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Blame Society Records. Pablito el drito intervista dj Skruff

Pablo | venerdì 1 settembre 2017

Ho incontrato Diego aka Dj Skruff in quel di Brescia. É uno dei fondatori di Blame Society Records (http://www.blamesocietyrecords.com), etichetta d.i.y. che in sei anni ha pubblicato sei vinili (https://www.discogs.com/label/554934-Blame-Society).

P: Quando nasce l’etichetta, e con che idea a livello editoriale?

D: L’etichetta nasce a cavallo del 2011, l’idea era quella di spingere nuovi producer, ai tempi poco conosciuti, e nuova energia nella scena underground italiana. La prima uscita è per lo più basata sulla break, grazie tanto anche all’amicizia con Fisso & Spark, che proprio l’anno dopo furono nominati al Breakspoll di Londra (non sotto BSR).

Il percorso musicale dell’etichetta è stato influenzato principalmente dai miei gusti personali, che si sono poi fusi con quelli di Davide (Dies Irae) per arrivare a suoni più techno.

Abbiamo sempre cercato di creare un prodotto (pessimo termine, ma non saprei che altro usare) di qualità, quindi vinili sui 160/180 grammi con copertine graficamente soddisfacenti e riconoscibili, questo grazie al supporto di grafici e fotografi di talento (Valvola, Oriella Minutola e Davide Cocchis aka Dies Irae).

E, in tutte le uscite, di proporre “newies” (per il supporto vinilico) a nomi più conosciuti, ma comunque legati da un rapporto di amicizia e rispetto.

P: Mi pare infatti che via via il suono si sia spostato dai ritmi spezzati alla cassa dritta. Alcuni brani (penso anche all’uscita di Mik Izif) sono dichiaratamente progressive, uno stile che era ben diffuso negli anni novanta, anche e soprattutto nell’area bresciana. Penso a producer come Bortolotti con la sua BXR. C’è un legame, un recupero, una connessione?

D: Sicuramente l’area in cui siamo cresciuti ha in qualche modo influenzato la nostra crescita musicale. Pur non avendo vissuto appieno quel periodo (a metà anni 90 frequentavo prevalentemente l’ambiente anarcopunk) a Brescia era inevitabile venire a contatto con quella realtà. Lo dimostra il fatto che da molto, molto giovane frequentavo il Papagayo (primo “covo” Acid Drops bresciano), e non disdegnavo nemmeno qualche sabato sera al Cyber. Tra i primi dischi che acquistai, durante i primi 2000, oltre alla Stay Up Forever, prima etichetta di cui m’innamorai,in effetti c’erano anche produzioni di Mauro Piccotto; d’altronde non è l’esperienza che definisce i gusti musicali?

P: Certo che si. Nelle ultime release oltre alla progressive c’è pure un tocco di trance, quella da dove viene?

D: Immagino tu stia parlando di tracce di Dies Irae. Quello è sicuramente un’influenza che Davide si porta dietro da un bel pò; quando tornai da Londra nel 2003/2004 iniziammo a frequentarci più spesso, principalmente le domeniche pomeriggio, quando lo raggiungevo dalla sporca e grigia Saiwa di Locate (MI) per andare a rilassarmi sul Pò a qualche festa goa, che in quel periodo Davide frequentava molto.

P: Nelle vostre produzioni viniliche c’è sempre una grossa attenzione per le cover. Sono belle, ma anche molto diverse tra loro. Le decidono gli artisti?

D: L’artwork è spesso proposto dal grafico del momento, la grafica viene poi condivisa con gli autori delle tracce del’EP e non è mai successo che a qualcuno degli artisti non piacessero.

P: Cercando in rete ho trovato le vostre tracce su soundcloud, Ma solo alcune sono disponibili in distribuzione digitale. Altre no. Come mai? C’è una strategia?

D: Principalmente tendiamo a mettere le tracce in distribuzione digitale (Juno Records per primo) dopo un pò che il vinile è uscito. Questo per spingere il più possibile il supporto vinilico, mettici un pò di pigrizia ed uno spiccato senso non-imprenditoriale ed ecco spiegato il tutto.

Solo la prima uscita (BSR01) non so se uscirà mai in digitale a causa di uno scarso mastering che venne fatto all’epoca, ma sto pensando di rimasterizzare, vedremo.

P: Quali sono i vostri progetti futuri?

Entro la fine dell’anno stiamo lavorando a tre uscite solo digitali, in modo da spingere alcuni artisti newies senza investire troppo tempo e soldi, comunque alta qualità.

Visto che ci sono ti anticipo anche l’ulitma uscita in vinile del 2017: sarà tutta made in France, con artisti più che conosciuti nella scena underground. Spero di riuscire a uscire entro novembre, per poi stare a riposo, almeno col vinile, fino a metà 2018.

P: Come vedi la scena italiana?

D: Vedo una certa volontà, in particolare delle nuove leve, di uscire da quel pantano hardfloor/hardtekno in cui la scena italiana è finita qualche anno fa.
Magari sono positivo io o semplicemente ho trovato una situazione più alternativa, ma comunque sembra che a livello di produzioni ci sia più voglia di sperimentare. Si è usciti dalla confort zone in cui bastavano 2 korg valvolari per fare quello che facevano tutti e che piaceva a tanti.
Vedo tanti producers spostarsi sulla techno, quindi su ritmi più lenti e questo si riflette per fortuna anche sul dancefloor e sulle persone, che sia un legale o un illegale. Secondo me stiamo assistendo ad una nuova rinascita della scena che si sta lasciando finalmente alle spalle la banalità e l'egoicità.
Negli ultimi tempi stiamo ricevendo demo più originali e strutturati.
Fino ad un anno fa ci schiaffavano via mail cut di liveset hardtekno con la didascalia "ascoltala, ci ho lavorato 6 mesi, per me merita".
E come puoi notare nessuna traccia "hardtekno che merita" è stata mai stampata su BSR.