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Buco Milano: dati e cifre del default

by Stefano Mansi | lunedì 8 gennaio 2018

Buco, voragine, default? Il deficit di bilancio del Comune di Milano (e della Città Metropolitana) emerge ora, dopo l’annuncio del Sindaco Giuseppe Sala dell’aumento di biglietti (50 centesimi dal 2019) e abbonamenti A.t.m., in tutta la sua profondità. Si sono sprecati articoli e pagine dei quotidiani più vicini all’ex commissario unico di Governo, che fingono stupore o peggio, archiviano gli aumenti di tariffe e tasse come ‘una scelta obbligata’. Ma riavvolgiamo il nastro solo per un attimo. Marzo 2016, primarie. Paolo Limonta accompagna l’assessora Balzani al parco della Montagnetta di QT8, feudo di Enrico Fedrighini, entrambi candidati in Sinistra X Milano. Un anziano dei Comitati contro le vie d’acqua di Expo dentro i parchi pubblici chiede la parola.’ ‘Il progetto delle Vie d’acqua è concluso e lo riaprirete?’. Risposta: ‘Ma se non ci sono i soldi nemmeno per rimettere in sesto i marciapiedi…’. Chi si esprime in modo così tranchant non è una donna qualsiasi. E’ assessora in carica al Bilancio del Comune di Milano, è nella segreteria del PD dopo aver lavorato per anni a Bruxelles come parlamentare PD nei Fondi Europei. Pochi mesi prima aveva sconsigliato vivacemente sindaco e giunta di firmare i mutui per la M4. Nel solo 2023 tra interessi e capitale la costruzione della metro blù costerà alle casse comunali 450 milioni di euro, dove trovarli?

La comunicazione della cooperativa GSA che taglia del 30% le ore del personale delle pulizie dopo le decurtazioni del bilancio comunale

Certo, l’aumento del biglietto A.t.m. ha destato scalpore (soprattutto perché è il secondo in meno di 9 anni, +100%), ma non saranno sfuggiti ai cittadini più attenti tutti gli altri provvedimenti che stanno cambiando la natura stessa del Comune di Milano, trasformato in un esattore al pari della tanto vituperata Equitalia. Aumenti passati sotto un incredibile cortina di silenzio, quasi che l’opposizione dentro il Consiglio e fuori, in città, sia evaporata completamente. Innanzitutto la tassa di iscrizione alle scuole di infanzia (52 euro dal settembre 2016), tra i primi atti della Giunta Sala, che va a incidere sui compiti storici del Comune di Milano, sin dalla sua nascita nel Medioevo, rinnovata in epoca moderna sia dai primi sindaci radicali e socialisti che dal regime fascista: la cura dei bimbi, l’attenzione per la gioventù. Da li in poi è stato tutto un succedersi di aumenti di tariffe, tagli ai servizi, peggioramento delle condizioni dei lavoratori appaltati. Intanto l’aumento del 17% della quota base della TARI, l’imposta sulla spazzatura, un provvedimento pesante passato anche in questo caso tra il silenzio. E proprio la pulizia delle ‘strate dalle sozzure’ era uno dei compiti principali del libero comune di Mediolanum, così come riportano le fonti medioevali, ma anche questa potrebbe essere una coincidenza. Non è invece un caso fortuito l’atto (in foto) con il quale la responsabile degli appalti di pulizie degli immobili comunali taglia, pochi giorni fa, del 30% le già insufficienti ore del personale addetto (270 persone, 85% migranti con carichi famigliari con stipendi medi di 800 euro mensili netti). Orario e stipendio ridotto per decine di addetti.

