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Buon compleanno, The Bus!

Rosario Gallardo | martedì 22 novembre 2016

cultura

Oggi il nostro primo cortometraggio compie sei anni. Partendo dal portale indienudes (storica fonte di indie e artsy porn), ha girato il mondo, di monitor in monitor, permeando l’immaginario di molti. Ci è capitato persino di trovarlo nei circuiti p2p…
In “The Bus” mi masturbo su un autobus Malpensa Shuttle (i bus navetta che collegano l’aeroporto di Milano col centro città) non troppo affollato, standomene seduta sui seggiolini di dietro, mentre sui vetri la pioggia scorre.
Sei anni sono passati e ne abbiamo fatta di strada, nonostante qualche fosso in cui si stava per inciampare, oggi siamo soddisfatti di dove ci hanno portato i nostri piedi, anzi la nostra fica e il nostro cazzo. Perché non è la gloria ma il godimento la vera soddisfazione. Ma quindi cosa serve essere noti, fare dei bei corti e non fermarsi a scopare e basta nel primo club privé di zona? Serve e come! Noi poi abbiamo dei gusti sofisticati, a noi piacciono le cose intellettuali e con un certo spessore e per averle serve lo sforzo e la voglia di una comunità che si muove attorno a un progetto comune. Questo anelito al senso, al bello, alla lussuria come espressione dell’identità e persino come elemento fondante di una vera e propria lust-culture è ben rappresentato dalle rassegne cinematografiche di settore. Si, perché il cinema è lo strumento creativo del nostro tempo ed è proprio un bello strumento. E oggi festeggiamo i sei anni di “The Bus” preparando i vestiti per partire alla volta dell’ennesimo festival che ci proietta (questa volta con “O mio fiore delicato!”, guardatevi il teaser) nelle sue rassegne, la quarta edizione del Porny Days di Zurigo! Si tratta di eventi che non si limitano alla sola proiezione dei film, sono pensati come feste, come esperienze nelle quali abbandonarsi in una dimensione erotica della convivialità. Essendo proposte da giovani colti, quale che sia il loro strato sociale ed economico, avremo un erotismo pregno di quanto più la loro comunità possa concepire. Sono eventi che conciliano l’effetto luna-park con quello culturale, come delle vere e proprie fiere. Assistere a questi eventi ti fa capire che tipo di avanguardia ci sia in quel contesto.
Per citare qualcuno dei più importanti tra questi eventi, quest’anno la Muestra Marrana (di cui abbiamo già parlato molte volte) sarà a Quito, capitale dell’Ecuador: da un paio di anni ha preso il largo da Barcellona e si sposta lungo il sud America. Le tinte dell’evento sono punk, radicali, con selezioni sempre attente alla possibilità di mostrare la ridefinizione dei canoni e dei conseguenti schemi di pensiero, rendendo visibile il rapporto tra narrativa sessuale e strutture socio-politiche, si definisce infatti un festival post-porno. Propone soprattutto proiezioni no-stop e laboratori post-porno e non serve aspettare la festa di chiusura per fare casino e sguinzagliarsi nel caos caldo della ribellione piratesca. No, la Marrana è tutta una festa! Il festival, che in Spagna riusciva a finanziarsi con fondi pubblici e vendita di birra e gadgets, oggi cerca finanziatori!
Cercano finanziatori anche gli organizzatori della kermesse torinese “Fish&Chips” che è alla sua seconda data e, come ogni progetto culturale Italiano, non ha fondi né sostegno istituzionale di alcun tipo. Si tratta prevalentemente di una una ricca serie di proiezioni e dibattiti, non ha una forte connotazione politica né alcuna vena punk, è piuttosto sui toni eleganti e colti di una classe di giovani accademici Italiani che rafforza la sua dignità intellettuale in un contesto probabilmente pronto a sabotarli e, soprattutto, che non caccia un euro a favore dell’iniziativa. L’anno scorso si è tenuto in un cinema in pieno centro, sotto la Mole Antonelliana, che location emozionante! Sarebbe bello se osassero di più, ma l’italiano capirebbe? Non lo so, quest’autunno mi sono resa conto che il problema, in Italia, non è il moralismo, ma l’ignoranza che ci confina in un’inabissata provincia da cui sembra impossibile esprimere le nostre vere potenzialità. Siamo stati poco tempo fa alla proiezione di un paio di cortometraggi vagamente impudici di un noto gruppo di Ragazze, il Milano Film Festival le ha accolte come qualcosa di completamente inedito, proprio come se fossero l’unica manifestazione del genere, decontestualizzate. Addirittura una di loro s’è autodefinita, dal palco, la “depositaria del post-porno in Italia” (SIC!). M’è tornata alla memoria l’infanzia, quando con mio padre andavamo a Creta per le vacanze estive, negli anni ottanta, e tutti guardavano la sua Talbot bianca neanche fosse un’astronave! Mai un Berlin Porn Film Festival? Mai una Fete du Slip? Mai un nulla, tutti digiuni e impreparati come campagnoli con le loro pecorelle al pascolo, nemmeno la blogger invitata per animare il dibattito sembrava aver mai avuto accesso ad internet. Ma come si può presentare un qualche prodotto artistico o culturale in un contesto così incolto? Imbarazzante…
Arrivano prima i fondi o prima la cultura? Inutile finanziare cose per le quali non si ha cultura, è importante quindi tenere duro e andare avanti anche senza una lira e fare cultura, non solo scalpore. Porny Days, che ci ha invitato in questa uggiosa fine di novembre ha finanziamenti pubblici e privati, ci ospita e ci coccola (ma siamo in Svizzera…). Per noi poveri artisti c’è altro? Un piatto di pasta del nostro mecenate e siamo già contenti. Ma credo che si tratterà di un piatto sofisticato. Il clima che si prospetta è quello chic, colto e impudico, proprio di un’Europa che ha sia denaro che cultura per goderlo. Perché la ricchezza non sta nell’accumulo di altro denaro (l’Italia in questo è bravissima, siamo un popolo di risparmiatori! Evviva!), ma nella capacità di trasformarlo in godimento. E noi, non avendo denaro, trasformiamo la nostra arte lussuriosa in godimento che ci viene ripagato con altro godimento: quindi di fatto siamo ricchi!
Buon divertimento a tutti!