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| domenica 1 maggio 2016

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C’è un tratto della moscia campagna elettorale Milano 2016 che sembra essere sfuggito a tutti i giornalisti/osservatori/blogger. Nonostante questa categoria annoveri decine di commentatori prolifici come non mai, soprattutto sui social media, a sto giro ha toppato alla grande. La svista è grossa. Stiamo parlando dell’uso, anzi dell’abuso delle immagini dei minori nella campagna elettorale. Sul tram, nelle metrò, ora anche sui social. Gigantografie vomitevoli che iniziano a rimbalzare anche sul web, senza che nessuno abbia nulla da ridire. Lì c’è un candidato che si fa fotografare mentre accarezza la testa di un bimbo. E va beh, il viso non è inquadrato. Ma che ci fa l’ex assessore all’Educazione Guida coi bimbi sorridenti? Là, su quel muro, ce n’è un altro che partecipa alla classica festa di compleanno, un altro che si fa fotografare con decine di bimbi. In un’altra foto una delle due elette coi Civici X Pisapia ride di fianco a dei bambini. E ancora altri candidati stavolta della Lega che prendono a sassate le camerette di bimbi nomadi, da poco sgomberati da un campo.

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Brutti segni, al limite della decenza. Indice di una barbarie che dopo essersi dimenticata dei contenuti, scomparsi dalla scena politica, è dilagata anche nelle immagini. Il fatto più tragico di questo uso scorretto delle fotografie dei bimbi, sanzionato sia dalla legge sulla Privacy 196/2003, che dal codice di deontolgia dell’ordine dei giornalisti sottoscritto unitamente al Garante della riservatezza, che da due convenzioni internazionali sui diritti dell’Infanzia, è che comprendono persone che hanno avuto ruoli pubblici di grande rilievo nel campo dell’educazione. Il testo unico sul Diritto alla Riservatezza prevede che l’uso delle immagini dei minori sia espressamente autorizzato per iscritto da uno dei due genitori o da chi ne fa le veci. Il Codice sottoscritto dall’ordine dei giornalisti col Garante prevede visi oscurati, riprese da dietro, un limite allo sfruttamento delle immagini dei minori. Spesso, e non solo sulle reti della televisione pubblica, i giornalisti e i videooperatori seguono queste norme, dettate più dal buon senso che dalla legge. Dal rispetto e dalle convenzoni piuttosto che dai codici. Anche se i fini fossero dei più alti e nobili, e in questi casi è indubbio che non lo siano, l’uso dei minori è uno dei tanti piccoli/grandi segnali che c’è qualcosa che non va. BruttaMilano. Ma BruttaXDavvero.