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BIBLIOTECA DEGLI ALBERI: VERDE PRIVATO, FUORI I BAMBINI

| mercoledì 28 agosto 2019

Non è facile raccontare l’arroganza degli interessi privati delle immobiliari che si stanno mangiando Milano e l’ignavia di chi dovrebbe rappresentare il bene pubblico. Lo stomaco si chiude nel vedere davanti ai propri occhi la supponenza degli investitori, pompata ai massimi livelli dalla inconsistenza dei politici che dovrebbero tenerne a freno gli appetiti, come è successo a fine luglio durante una riunione a porte chiuse in un ufficio comunale del centro. Tema in discussione la ‘Biblioteca degli alberi’, uno spazio pubblico bonificato dalla Fondazione Catella/Hines. La richiesta che si è riversata su dirigenti e funzionari comunali costretti a piegare la testa se vogliono conservare posizioni organizzative, dirigenziali e stipendi di tutto rispetto, conferiti dagli organi politici, riguarda l’uso dello spazio verde. Il più celebrato dai fotomontaggi che riguardato il ‘ModelloMilano’, tra i grattacieli di Garibaldi e viale Melchiorre Gioia. Un piccolo parco, già oggi privo di strutture minime per lo svago come un campo da basket o uno da calcetto per le centinaia di bimbi che vivono in zona, ma che secondo gli investitori dovrebbe essere riservato ad ‘eventi’, non certo ai giochi dei bimbi del quartiere, uno dei più asfaltate di Milano (Isola 12 mq/abitante contro i 40 del Qt8 Monte Stella). Lo sconcerto diventa disgusto quando l’oggetto del contendere è il verde, un bene pubblico che a parole viene ripetuto come un mantra ma che nella realtà, come dimostrano i tanti dossier aperti sul tema da MilanoX, è ben lontano da essere considerato una priorità dell’amministrazione. La richiesta delle immobiliari è una: ‘Fate una determina, un regolamento, una disposizione per escludere almeno in alcune ore della giornata, l’uso dello spazio ai cittadini’, una sorta di ‘ModelloBotta’, la concessione comunale per la privatizzazione della piscina ex Caimi , moltiplicato all’ennesima potenza.  Ecco il vero oggetto del contendere: ‘Io pago, investo, pretendo’. Non siamo al ‘Il Milanese Imbruttito’ però, e il sorriso lascia spazio all’amaro in bocca. Non sappiamo come si è evoluta o si evolverà la questione, ma una cosa è certa. Come può essere un modello quello in cui investitori privati si appropriano non solo di spazi ma anche di ‘bisogni’ pubblici. E soprattutto, può rappresentare davvero un modello tale sistema?