MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Milano XXX

Caccia alla Volpe

by Rosario Gallardo | domenica 8 settembre 2013

Ben tornati dalle vacanze a tutti, questo mio primo articolo lo dedico e indirizzo a una cara persona che indicherò con la lettera C. Lei, ne sono certa, capirà benissimo il perché e voi comunque vi godrete un aneddoto della mia vita.

Tra il 2007 e il 2008 il progetto Rosario Gallardo non esisteva, ma io e Nicola avevamo già ripreso a pubblicare nostre immagini nel web dopo una pausa di tre anni, il sito era nicolaserra.com e le foto erano molto più educate e per benino di quanto mai più abbiamo desiderato fare. Con uno di questi scatti (quello che potete vedere qui sopra) partecipammo a una esposizione alla Piscina Comunale, la quale è anche una copisteria presso cui si servivano, all’epoca, la maestra della scuola elementare frequentata dal mio primogenito, parecchi dei genitori della classe, qualcuno della segreteria ed altri insegnanti. Fatto sta che l’informazione deve essere apparsa saporita e la maestra, puttana la maestra, chiede al titolare informazioni approfondite, così nel più totale candore e serenità le viene mostrato il nostro sito. Ora, se voi vedeste quanto poco scabroso era quel materiale capireste bene quanto tutto mi appare ancora più grottesco.
La voce gira, l’indirizzo del sito pure, in pochi giorni i visi di mamme, padri e personale della scuola erano tutti rivolti a me, il mio desiderio di protagonismo ha vacillato. Qualcuna ha iniziato a farmi discorsi strani, una con la quale eravamo più amiche mi ha chiamata allarmata per mettermi in guardia che qualche male intenzionato aveva messo mie foto nuda nel web; un’altra si è preoccupata per la mia condizione economica convinta che fossi alla canna del gas; altre invece di salutarmi cercavano vie di fuga. Nel contempo mio figlio viene a casa e mi domanda cosa sia una puttana, così come la mia dottoressa e amica personale, con un pretesto medico,  mi chiese per quanto ancora volessi continuare col fare l’attrice pornografica visto che ero incinta (era anche molto risentita di non aver mai saputo una cosa del genere direttamente da me) e così via nel carnevale del’assurdo. La prima cosa che mi colpì fu quanto tutti questi individui si sentissero così conpartecipi di una parte della mia vita che non li riguardava direttamente. Lasciamo stare la questione di mio figlio, devono così tanto aver gridato in casa che la mamma di A, cioè io, “è una puttana” che i figli sono venuti poi a confrontarsi sull’argomento col mio. Perchè tutti si sono sentiti coinvolti, interpellati, autorizzati a tirare conclusioni e a farmelo sapere? Se uno vende armi per lavoro io lo biasimo, ma non è che glielo vado a dire, eppure forse dovrei, visto che del commercio di armi parecchia gente, donne e bambini, ne muore. Ma se pure io avessi fatto la prostituta e l’attrice porno, per gravi disagi economici e per una insospettata potente ninfomania, a loro, una volta scoperta la cosa a causa di una mostra d’arte, che cazzo gliene frega? Capisco la poveretta che si sentiva in confidenza con me, vada pure per la dottoressa, ma sto benedetto telefono senza fili cosa lo alimenta? Ho individuato due propulsori. Il primo è che il sesso quanto più se ne è a digiuno o in regime controllato tanto più è irrefrenabilmente attraente. Per non parlare dello stereotipo della mamma maiala, che fa le foto zozze e poi le mette in internet, ma si, quella che tutte le mattine beve con noi il caffè e poi si parla della recita di natale. Gli sarà venuto l’embolo, e non lo hanno saputo nascondere. Secondo, io lo tenevo nascosto. Ora, non è che davvero fosse un segreto, altrimenti il sito si sarebbe chiamato con un esotico nomignolo e non certo con il nome e cognome per esteso di mio marito, che poi tra l’altro nessuno a dire nulla a lui o su di lui. Mah! Solite discriminazioni tra chi è fotografato e chi fotografa. Che cosa avrei dovuto fare? Andare da ognuna di loro e dirgli: ciao, sai io ieri ho messo delle mie foto nel web. Certo lo fate tutti, ma io nelle foto sono nuda e a viso scoperto e quell’oggetto che ho in mano in una foto, si, quello di cui parlavate stamattina al bar ad alta voce mentre io ero al tavolo a tre metri da voi, che avete alzato la voce e scandito bene bene “usa quell’oggetto…non è arte perché lei è nel bagno, quindi è chiaro cosa fa…che schifo”. Ecco, quella è una crema doposole, me la sto spalmando, è allusiva, ma il barattolo è in mano perché me la sto spalmando, e se pure me la stessi infilando nella fica, razionalmente parlando non è che per magia ve la trovate voi nel culo!
Alla fine dell’anno ho regalato un barattolo uguale di quella crema alla maestra, in pubblico, alla festa di fine anno, con un affettuoso gesto teatrale e un gran sorriso l’ho ringraziata per l’amore con il quale aveva saputo tutelare mio figlio quell’anno, ad alta voce e scandendo bene.
Dopo poche settimane è arrivata la notizia che si ritirava dall’insegnamento per esaurimento nervoso e la classe (di una costosa scuola privata con pochi insegnanti) è andata a scatafascio. Ho colto l’occasione e ho spostato mio figlio.
Dopo di allora ho iniziato un percorso diverso, ho pensato che tanto valeva mettermi il barattolo dove tutti loro avevano sognato di vederlo se mai ne avessi avuto voglia . Decisi che non avevo più paura. Decisi che se uno ha problemi con quello che faccio allora ne ha con me e quindi tanto vale dargli gli strumenti per stare alla larga fin da subito, che non mi serve affatto l’approvazione di tutti per vivere. Sentivo che la caccia alla volpe l’avevo innescata io proprio creando per me un’ipotetica via di fuga. Proprio quella mia discrezione, riservatezza e allusività mi aveva reso un animale allettante da braccare. Non mi è mai più successo nulla di simile. Chi mi guarda in faccia adesso sa che io non scapperò, non mi nasconderò e questo gustoso gioco da Ku-Klux Klan con me non funziona.