MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Smogville

BELLAMILANO? HOUSING SOCIALE ALLA DIOSSINA A SAN SIRO. Inchiesta di MilanoX

by Stefano Mansi | lunedì 19 febbraio 2018

Emergenza ambientale, questo il termine con cui il Ministero della Salute definisce le situazioni simili a quelle che si possono osservare in una parte, per fortuna circoscritta, di Piazza d’Armi, a meno di 300 metri dalle case abitate su via Novara-Domokos-Cenni. Una enorme area corrispondente a 50 campi di calcio usata per decenni come terreno di esercitazioni militari, di proprietà del Ministero della difesa e oggi in vendita tramite la società pubblica di gestione del risparmio Invimit spa (https://www.invimit.it/). Un soggetto creato dal Ministero delle Finanze Tremonti nell’estate del 2011 quella dello spread impazzito e del default incombente e confermato dai governi Monti-Letta-Renzi-Gentiloni. ’Da quando siamo venuti ad abitare qui’, ci racconta Mauro che abita nelle nuove case di via Cenni, dietro il deposito Atm di via Novara, nel quartiere di San Siro: ‘Abbiamo avuto più volte problemi respiratori, a volte l’aria dentro casa sembrava una nebbia. In un caso siamo dovuti ricorrere al pronto soccorso, visto che le mie due figlie avevano problemi a respirare e conati di vomito’. ‘Il problema’, racconta Francesca anche lei venuta ad abitare nell’insediamento costruito su terreni agricoli del Comune di Milano fino al 2013 usati per la fienagione della stalla dell’antica cascina Torrette di Trenno, ‘Sono le esalazioni tossiche che dalla discarica arrivano dentro ai nostri appartamenti.

I palazzi sono dotati di una sorta di impianto di ventilazione naturale che fa circolare l’aria che proviene dall’esterno’. Francesca ci fa salire all’ultimo piano di una delle quattro torri e il panorama che si presenta ai nostri occhi è sorprendente. La prima parte dell’enorme area verde di proprietà del Ministero della Difesa che giunge sino a viale delle Forze Armate è una discarica tossica dalla quale arriva, nauseabondo, l’odore acre di plastica bruciata. I roghi si levano numerosi impestando l’aria di sostanze tossiche prodotte dalla combustione delle plastiche che rilasciano nell’aria e nei terreni dei pochi orti che ancora insistono sull’area, velenose diossine: sostanze semivolatili ed estremamente resistenti alla degradazione chimica e biologica. Residui di materiali edilizi, officine e sfasciacarrozze abusivi, terreni completamente ricoperti di rifiuti: si stenta a credere come Ministero della difesa e Comune di Milano abbiano potuto permettere un simile scempio in quella che il massimo studioso di anfibi in Italia Vincenzo Fabbi ha definito un ‘Monumento Naturale’. ‘Ormai il comando di Polizia Locale di zona 7 non ci risponde nemmeno più al telefono, quando lasciamo il cognome dicendo che abitiamo in via Cenni lasciano perdere’, ci racconta Stefano, ‘E più di una volta abbiamo visto agenti di polizia locale che familiarizzavano con chi lavora dentro la discarica’. Una accusa pesante che abbiamo deciso di girare al sito del Comune di Milano che con la sua piattaforma whistleblowing indaga sui comportamenti scorretti dei pubblici ufficiali. Le parole di Francesco trovano una prima conferma in uno dei punti di accesso alle carrozzerie clandestine, in via Olivieri dietro l’Ospedale San Carlo anch’esso interessato dai fumi mefitici prodotti nell’area. I jersey, delle barriere di cemento solo di recente poste dal Comune di Milano, vengono spostati con una fune che ne cinge in bella vista uno e seguendo le tracce di pneumatici impresse nel fango arriviamo a una officina abusiva.

Qui come se nulla fosse, è parcheggiato un camioncino, dentro un intero ponteggio, bombole di gas e un’auto smontata. Poco distanti, superato un ammasso di rifiuti speciali, il vialone disegnato da paratie metalliche costruite con materiali improvvisati lascia spazio a due abitazioni in muratura, con pareti alte più di 3 metri e decine di porte: un cartello avverte eventuali malintenzionati che l’area è videosorvegliata. La discarica termina poco distante dove un fitto roveto protegge un bosco, alcune pozze d’acqua che conservano una fauna altrove scomparsa (tritone maculato) e una serie di prati che con le brume di febbraio appaiono quasi incantati, come questo tesoro nascosto di Milano, sconosciuto ai suoi abitanti. E allora suonano quasi come una beffa le parole che si leggono nel sito di Invimit: ‘Una delle caratteristiche fondanti della nostra attività, si legge nella presentazione della società che gestisce le proprietà immobiliari di Inps e Inail, è quella di operare attraverso modalità di riqualificazione e rigenerazione che non innalzino il livello di consumo del suolo’.