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Apre MIX, il Festival del Cinema Queer

| mercoledì 19 giugno 2013

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di Cristina Piccino, dal manifesto

Si inaugura oggi a Milano (fino al 24) MIX, il festival che da ventisette anni perlustra gli immaginari indocili del cinema gaylesbico e della queer culture.

Un’edizione, questa, che ha un valore in
più, fabbricata resistendo ai tagli alla cultura
grazie a una campagna di crowdfunding
che ha avuto una risposta entusiasta. A prova
di quanto siano necessarie zone di resistenza,
forse piccole ma fondamentali di
fronte un pensiero che tende sempre più alla
formattazione.
«Walk on the Wild Side» rilanciano invece
i curatori del festival (diretto da Giampaolo
Marzi) per dirci che sono i movimenti inclassificabili,
il «lato selvaggio» dell’immaginario
a disturbare, e leggi che ci devono essere
e devono a tutti garantire la possibilità di
matrimoni, famiglie, unioni civili non vanno
però sempre insieme al sentimento diffuso.
In Francia, il giorno che si festeggia il primomatrimonio
gay capita che alcuni comuni
censurino il manifesto pudico come un
acquarello di Matisse di L’inconnu du lac, capolavoro
di Alain Guiraudie, insostenibile
proprio perché rivendicazione «inattuale»
del desiderio, e fuori dalle norme della «normalizzazione
» in cui spesso molto cinema
che lavora sul gender (ma non solo) si è negli
ultimi anni intrappolato. Il «lato selvaggio
» suona perciò quasi come una dichiarazione
poetico e politica in un’Italia di pregiudizi,
fobie, ipocrisie, riferimenti culturali autoreferenziali.
Nella settimana del festival (fino al 24), si
vedranno decine di film (venti solo i titoli
del concorso lungometraggi), ci sarà un
omaggio a Eytan Fox, il regista israeliano di
Yossi&Jagger tra gli ospiti insieme a Gal
Uchovsky, produttore, sceneggiatore, critico,
suo compagno da 25 anni. Yossi, il nuovo
film di Fox, è quasi un sequel di Yossi&
Jagger a dieci anni di distanza che racconta
anche le trasformazioni della società israeliana.
Identità che mutano in Laurence
Anyways di Xavier Dolan, il giovane regista
canadese prediletto dalla critica di tendenza
internazionale, mentre è un ritorno sui fotogrammi
mancanti in Cruising, il film di William
Friedkin che alla sua uscita, nell’80 venne
accusato di omofobia, che fanno Travis
Matthews – insieme a Joe Balass curatore di
un workshop organizzato col Milano Film
Network – e James Franco in Interior Leather
Bar.Non un’operazione nostalgia-vintage
però, ma la messa in opera di un raffinato
dispositivo della visione (info sul programma:
www.festivalmixmilano.com).
Nella neonata sezione ExtraMix, che propone
una selezione di cinema italiano indipendente,
troviamo LLL – Look Love Lost di
Giovanni Maderna. Non perdetelo perché è
un capolavoro di «inattualità», un film intimo
con spudoratezza e insieme una presa
di posizione nel confronto tra le immagini e
la realtà. Come filmare secondo un regista
che ha esordito giovanissimo (Questo è il
giardino) con produzioni più tradizionali,
spostandosi poi verso una forma «corsara» –
sua l’ideazione del progetto salgariano coi
«Film Corsari» diretto dallo stesso Maderna,
e Mauro Santini, Tonino De Bernardi, Giovanni
Cioni – che cerca il flusso inarrestabile
dell’accadere, la magia di un istante, uno
sguardo fuggevole, malinconia e dolcezza,
abbandono e amore.
La vita che si fa cinema. E diviene lavoro e
ricerca sulla luce, sul tempo, sulla messinscena,
sullo sguardo nell’era della retorica
del digitale e del narcisismo familiare della
rete e dei social netowork. Un «fuori-norma
» non programmatico contro le mode, i
dettami più o meni «artie», per non parlare
di un cinema italiano che si festeggia premiando
La migliore offerta di Tornatore ai
David ( per fortuna ci sono gli anticorpi di
film come L’intervallo di Di Costanzo, opera
prima perché siamo in un sistema che non
sa guardare fuori da sé stesso).
LLL è un diario intimo, il racconto di viaggi
del regista insieme alla sua compagna, Gaia,
che sperimenta una poesia del filmare
continuamente messa in discussione dagli
imprevisti e dalle epifanie che ne spiazzano
le traiettorie. Londra, una passeggiata nel
parco, un musicista di strada. Una giornata
al mare, la giovane donna con un bambino.
Un pomeriggio in campagna, parole sussurrate,
frammenti di conversazioni.
Lei è davanti ai nostri occhi, lui non lo vediamo
mai ma è presente fino all’ossessione
nella lotta col suo soggetto che si sottrae alla
macchina da presa, si ribella a volte, e a volte
sembra disponibile al compromesso. Che
rifiuta di essere attrice e insieme è costretta
dal pedinamento a una presenza continua
nell’inquadratura.
Una storia d’amore. Che nel flusso impalpabile
dei sentimenti interroga il gesto del
filmare attraverso il disagio del suo soggetto.
Ma non è questa la resistenza della realtà,
e il terreno, o forse il confine (lo avevamo
già visto nel precedente film di Maderna Cielo
senza terra, diretto insieme a Sara Pozzoli,
nel confronto tra lui e il figlio Eugenio) su
cui si misura il senso delle immagini? LLL è
perciò un gesto d’amore ma anche di politica,
la dichiarazione di un cinema libero che
sperimenta se stesso, che è dentro al sentimento
contemporaneo per la sua «inattualità».
E commuove e sorprende, con pudore e
con irriverenza.