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BAIAMONTI VERDE? PRONTE LE BETONIERE DELLA RESISTENZA

Stefano Mansi | giovedì 20 febbraio 2020

Venerdì 14 febbraio il cantiere per la distruzione di Baiamonti Verde ha fatto un netto passo avanti, le betoniere del Museo della Resistenza iniziano a scaldarsi. Alla presenza dei tecnici dell’Urbanistica del Comune di Milano, dei progettisti e dei costruttori, i responsabili della costruzione del nuovo Museo nazionale, già finanziato da anni, hanno messo le basi del cantiere che vedrà la costruzione della contestata seconda piramide di vetro e calcestruzzo in viale Pasubio/piazza Baiamonti. Nessun mezzo di informazione ne ha dato notizia, nonostante l’incontro abbia visto la presenza dei vertici dell’Urbanistica del Comune di Milano, degli incaricati del Ministero dei Beni Culturali oggi guidato dell’ex segretario PD Franceschini, dei progettisti e dell’impresa costruttrice. I cittadini e i comitati che da più di un anno si battono per evitare che decine di tonnellate di calcestruzzo vengano gettate sul terreno un tempo occupato da uno dei benzinai superstiti del centro di Milano, hanno più volte chiesto di trovare un’altra sede per il Museo della Resistenza, una entità tutta da costruire ma che non trova pace nella città del 25 aprile. Prima erano stati Anpi e Aned (associazione nazionale ex deportati) a bloccare con una petizione e una decisa azione di pressione la già prevista creazione del Museo nella Casa della Memoria di via Confalonieri all’Isola.

Oggi sono gli ambientalisti, i verdi, i 5stelle e i cittadini della zona a chiedere che quello spazio libero da volumetrie e asfalto non faccia la fine del dirimpettaio ex vivaio di viale Pasubio, sfondato dalla piramide di vetrocemento e dalla pavimentazione bituminosa della Fondazione Feltrinelli col verde ridotto a meno di zero. In realtà il primo ostacolo, che ha costretto i progettisti a cambiare il progetto iniziale della seconda piramide, è stato posto dalla Soprintendenza ai Beni Culturali che ha prescritto di ‘salvare’ il tratto in cui erano state rinvenute durante i lavori di dismissione delle cisterne del benzianaio, alcuni lacerti medioevali con un pozzo. Segni tangibili dell’attività frenetica che anche nel periodo tardo imperiale era presente in zona, con diversi fabbricati extramurari, officine, magazzini ad uso della via Comacina, rinvenuta davanti all’ex Smeraldo, che conduceva ai passi alpini verso la Svizzera e la Genrmania. Rispetto alla piramide gemella, infatti, la nuova avrà volumetrie minori con un minuscolo giardino. Il cantiere è l’ennesimo intervento urbanistico che prevede consumo di suolo contestato dai comitati ambientalisti milanesi, spuntati come funghi in città nel corso degli ultimi anni. Dalle prime lotte contro le ruspe delle vie d’acqua al Parco di Trenno, era il 2013, ne è passato del tempo: oggi pullulano i comitati cittadini dal giardino di via dei Ciclamini (zona Inganni) sino al Trotto, dal Galoppo sfregiato dalle costruzioni del Villaggio di Natale ai sopralzi di villette al Q.t.8, dai giardini oggi asfaltati di Benedetto Marcello, agli animali, pozze d’acqua e alberi di piazza d’Armi, sino alla Goccia della Bovisa e al Parco Tesio di San Siro ai Friday’s For Future.

A far deflagrare il bubbone, che sta creando non pochi problemi e non solo d’immagine all’assessore all’Urbanistica Maran e a tutta la Giunta Sala, accusati di fare finta propaganda verde mentre asfaltano mezzacittà (Greenwashing) è stata la barbara modalità con cui è stato distrutto il giardino di via Bassini a Città Studi, frequentato da centinaia tra studenti e bambini, sacrificato per ampliare la sede di Chimica del Politecnico. Lo scorso 2 gennaio 2020, la mattina alle 6, erano stati due cellulari della polizia di stato a scortare le ruspe che hanno sfondato completamente un giardino di prossimità, tagliando decine di piante di alto fusto. Oggi quel cantiere è sotto sequestro, visti i danneggiamenti che hanno subito gli alberi che secondo il rettore del Politecnico Resta dovevano essere ripiantumati. La sensibilità ambientale di Milano è cambiata in questi ultimi mesi, complice l’aria irrespirabile e i dati monstre sul consumo di suolo a Milano nel 2018, 11,5 ettari di suolo permeabile asfaltati in un solo anno. Non è un caso che due dei più contestati cantieri si trovino nei residui Municipi rimasti in mano al Centrosinistra (4 su 9). La zona 6 dove il Giardino di via dei Ciclamini doveva essere sacrificato con la sua permuta a Piazzale delle Milizie, e il parco Bassini (Municipio 3), i cui responsabili non solo non hanno informato la cittadinanza delle distruzioni del verde in progetto, ma hanno accompagnato le scelte degli uffici centrali dell’Urbanistica senza nessun dissenso, facendo venir meno il ruolo di controllo dei Municipi sull’operato centrale. La vicenda del giardino di via Ciclamini, così com’era stato al Monte Stella, ha visto in prima fila anche consiglieri di centrodestra, e le proteste sono state così convincenti da aver portato per la prima volta da sempre al voto contrario da parte di pezzi della maggioranza. Lunedì sera in Consiglio è stato un ordine del giorno di David Gentili contrario alla permuta ‘sfondaverde’ ad aver messo in dubbio le scelte urbanistiche dell’amministrazione.

Il permesso di costruire, non ancora bloccato completamente sfruttava le possibilità di permuta dei diritti edificatori permessa dal PGT: verde a fronte di costruito, spostando le volumetrie della Fondazione Biffi, una casa di riposo già presente in via dei Ciclamini, su un’area verde a fianco di un enorme intervento immobiliare ‘green’ progettato dal presidente della Triennale ed ex assessore Stefano Boeri in piazza delle Milizie, nel punto in cui la circonvallazione incontra il naviglio. Intervento che vedrà lo spostamento della discarica/ricicleria oggi presente. Uno scambio che lascia aperti molti dubbi sulle finalità del Piano di Governo del Territorio che nella presentazione, viene definito ‘verde’ e ‘resiliente’. Asfaltare le lotte ambientaliste, resistenza del 2020 alle lobby del cemento, usando le tonnellate di calcestruzzo e vetro del nuovo Museo della Resistenza potrebbe diventare un autogol peggiore del taglio degli alberi di via Bassini.