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Bitcoin: la moneta che non dipende da alcuna banca centrale

| mercoledì 23 aprile 2014

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Bitcoin è una criptomoneta creata in maniera decentrata attraverso il cosiddetto mining, ossia la risoluzione di algoritmi complicati da parte di computer dotati di alta potenza di calcolo (e che quindi richiedono un alto investimento in capitale fisso) alla portata di pochi. Gli altri la comprano da uno dei vari exchange disponibili online oppure la ottengono in pagamento (è sufficiente una stringa alfanumerica per trasferire una somma). E’ una moneta, non un contratto finanziario come è per esempio un derivato, nel senso che presiede alle funzioni fondamentali di mezzo per l’acquisto di beni, regolamento di debiti e riserva di valore per cui la moneta (e poi la cartamoneta e quindi la moneta creditizia) è stata emessa da ogni stato a partire dall’impero romano fino a oggi.

Bitcoin è stato creato appena cinque anni fa dal misterioso Satoshi Nakamoto (che ancora non è stato individuato, malgrado lo scoop di Newsweek) secondo un criterio di creazione della moneta apertamente monetarista. La quantità di moneta cresce nel tempo fino a un massimo, poi declina gradualmente fino a cessare del tutto nel 2171 (due secoli dopo la sospensione della convertibilità in oro del dollaro da parte di Nixon) per un totale fino di 21 milioni di bitcoins in circolazione (a oggi ne sono già stati creati la metà). Ciò per garantire che bitcoin sarà una riserva di valore efficace contro l’inflazione.

La nuova moneta non è amata dai governi, perché è fuori dal controllo di qualsiasi banca centrale e le transazioni in bitcoin sono completamente anonime e crittate, cosa che le rende appetibili a chi vuole nascondere qualcosa alle autorità. Nessuno ti può rubare un bitcoin se non conosce la relativa chiave PGP. D’altro canto se la smarrisci o butti via l’hard disk, il tuo capitale si annulla istantaneamente. Per questo la gente usa i digital wallet presso terzi, tipicamente exchanges come Coinbase, il servizio fondato e finanziato da Marc Andreessen, l’inventore di Mosaic e Netscape, insomma uno dei padrini del web come lo conosciamo.

Alla fine del 2013 i finanzieri di Wall Street si sono buttati nella nuova moneta alimentando una bolla che ha raggiunto il picco di $1070 alla fine di novembre. Attualmente le quotazioni sono precipitate a 500 dollari circa e questo per due motivi: l’FBI ha chiuso Silk Road, il mercato clandestino bitcoin più grosso d’Asia e la Cina dal 15 aprile 2014 ha rincarato la dose proibendo le transazioni in bitcoin. D’altro canto il recente fallimento fraudolento di Mt. Gox, il più grande exchange americano (che però ha chiesto la procedura per bancarotta in Giappone), ha seriamente danneggiato la reputazione della nuova criptomoneta, che funziona in tutto il mondo da sistema di pagamento p2p e open source senza le esose commissioni di mastercard, visa e soci. Tutte le transazioni di ogni bitcoin mai emessa sono registrate nella block chain, il database che memorizza le azioni di tutti i nodi partecipanti alla rete di bitcoin. Ogni blocco completato genera 25 bitcoins.

Ha senso investire in bitcoin? Al momento i valori sono piuttosto bassi, ma investitori scaltri come Warren Buffett ed economisti di prim’ordine come Paul Krugman invitano a starne lontani. Anche la Commissione Europea mette in guardia contro il suo uso (i consumatori non sono abbastanza protetti). Più prosaicamente si tratta di un investimento rischioso ma dai rendimenti potenziali molto alti (puoi raddoppiare o perdere tutto, tanto per capirci). A noi interessa più il fatto che ci sono ormai tantissimi rivenditori che accettano il pagamento in bitcoin e che è sorto a Vancouver il primo bancomat che dà dollari canadesi contanti a fronte del proprio credito in bitcoin. Ci piace il fatto che sia una moneta elettronica anonima e aperta, che non ha bisogno di nessuna autorità statuale per funzionare. Dimostra che possiamo organizzare l’economia globale secondo protocolli autonomamente scelti e condivisi, senza ricorrere ad autorità esterne ed evitando di sottoporci ai diktat monetari imposti da FMI, BCE o Fed.

Internet è ancora uno spazio di libertà e bitcoin ne è la prova. Non riusciranno mai a schiacciare il potere decentrato della cooperazione in rete. La libertà batterà sempre il controllo, sia esso finanziario o securitario: questa è la nostra scommessa. Tutte le banche e carte di credito del mondo sono avvertite; potrebbero venire rese rapidamente obsolete da bitcoin e altre virtual currencies. Di sicuro a un immigrato conviene trasferire i propri soldi con bitcoin invece che con Western Union (che ti succhia il 10% minimo) e con bitcoin si può fare a meno di paypal così di come qualunque altro intermediario per i pagamenti online.

Per saperne di più:
http://www.economist.com/blogs/economist-explains/2013/04/economist-explains-how-does-bitcoin-work
http://en.wikipedia.org/wiki/Bitcoin
http://www.economist.com/news/finance-and-economics/21599054-how-crypto-currency-could-become-internet-money-hidden-flipside
http://www.businessinsider.com/the-future-of-the-blockchain-2014-4