O il ritardo di oltre 1 anno con il quale il Comune ha bandito il concorso per educatrici delle scuole d’infanzia, con la direzione costretta per la prima volta da sempre a far riferimento a graduatorie dello stato per coprire le voragini degli organici. Oppure l’aumento esponenziale del ricorso ad appalti esterni nel delicato compito di custodi museali (oggi il 60% dei sorveglianti è assunto a 4 euro all’ora dalla cooperativa Domina scarl), uno dei vanti dell’amministrazione comunale Pisapia nonostante l’aumento del 30% dei biglietti venduti nei musei negli ultimi 2 anni (dati assessorato alla Cultura, 2017). Un dato che deve far riflettere visti i rischi che il patrimonio culturale corre quando il personale è scarsamente motivato, malpagato e privo di aggiornamenti professionali (Carta professioni Museali, ICOM). Nell’ultimo mese, poi, i direttori centrali di tutti i settori comunali hanno visto tagliato il proprio budget di ben 200 – 250.000 euro. A far sprofondare ancor più in basso i conti del Comune c’è la decisione, presa a livello nazionale, di non considerare più valido l’inserimento a bilancio dei crediti difficilmente esigibili (vedi multe, tasse occupazione suolo pubblico), con la creazione di accantonamenti (veri?) e vincoli anche per questo importante pezzo del bilancio. Se qualche ispettore di una banca non italiana avesse la malaugurata idea di fare una ispezione degli immobili comunali, poi, la frittata sarebbe fatta, e gli stipendi pagati da Banca Intesa grazie a quelle garanzie immobiliari potrebbero subire un contraccolpo. Lo stato del patrimonio immobiliare comunale è per molti e importanti edifici, fatiscente. Il caso denunciato da Libero per via Larga (linkhttp://www.milanopost.info/2017/11/24/scarafaggi-morti-e-tubature-rotte-larchivio-di-via-larga-cade-a-pezzi/) e da MilanoX per gli asili comunali (mancano persino i Certificati Anti Incendio) fotografa una situazione eticamente inaccettabile ma soprattutto finanziariamente insostenibile. Ben rappresentata dal caso-scandalo dell’edificio comunale più ampio del patrimonio immobiliare comunale, via Pirelli 39, chiuso nel giugno 2015 per amianto per ‘una rapida ristrutturazione’, come raccontato dai soliti comunicati stampa di www.comune.milano.it, rimasto da allora vuoto.

Tra gli asili più degradati, spicca quello di via Mompiani (Corvetto) oggetto di un sopralluogo dopo le segnalazioni di MilanoX e le condivisioni di decine di cittadini indignati.

Oggi viene usato come sfondo per una mega pubblicità esposta su via Melchiorre Gioia: quale migliore prova dello stato comatoso dei conti municipali? Del resto Giuseppe Sala non è stato scelto a caso, la sua storia parla da sola. Alla Tim di via Pirelli si ricordano ancora l’effetto della sua venuta, coi 3 milioni di euro di stipendio nel solo 2004. Metà dei dipendenti esternalizzata, servizi, facilities, rami d’azienda…zac! Una cura dimagrante che ha cambiato per sempre il volto dell’ex Stipel. Per non parlare dei suoi due anni da manager della Moratti e dello stato in cui versano i terreni di Expo, dove abbandono, incuria e devastazione sembrano preludere a un altro crack evitato solo grazie al ricorso al solito indebitamento pubblico. Il brianzolo bocconiano non guarda in faccia a nessuno, è il suo mestiere. Cambia mogli (sono già 4) ogni giro di valzer di consiglio di amministrazione, incarico, poltrona. E anche se il dirigente dei servizi finanziari del Comune Colangelo ha dato ordine di non parlarne, nel salone tributi di via Larga l’esternalizzazione di tutte le entrate è già data per certa, con effetti ancora tutti da analizzare per casse comunali, dipendenti e servizi pubblici in ottica di medio-lungo periodo. Chiamatela partnenariato, chiamatela collaborazione ma il passaggio Comune-Engeneering di tutta la fase cruciale delle entrate è un amputazione di non poco conto. Che fa il paio con la cessione, pressochè totale, di tutti gli spazi ai privati (‘amici’ evidentemente interessati) del ‘nuovo’ museo delle Culture di via Savona. Bookstore, ristoranti, spazi espositivi, tutto a Il Sole 24 Ore, senza parlare di concessioni, contributi, cessioni di immobili, spazi, progetti, assunzioni, fidejussioni, vantaggi economici a una miriade di associazioni, soggetti ed enti. E così mentre per i milanesi che rimangono su una carrozzina dopo un incidente manca il servizio domiciliare e agli anziani non autosufficienti è di fatto negata l’assistenza (a meno che non rientrino nella fascia 0 dell’ISEE) o quantomeno i servizi diurni, ci sono centinaia di ricchi e pazzi alla Kim Yong un che vorrebbero far esplodere la bomba dei ‘finto-navigli’, dei canali di scolo a uso delle immobiliari del centro, prima di sgattaiolare fuori da Milano con i loro trolley e i suv monstre, il venerdì sera. Ma qui siamo in Ticinese non in Corea, e un incubo a Milano non puoi travestirlo da sogno, nonostante i 4 miliardi tra appalti e posti di lavoro distribuiti da Expo/Governo/Regione/Comune nel 2013-2015. Serviva Sala a vendere in borsa i gioielli di Milano, dopo aver passato il controllo pubblico di tutta l’area tecnica, sottosuolo compreso, a MM spa. Trotto, Stadio, Piazza d’Armi, A.t.m. quale altro bene pubblico pregiato verrà messo all’asta nei prossimi mesi? La Milano che conta, i city user, i commercianti di Sangalli, gli startupper e tutta la schiera di expottimisti sui media che contano, cantano solo sperticate lodi al Modello Milano, ve ne siete accorti? Visto da dentro però, da chi ci deve vivere con 1200 euro al mese quando va bene, è tutta un’altra storia.