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BUKA, il Grande Ritorno

| giovedì 6 marzo 2014

BUKA

by Riccardo Noè, SYNTHEKE

Milano è una città fantastica perché, nel bene e nel male, riesce sempre a sorprenderti. Diciamo che è più comune il male del bene, però quando capita il bene, l’avvenimento è davvero incisivo.

In questo caso stiamo parlando del Buka, uno spazio che normalmente non dovrebbe essere a Milano, e infatti era stato dato per chiuso. E invece ha riaperto. Con inaspettate aspettative.

Qualche cenno di storia: a Milano alla fine degli anni ’40 nasce, da un’idea del cantante Teddy Reno, allora poco più che ventenne, grazie a finanziamenti paterni, la casa discografica CGD, che sta per Compagnia Generale del Disco.

A cavallo tra gli anni ’50 e ’60 diviene una delle più importanti etichette italiane, accaparrandosi nomi come Johnny Dorelli, Jula de Palma, Betty Curtis e lo stesso Reno. Nel ’58 viene venduta al gruppo Sugar.

Malgrado successi globali com Umberto Tozzi, sulla fine degli anni ’70 comincia l’inesorabile declino, dovuto alla progressiva contrazione del mercato discografico, che viene suggellato dalla vendita della CGD alla Warner Bros nell’88, che deciderà poi di chiuderla un decennio più tardi.

Nel 2012 il collettivo Meat-Me decide di riutilizzare l’edificio della CGD, mantenendo il più possibile intatta la struttura storica così com’era ai tempi dei grandi successi discografici.

Nasce dunque da questo gruppo di persone il progetto BUKA, il club di via Quintiliano 40. In balia di quella che è la perenne tempesta burocratica delle istituzioni locali, l’utopica nave di speranza resiste fino al novembre del 2013, quando viene organizzata quella che viene definita come l’ultima festa, realizzata dal gruppo S/V/N. La burocrazia made in italy sembra essere riuscita ad affossare un altro progetto creativo.

Dopo 4 mesi di buio, però, avviene il miracolo: l’8 marzo 2014 il BUKA riapre, con tanto di 2 nuove sale disponibili al pubblico!

Il BUKA, sin dal suo esordio, si presenta come un animale atipico per quello che concerne il mondo del clubbing e della musica milanesi.

È all’interno di un palazzo abbandonato, ha il fascino della decadenza che piace tanto ai cervelli in fuga a Berlino, avendo l’aspetto della struttura postbellica prettamente europeo, e a prescindere da ogni consideraizone è un luogo davvero bello. Gli interni sono completamentetrattati acusticamente e insonorizzati alla perfezione, la sala principale è stata costruita in stile “anfiteatro romano” e rivestita completamente di moquette rossa.

Il BUKA è situato esattamente alle spalle degli East End Studios (zona Mecenate). Quindi sicuramente il problema non è il parcheggio, e non più di tanto la lontananza (ci si arriva in tangenziale), a meno che non si abiti in una zona di Milano diametralmente opposta.

Il BUKA si riaccende quindi per il sabato grasso con l’evento organizzato dai ragazzi di S/V/N, con la collaborazione di Carnemvale ed altri collettivi. I ricavi della serata verranno completamente devoluti nei lavori di restauro.

I nomi che si esibiranno, sinceramente, poco importano, perché questa non è la recensione di evento, ma un articolo per dire che cosa vuol dire riutilizzare gli spazi, tramite l’autodeterminazione, quella vera, delle persone. E’ uno dei tanti esempi del buono che succede quando le istituzioni lasciano fare le cose come si devono fafre, quando non ficcano il naso in ogni dove, alla ricerca di chissà quale inadempienza per chiudere posti popolari e partecipati.

Oltre a serate e concerti, lo spazio verrà gestito per attività variamente collegate al mondo della musica. Questa sì che è rivalutazione del territorio, tenendo a mente ciò che era una volta la storia di Milano, ossia la CGD.