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Blancanieves: il finale stelle e strisce cercatelo altrove

| mercoledì 11 dicembre 2013

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È una favola dark, molto dark. Ingenua, come i racconti per bambini, e cupa come il vento notturno che ulula nel bosco: un tripudio per le orecchie e per il cuore

by Elena Dellavalle, ridemente.wordpress.com

Già vincitrice del Premio Goya 2013, la pellicola di Berger ha aperto la 32esima edizione delle Giornate del Cinema muto di Pordenone e il pubblico si è spellato le mani a forza di applausi. Carmen, la protagonista della novella, è figlia d’arte: il padre, torero di grande fama; la madre, ballerina di flamenco. Lo sciagurato destino dei suoi genitori la porterà a essere ridotta schiavitù dalla matrigna, donna consumata dall’ambizione e dalla perfidia, ma le sue agonie si interrompono grazie al felice incontro con un gruppo di saltimbanchi, esilaranti toreri nani, che le offrirà una nuova vita, oltre alla possibilità di riscattare il proprio destino e di fare pace con il passato. Ma, se andrete a vederlo, sappiate che non avete comprato un biglietto per una storia della Disney, che per pochi euro vi garantisce l’happy ending..

Il regista spagnolo Pablo Berger rivisita il noto racconto dei fratelli Grimm, dando vita ad una favola in larga parte nuova, un racconto divertente ed emozionante in salsa andalusa L’ambientazione è la Spagna delle cartoline: corrida, flamenco, sangre y duende. Manca solo la paella, e poi c’è tutto. Ma questi elementi, smaccatamente stereotipici, sono utilizzati con eleganza ed ironia. A Milano il film è stato oggetto di contestazioni da parte di gruppi di animalisti, per via delle scene di corrida: questa arte, tanto antica quanto barbara, è uno degli elementi che danno colore al racconto, ma il film non esalta affatto la violenza su alcun essere vivente, al contrario, lancia un messaggio di pacificazione.

La vita e la morte s’intrecciano in questa favola come le due facce di una moneta lanciata in aria: cadrà testa o cadrà croce? E’ un film così: di gioia crescente e, d’un tratto, di dolore lacerante; di religioso candore che si trasforma in lutto nero-pece. Racconto manicheo, come solo le favole hanno diritto di essere, esalta la bellezza dell’amore, in tutte le sue forme, la gioia del vivere, ma anche la sua l’amarezza. Menzione speciale per l’attrice Maribel Verdù (Y tu mama tambien) e per il soundtrack, opera di Alfonso de Vilallonga: la voce narrante di Blancanieves, infatti, è la musica, che non si limita ad accompagnare le immagini, ma che conduce la narrazione stessa, dettando i ritmi, le attese e le accelerazioni.

Un film per ridere e per piangere, come lloronas ad un funeral.

BLANCANIEVES
Un film di Pablo Berger
con Maribel Verdú, Angela Molina, Daniel Giménez Cacho, Inma Cuesta.
Colonna sonora di Alfonso de Vilallonga