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aspettando la diaspora

| giovedì 28 aprile 2011

di Daniele Salvini

Il Papa ha dato i suoi consigli sull’uso di Facebook: ha raccomandato di non usare nomi falsi. Anche MilanoX vuole dare il suo consiglio: attenti a non farsi licenziare. Non lavorerai per coloro che hai denigrato. Neanche se erano quattro innocenti chiacchiere cogli amici in piazzetta. Non sperare che non lo vengano mai a sapere, la piazza cogli amici adesso è Facebook e tutti sanno quello che scrivi. Anche gli amici degli amici. Dunque non denigrare mai nessuno, tantomeno il tuo lavoro. Sii sempre pimpante e disponibile, scattante e competitivo, affabile e socievole.

Le aziende vedono di cattivo occhio l’uso di Facebook in orario lavorativo, lo considerano una grossa distrazione dalle mansioni quotidiane e potrebbero con un firewall tentare di impedirne l’utilizzo. Il fatto che si possano aggirare le limitazioni di un firewall grazie a una connessione personale non cambia il fatto che esse spiino le tue pagine di Facebook e se ci scrivi qualcosa che non gli piace si arrabbiano. Dichiareranno come motivo del loro sdegno che invece di lavorare socializzavi cogli amici.

È questo il caso del signor Rossi (i nomi sono volutamente di fantasia per proteggere l’identità delle persone) commercialista e impiegato, il cui caso arriva alla cronaca. Il fattaccio si consuma al lavoro, nei pressi della macchinetta del caffè, dove il signor Rossi appiccica l’articolo di giornale di una interpellanza parlamentare, del materiale sindacale. Due colleghe bevendo il caffè levano il foglio. il Nostro si offende e mugugna che “là fuori c’è un’altra vita, là fuori non ci sono le maestrine”. Al che si becca una lavata di capo che mal tollera, come sottolineato dal foglio disciplinare. Impossibile non pensare ai personaggi fantastici del mondo di Paolo Villaggio, ve ne leggo un pezzo: “Quando la dr.ssa Lucia Bianchi si è recata nella sua stanza per sottolineare la gravità dell’accaduto, Lei ha ostentato un atteggiamento di sfida, evitando di alzare lo sguardo verso la sua dirigente, tanto che la stessa le ha dovuto chiedere se era da Lei ascoltata.” Il sig. Rossi, dopo essere stato sgridato, si sfoga su Facebook, criticando il suo ambiente di lavoro e sfottendo il direttore. La cosa viene scoperta: “A seguito di un casuale accesso sul social network “Facebook” è risultato che Lei, in totale spregio della diligenza nell’esecuzione della prestazione lavorativa, durante l’orario di lavoro, tramite il suo iPhone (o apparato similare), scrive e riceve con notevole frequenza messaggi [..] è di lampante evidenza che “scomodamento dello stronzo” è riferito al Direttore Generale”. Vengono inflitti giorni di sospensione non retribuiti al sig. Rossi, e qualche giorno dopo il Presidente, mentre si trova in compagnia del Direttore Generale lo saluta ad alta voce da lontano, e non ricevendo risposta, lo saluta nuovamente e nuovamente, alzando sempre più la voce. Chiunque abbia visto uno spaghetti-western di Sergio Leone, sa bene come vanno a finire queste cose. Infatti finisce che, come recita il foglio disciplinare: “Data, inoltre, la rilevanza anche penale dei fatti contestati, l’ingiuriosità dei commenti “postati”, il carattere altamente offensivo e diffamatorio degli stessi (in uno di essi si mettono addirittura in dubbio le inclinazioni del Direttore Generale), La sospendiamo con effetto immediato dal servizio[..]”.

Torniamo a come possiamo evitare di essere licenziati, per chi fosse così fortunato da avere un lavoro, ovviamente. La regola principale è: Sorridi sempre. Apprezza, apprezza. I LIKE IT! Apprezza tutto l’apprezzabile, indispensabile per farsi nuovi amici, fondamentale per essere ricambiapprezzati (I like it!). Non parlare male di nessuno, se non hai niente di buono da dire su una persona, non dire niente, come diceva la mamma di Andreotti. Se pensi di usare Facebook come strumento di lotta e cambiamento, ripensaci. O almeno fallo con moderazione. Altrimenti ti licenziano, Facebook chiude il tuo account e il dissidente lo vai a fare su Twitter. È utile inoltre ricordare che prima di assumere qualcuno le aziende fanno ricerche su di lui usando i network sociali (I like it!). I social network sono favolosi, ma Facebook è troppo invasivo, e se si è dimostrato utile in casi eccezionali (aiutare la gente a comunicare quando i telefoni non funzionano o permettere il ricongiungimento di esuli Cileni con anni di distanza) è perché non ha concorrenti, ma il suo utilizzo incauto si rivela facilmente dannoso, come dimostra il caso del signor Rossi.

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