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Caro biglietti A.t.m. : apartheid sociale per i ceti popolari

by Stefo | mercoledì 10 ottobre 2018

Tra le tante iniziative, presidi, manifestazioni, flash mobbing, assemblee, finti funerali che hanno rianimato (finalmente) la ‘sinistra’ milanese in questi ultimi due mesi c’è un grande assente. Un buco nero che ben fotografa le priorità non solo della sinistra istituzionale ma dei movimenti e della cosiddetta sinistra antagonista: l’aumento del costo dei trasporti pubblici, una misura che influenzerà dal prossimo 1 marzo pesantemente vita e portafogli di decine di migliaia cittadini dei ceti popolari di tutta l’area metropolitana. Tra una manifestazione contro Orban, una serata contro Navigli e Olimpiadi, un’altra iniziativa di piazza contro Salvini, un presidio a favore del Sindaco di Riace e il funerale del P.D. organizzato contro lo sgombero pilotato del Macao, manca il più semplice e immediato bisogno dei cittadini meno abbienti, dei precari, dei figli dei poveri che spesso non frequentano i licei: quello di muoversi, in tutti i sensi.

Qui non ci sarebbe bisogno nemmeno di intermediazione o analisi culturali. Non serve leggere l’Internazionale o i dotti post di Wu Ming e di Bifo Berardi per capire che ti stanno fottendo i soldi, un botto di soldi (50 cent a biglietto). Qui anche il tamarro di periferia e la nonna che si suca ore di Temptation Island capirebbe al volo la questione. Anche i cosiddetti ‘populisti’ , quel ‘popolo qualunque’, i ‘razzisti’ oggi stragrande maggioranza nel paese potrebbero essere finalmente ‘educati’ e invece niente. Il nulla. Quasi che i bisogni popolari, semplici, immediati fossero archeologia politica, roba da neolitico, poco cool. Insomma roba da ‘ignorranti’. Lasciare a Forza Italia (..minchia Forza Italia) e ai 3 consiglieri dei 5 Stelle l’opposizione all’aumento dei biglietti A.t.m. (+100% in meno di 7 anni) che scatterà dal prossimo primo marzo è una di quelle immagini che più di ogni altra dà la misura del dramma in cui ci troviamo, l’assenza di attenzione verso temi di sinistra popolare, diffusa: bisogni percepiti non solo tra i city user col trolley in mano, da professorini e professionisti, coworkers e barbette incolte ma tra il popolo comune.  Lì dove è sempre stata la sinistra, tra i suoi ceti di riferimento, quelli popolari che esistono ancora e sono maggioritari nelle periferie milanesi, quella dell’aumento del biglietto del tram è una questione sentita, vera. Quelli che preferiscono guardarsi una partita in TV o su Dazn piuttosto che partecipare a dibattiti o iniziative buone solo per le elites e che si sono rotti i coglioni di sentire che i problemi sono sempre quelli degli altri, mai i loro: una ‘dimenticanza’ che provoca la rabbia, il populismo becero, il razzismo e l’individualismo più feroce.

Le giustificazioni ridicole con cui ‘i nostri’ cercano di arrampicarsi sugli specchi sono tentativi di una tal pochezza culturale da sconfinare nel ridicolo, come l’uso gratuito dei mezzi per i ragazzi fino alla terza media non accompagnati. O la limitazione degli aumenti annuali per le tratte urbane. Provvedimenti assolutamente marginali tra chi usa i mezzi pubblici che non sono accompagnati da nessun criterio di progressività, di visione metropolitana dei flussi di trasporto né sulle tratte né sui redditi dei genitori dei fortunati dodicenni. Una pecca quella della mancanza di progressività, un principio a cui nessuna persona che si dica di sinistra dovrebbe rinunciare (chi ha di più paghi di più) che pesa enormemente sui redditi più bassi, su chi non ha un’auto, su chi è costretto a sorbirsi la puzza di piscio sulla 90 o i vagoni merci sulla linea 2 per andare a lavorare, senza tralasciare rapine e scippi. Ma chi se ne frega di costoro? La MM4 è talmente bella, la MM5 promette tanto che val la pena sacrificare i city loser nella merda delle periferie. Anzi peggio, releghiamoli là, fuori dal muro della circonvalla così da non doverli nemmeno vedere nei luoghi della città vetrina, regno di spugnette e borghesi illuminati con filippina fissa e laurea in tasca. Ma non è tanto l’aspetto economico dell’aumento l’aspetto più grave del provvedimento votato compatto da tutto il centrosinistra a preoccupare, soprattutto per pochezza di analisi, mancanza totale di una qualsiasi lettura non di un Durruti o di Marx ma nemmeno di Gramsci o di Pasolini che più volte ammonivano i rischi per la sinistra di diventare elitaria, difficile, indiretta.

Quella sinistra d’elites, tanto colta ma incapace di parlare al popolo: un errore che nella storia d’Italia ha prodotto tanti esempi da essere impossibili da ignorare. E’ la mancanza di una riflessione tra i tanti ‘illuminati’ media, pensatori, blogger e commentatori di Sinistra, quella dell’apartheid sociale che gli aumenti sono destinati a provocare. La misura è illiberale e va contro un diritto fondamentale della persona, quello di muoversi anche socialmente, negato da una misura che alza un pesante muro di apartheid specie in molte aree svantaggiate della città.  Non c’è bisogno di alzare un muro fisico come quello che alcuni ‘geni’ della giunta Sala si sono premurati di inaugurare ieri a Rogoredo per nascondere il degrado umano e sociale in cui si dibattono intere zone di Milano. Il muro sociale, che è ben visibile a qualsiasi milanese dotato di semplice buonsenso, verrà rialzato di un buon terzo a partire dal 1 marzo. Ed è questo quello che conta per chi guadagna meno di 1400 euro al mese netti a Milano. Non le vostre cazzate. Siete cosi sicuri che il popolo milanese vi perdonerà anche questa?