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Arengario con Veranda

| martedì 14 dicembre 2010

di Precario Ignoto

Il Museo del Novecento ospitato nello splendido Palazzo dell’Arengario, in Piazza Duomo, è stato letteralmente preso d’assalto dai milanesi nella prima settimana dell’apertura. Gli amanti meneghini dell’arte non sanno che oltre alle opere esposte, ai quadri dei futuristi, alle sculture di arte contemporanea, possono ammirare un’altra forma ‘artistica’ tutta italiana: quella dell’abuso edilizio. Condonato, aggirato, sanato: chiamatelo come volete. Basterebbe una parola: scempio. Dopo le offese alla Darsena, il buco di fianco a Sant’Ambrogio, l’attuale Giunta firma l’ennesimo sfregio ai simboli di Milano con la veranda dell’Arengario. Non l’avete notata?

Non siete i soli. Anche i soloni della carta stampata, in mezzo alle centinaia di pagine scritte sul nuovo museo inaugurato con tempistica perfetta rispetto alla campagna elettorale, non si sono accorti della tettoia. Per forza era nascosta dal megaschermo che dava sulla piazza fino a un mese fa. La veranda è una megastruttura di metallo e vetro che deturpa l’immagine prospettica dell’Arengario, mutando l’aspetto del suo porticato racchiuso nelle colonne slanciate che si affacciano in Piazza Duomo.

‘Un’opera temporanea’, così cita il Regolamento Edilizio bellamente aggirato senza che nessuno abbia espresso il benché minimo dubbio, opposizioni comprese. Una struttura considerata ‘non fissa’ quindi prorogabile di anno in anno. Una sorta di tettoia coperta che occlude la visuale e taglia in due i grandi finestroni romboidali, elemento di derivazione classica, copiato dall’architettura romana, per il capolavoro di arte littoria milanese.

A stupire oltre alla struttura, sono i tempi della sua realizzazione perché il ‘mostro’ che verrà sfruttato dalla società che gestisce in appalto il Museo per conto del Comune, è stato realizzato prima di ottenere un qualsiasi permesso: una pratica da ‘Far West’ purtroppo usuale allo Sportello Unico per l’edilizia ospitato nel palazzaccio di via Pirelli 39. Se il Comune non è in grado di controllare nemmeno se stesso, come potrebbe regolare le opere edilizie dei suoi cittadini? Chissà poi quale parere ha fornito la Sovrintendenza per i beni architettonici, la cui sede è nell’adiacente palazzo Reale, l’istituzione che in teoria dovrebbe vigilare almeno sulle opere edilizie che vengono realizzate su Palazzi e siti storici. La veranda non rovina solo la prospettiva dell’Arengario, ma riduce l’uso pubblico della terrazza posta in uno dei luoghi più suggestivi della città. Secondo voi che tipo di canone dovrebbe pagare un privato per godere di una posizione così vantaggiosa? Provate a chiederlo al Demanio, il settore che sulla carta dovrebbe regolare l’utilizzo privato dei beni comunali.

Il rischio, vista la collocazione della tettoia, è che la temporaneità del permesso sia solo una truffa per aggirare i vincoli e che la veranda da temporanea diventi semifissa, prorogata di anno in anno, all’infinito. Un po’ come le centinaia di mansarde milanesi abusive condonate qualche anno fa.

Chi non ci dice poi, che con la bella stagione, tavoli e sedie invaderanno anche la restante parte del terrazzo che si trova su una scalinata a cui si accede da Piazzetta Reale? Visti i precedenti, numerosi e documentati, di spazi pubblici concessi a finte Onlus o cooperative sociali di comodo, che effettuano gratuitamente, a canone ridotto, se non con contributi pubblici, eventi, mercatini e presentazioni commerciali e pubblicitarie nei luoghi più suggestivi della città, sarebbe bene che chi di dovere (consiglieri dell’opposizione, se ci siete battete un colpo) indaghi sulla società che gestirà la tettoia trasformandola nell’ennesimo bar con vista Duomo. Di chi si tratta? Chi si cela dietro i prestanome di comodo? A quale canone il Comune ha concesso lo spazio e per quanti anni?