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BellaMilano: intese larghe e…fà andà i danèe

by Stefo | lunedì 11 settembre 2017

Le larghe intese cominciano, come è sempre successo nella storia dell’Italia Repubblicana, da Milano. Le manovre del Sindaco Sala, e soprattutto del suo expoentourage, sono solo l’ultima prova di questa inossidabile regola. Mentre i ‘giornaloni’ continuano a impaginare elogi e paginate di puro servilismo nei confronti del ModelloMilano, copiancollando i post #bellamilano di assessori e consulenti stampa comunali, la scorsa primavera nel silenzio più assoluto hanno avuto inizio i grandi movimenti che stanno ridisegnando il volto decisionale del Comune di Milano, cambi la cui operatività è diventata evidente con la riapertura degli uffici di settembre. I ‘rientri’ di dirigenti e funzionari già con Moratti-Lupi (per anni assessore all’edilizia al Comune di Milano) Albertini sono segnalati in direzioni importanti (L’Urbanistica in primis) così come in partecipate, fondazioni e controllate. Le elezioni nazionali si preparano così: altro che programmi politici, dichiarazioni e scissioni di cui sono pieni i quotidiani. Qui quel dirigente rimosso durante il mandato Pisapia, là quella consulenza bi-partisan, lì la corresponsione di una indennità aggiuntiva: potere e cash. E un legame sempre più stretto tra Milano e Roma.

Ora si spiegano a pieno i tanti (tantissimi) megacantieri inaugurati (e sbloccati) durante il quinquennio precedente, che non solo non avevano modificato i provvedimenti adottati in precedenza (gli EcoMostri di Trenno, e la cementata sopra l’ex Bulk sono solo due esempi visibili a tutti) ma avevano avuto il pessimo effetto di sopire le pur flebili voci contrarie. Tra un comitato a cui donare un progetto, un soggetto a cui affidare uno spazio, un’associazione capace di coinvolgere la cittadinanza, il metodo ‘Cascina Merlata’ è diventato un sistema consolidato in città. Oggi, però, il gioco si fa grande e a intervenire è Roma, le società di capitali nazionali, spesso nominate e controllate dai partiti di governo, Ferrovie spa, Invimit, e i vari canazzi privati a cui sono stati ceduti alias dismessi i beni pubblici. Le megaoperazioni immobiliari Scali, Expo, l’Ipercoop alla Merlata, Bovisa, Trotto, M4, Navigli, sono partite gestite a livello nazionale e la Giunta Sala, tra l’apertura del cinema Anteo e un bellaciao cantato intitolando una piazza al Comandante Visone, serve a garantire investimenti, realizzazione delle opere, coprendosi le spalle da qualsiasi opposizione ‘vera’. E’ il metodo Expo esportato da Rho-Pero a tutta la città: Faà andàà i danè, dicevano i nostri nonni, e la sulfa l’è semper quela’. E’ solo in questa chiave di lettura che ben si spiegano gli ottimi rapporti tra Comune e Regione (Arexpo), i milioni di euro buttati nel carrozzone di eventi Experience dentro Expo sono lì a dimostrarlo: un sodalizio confermato anche dalla sparizione del problema case popolari con le continue polemiche Comune-Regione A.l.e.r. che aveva contraddistinto tutto il dibattito politico degli ultimi anni. Anche in quel caso, così come in molte delle opere di Expo spa (dalle vie d’acqua, alla Zara Expo, ai lavori intorno alla Piastra) il bracco operativo di questo inedito connubio si chiama MM spa, la società controllata dal Comune di Milano che ne ha assorbito tutte le competenze in materia tecnica, soprattutto riguardo al sottosuolo. Anche le polemiche sullo spreco di soldi per il Referendum sull’Autonomia che si terrà tra meno di 50 giorni sembrano non trovare spazio al Comune di Milano: pochissime e inascoltate le voci contrarie. Ma la prova più evidente della strategia delle ‘larghe intese’ inaugurata da Sala è la pressocchè totale assenza di opposizione all’interno ( e anche fuori) dal Consiglio Comunale. Il manager sembra essere riuscito in un’impresa impossibile. Da una parte si è azzittito nonno Rizzo di Milano Bene in Comune, senza i cui voti Sala rischiava di perdere, dall’altra il capogruppo della Lega promette appoggio sui Navigli, tra un tuffo in Darsena insieme ai consiglieri di parte avversa e due scene mute in commissione. Anche i radicali con soli 8 mila voti hanno portato a casa 1 assessore e tre consulenti. Il cerino in mano, alla fine, è restato ai 3 consiglieri 5Stelle ma l’opposizione, una componente fondamentale di ogni sistema democratico, sembra essere svanita dentro e fuori da Palazzo Marino. E non è una bella notizia.