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BENI COMUNI VENDESI: PIRELLINO ALL’ASTA

Stefano Mansi | sabato 29 dicembre 2018
‘Non ci pensiamo nemmeno a venderlo’, tuonava soli 3 anni fa la ex Vicesindaco Ada Lucia De Cesaris ai delegati sindacali preoccupati della sorte del più grande palazzo comunale di Milano. ‘Stiamo procedendo alla bonifica dell’amianto, non è prevista la dismissione’, assicurava il Direttore Paolo Simonetti, recentemente pensionato, ai lavoratori di edilizia, urbanistica e area tecnica che gli chiedevano quando sarebbero ‘rientrati’ nel loro palazzo. E invece a fine dicembre, la Giunta Sala, che ricalca sia in molti assessori che nei partiti di riferimento la precedente amministrazione (Maran, Granelli, Majorino più i ‘promossi’ Scavuzzo e Rabaiotti),
ha messo all’asta la più importante proprietà del Comune di Milano, insieme ad altre decine di immobili, un ‘pezzo’ importante del patrimonio comunale, una delle due gambe su cui si regge il bilancio.
Si tratta del palazzo di via Pirelli 39 (in foto),  costruito nei primi anni Sessanta, 23 piani fuori terra più 3 piani di parcheggi interrati per un totale di 700 posti, un gioiello di proprietà di tutti i cittadini milanesi, abbandonato da 950 dipendenti nel 2015 dopo due anni di denunce in Procura e segnalazioni alla stampa per l’enorme presenza di polvere d’amianto (in foto) a pochi metri dalle scrivanie.
Il comunicato stampa del Comune di Milano parla di ‘valorizzazione’, una contraddizione in termini visto che oltre 700 dipendenti sono ospitati in affitto da 3 anni ( a 2,5 mln di euro l’anno) in un edificio inadeguato,  con spazi angusti e montagne di carta che ostruiscono persino i corridoi, in via Bernina 12 sede dell’assessorato all’Urbanistica di Pierfrancesco Maran (in foto). ‘Siamo arrivati alla conclusione di un percorso amministrativo complesso che oggi, grazie al lavoro dei nostri uffici, ci consente di valorizzare un immobile importante del patrimonio pubblico’, spiega l’assessore al Demanio Roberto Tasca. ‘La vendita del complesso di via Pirelli è cruciale non solo per le entrate che ne deriveranno ma anche perché la Giunta procede verso la razionalizzazione della collocazione degli uffici comunali con l’idea di concentrarli in un futuro prossimo in un unico complesso. I proventi dell’alienazione che non verranno destinati a questo scopo contribuiranno a finanziare gli interventi previsti nel Piano quartieri.’
Increduli i dipendenti comunali, in molti avevano creduto alle parole del loro ex assessore.’Oltre alla comodità di avere una sede a pochi passi dalla metropolitana’, ci spiega Anna una veterana dell’Urbanistica, ‘Non ci fidiamo dei tempi, altro che ‘futuro prossimo. E’ il quarto progetto in 15 anni che ci raccontano. Prima dovevamo andare nelle torri vicino alla stazione Garibaldi. Poi è stata la volta di Porta Vittoria, ora di un’area di fianco a via Messina. Bla, bla bla…Ma chi gli crede più?’. ‘Guarda’, ribatte Lucia, ‘A me non frega davvero nulla.
Aspetto solo di andare in pensione e basta’. Una posizione, la sua, che riguarda decine tra impiegati e tecnici di Urbanistica, Edilizia e Area tecnica, settori con l’età anagrafica tra le più elevate del Comune di Milano. ‘In alcuni servizi’, ci spiega una dipendente che si occupa di risorse umane, ‘La paventata quota 100 ridurrebbe gli organici di oltre la metà, visto il gran numero di colleghi che hanno superato i 58 anni’. nei corridoi emerge anche un altra considerazione, la preoccupazione per la tenuta dei conti, e per il futuro di stipendi e salario accessorio. ‘Sappiamo molto bene’, ci spiega un dirigente dell’Urbanistica che preferisce rimanere anonimo, ‘Che i nostri stipendi vengono pagati dalle ipoteche bancarie sulle proprietà immobiliari del Comune. Ma se il Comune vende la sua più importante proprietà, siamo sicuri della solidità della parte patrimoniale del bilancio e della sua solvibilità futura?’. Un quesito che inizia ad aleggiare anche tra i dipendenti meno avvezzi alle questioni finanziarie e immobiliari.