto di lavoro, a tempo deter­mi­nato nella mag­gior parte dei casi, ma pur sem­pre un lavoro, a 600 per­sone. Creando un mostro nel pre­sente e un pre­ce­dente pre­oc­cu­pante per il futuro. In pieno Expo style, la pro­fe­zia dei No Expo rischia di avve­rarsi: «Oggi a Expo, domani nel resto del paese».