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Generazione (A)

Anarcotour a Carrara con Dino

| sabato 6 aprile 2013

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Recentemente sono andato a presentare Essere di SX oggi nell’amato circolo BTomic a Spezia e a Carrara nell’Arci centrale vicino al soprendente Duomo della città cresciuta intorno al marmo bianco. Chiave di entrambi gli eventi è stato Dino Taddei, ex presidente della Scighera e ora animatore insieme ad altre ardite e arditi della comune ecoanarcoetilica di Mistrana, sopra Bocca di Magra al confine fra i comuni di Lerici e Arcola.

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Dino mi ha chiesto se volevo fare un giro dei luoghi significativi dell’anarchismo a Carrara. Kristo! Certo!! La nostra prima tappa è stato il monumento a Gaetano Bresci, il regicida venuto dall’America per vendicare i morti di Milano cannoneggiati da Bava Beccaris. La statua (votata anche dai repubblicani negli anni ’80, che qui restano fedeli alla tradizione mazziniana – tutto ha una filologia storica peculiare a Carrara) è posta poco prima del cimitero, dove il comune ha riservato un’intera sezione sconsacrata per seppellire gli infedeli dell’eresia anarchica – il cimitero degli anarchici, appunto.

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Lì troneggia la tomba di Lucetti, l’anarchico carrarino che negli anni ’30 cercò di far fuori il Duce con una bomba a mano e che qui è considerato l’eroe anarchico per eccellenza, in una terra non certo avara di arditi e coraggiosi cavatori e minatori pronti a tutto contro carabinieri e camerati e teatro di un’insurrezione armata già nel 1894. Accanto ci sono da una parte la tomba di Pino Pinelli, defenestrato dalla Questura milanese nel 1969 e martire di tutta la Milano di sinistra, e dall’altra quella di Alberto Meschi, leader dell’USI e segretario della Camera del Lavoro, il grande sindacalista che liberò la città dai fascisti e diede la giornata di 6 ore e mezza ai cavatori e di 6 ore ai minatori. A lui è dedicato un grande monumento in centro città. Non conoscevo questo grande anarcosindacalista, a metà fra Di Vittorio (che proveniva dall’USI) e Big Bill Haywood della IWW. Mi riprometto di studiarne la storia. Ma a parte le figure di primo piano ciò che colpisce sono le tante tombe anche recenti dedicate agli anarchici scomparsi con iscrizioni fra l’epico e l’ironico.

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Ci avviamo dunque verso Gragnana, il borgo poco sopra Carrara verso le bianche apuane che ospita il più antico circolo anarchico italiano, intitolato a Errico Malatesta. Fu fondato nel 1876, appena cinque anni dopo la Comune di Parigi (!) e divenne centro nevralgico dei moti del 1894. Entriamo in religioso silenzio. E’ come una cappella votiva dell’anarchia. Ci accoglie un oste con gli iridi scegghiati dal marmo e uno sguardo carico di fierezza e gravitas. Ci offre due bicchieri di vino mentre guardiamo ciò che è affisso alle pareti. Le foto dei martiri di Chicago: fu dall’indignazione per la loro esecuzione che sorse il primo maggio mondiale. Le foto di Malatesta e Gori. Una grande foto del 1° maggio 1913. E poi un poster anarchico realizzato dall’amico scomparso Gianluca Lerici aka Prof Bad Trip, la prima vestigia di tanti segni della sua arte che ritroverò nella città dove insegnò per molti anni nel liceo artistico.

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Usciti, passeggiamo per via Cafiero (!) e poi andiamo in centro città. Nella piazza principale sorge il Politeama sede della FAI, in ristrutturazione perenne, dopo che nel 1989 fu difeso da anarchici di tutta Italia e di tutte le generazioni che si scontrarono a lungo coi carabinieri ed eressero barricate in tutta la città. Il quartier generale dei rivoltosi era la tipografia il Seme, dove si stampa Umanità Nova, il più antico periodico anarchico in Italia, fondato da Malatesta in persona. Siamo stati dentro e ci è stato consegnato un numero che recava una data futura (!). Quasi tutta la redazione era quel giorno in Val Susa:)

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Carrara fu liberata armi in mano dai partigiani anarchici, molti dei quali dovettero farsi lunghe sentenze di prigione sotto la repubblica (furono tutti graziati da Pertini). Nell’immediato dopoguerra, il congresso della FAI fu il primo tenuto da un’organizzazione politica dopo la fine del fascismo. Si narra che i carabinieri rimasero consegnati nelle caserme e l’ordine fu tenuto per una settimana da milizie della bandiera nera e rossa. E’ infatti la bandiera anarcosindacalista (piuttosto che quella nera) che caratterizza la tradizione libertaria carrarina. Una tradizione che è anche diventata istituzione e a volte conservazione, come di ricorda il bibliotecario Luca Albertosi, iscritto all’USI. Anche il presidente dell’ARCI ci dice come la tradizione anarchica non abbia impedito anche a Rifondazione di assumere posizioni xenofobe e retrive. Finita la presentazione (e le copie:) ci rechiamo verso il circolo dei Baccanali, l’Arci di Carrara decorato da Gianluca. Un’ultima bevuta e ritorniamo in provincia di Spezia. Tutta la storia dell’anarchismo scorre nelle nostre parole, da Carrara alla Romagna, da Ancona al Cilento, i grandi epicentri dell’utopia di chi ha sempre rifiutato stato e chiesa. Penso che se ci fosse una macchina del tempo vorrei tanto tornare al 1° maggio di Carrara nel 1913. Quando nazionalismo e militarismo non avevano ancora prevalso, quando l’umanesimo illuminista e internazionalista delle tradizioni anarchiche e socialista non si era ancora infranto contro l’irrazionalismo feroce della guerra e del fascismo. Quando il XX secolo non aveva ancora imboccato la strada del delirio di potenza che riduce l’essere umano a strumento della tecnologia e della propaganda.

ANARCHY IN CARRARA, ANARCHY IN CAIRO

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