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(A)ntimuzak

Antimuzak: Sigmatibet / Luciano Lamanna / Wakantanka#2

by Pablito el Drito | martedì 15 marzo 2016

Sigmatibet, “The great scapes”, fltr

Il leggendario duo elettronico milanese, attivo dal 1992, dopo un vuoto discografico di ben 5 anni riappare con un lungo cd di 13 tracce pubblicato dalla indie fltr.
Apre l’album “Surge”, brano intriso di algido minimalismo industrial/dub, caratterizzato da percussioni storte, cesellato da echi e riverberi. “Allison” prova a raddrizzare il beat, conducendoci in territori dub-techno oscuri e onorici. “Suitcase” prosegue sulla stessa linea: Kingston-Berlino solo andata. Col quarto pezzo la spazialità sonora cambia, entra in ballo la voce di Jaia Sowden, e si trova una malinconica quiete lisergica. Ma il richiamo della dub techno è forte: “Tottenham Hale” non dà scampo, e si riparte colle basse. “Wrong pong”, miglior brano del disco, asciuga i concetti esposti in precedenza e li riassume, aggiungendo alla blackness caraibica un’ossessione progressiva. “Surrender”, pezzo mediano del lungo cd, è un bass-trip, poi è di nuovo Cyberjamaica con “Selfies Team”. In “Dogfish” la sperimentazione incontra il club, per poi farsi ricerescere i techno-dreadlocks in “Kuvla Kahn”e “The Rouge Rider”. Le citazioni dei mitici settanta non s sprecano in “Happy ending”.
“The great scapes” è un disco totalmente immersivo: una volta inserito nel lettore viaggia senza soluzione di continuità, con estrema coerenza. Che la traccia che suona in quel momento sia chill-out (come la cinematografica “The great scapes”), più dance o più mentale non conta: il filo rosso del dub, della psichedelia, dell’elettronica dance più nera contaminata con il minimalismo bianco di matrice ambient rende questo disco una bella prova.
Sono passati cinque anni, ma ne è valsa la pena.

http://fltr-music.bandcamp.com/album/the-great-scapes

Luciano Lamanna, “Moon child”, Scuderia

Techno analogica dall’ombra fantascientifica in questa nuova release di Luciano Lamanna, poliedrico produttore che da quindici anni passa con disinvoltura da un genere all’altro (teKno, hiphop, neofolk, grind, dark).
In questo 12” trasparente, prima uscita della neonata Scuderia records, si riconosce l’influenza preponderante della techno romana, di cui riprende il suono orrorifico, e in generale della techno industriale europea degli anni novanta.
L’ipnosi è alimentata da una un cassa inesorabile e dai sinistri suoni di synth che sembrano suggerire che un oggetto non identificato stia per atterrare alle nostre spalle, pronto a rapirci.
Completa la release un remix di Unit Moebius, che enfatizza gli elementi ritmici del brano originale, alimentandone l’effetto ossessivo.

https://soundcloud.com/scuderiarecords/sets/moon-child

AA.VV. , “Wakantanka #02. Grooves from the dusk”, debug23

La cricca dei nerd acidi colpisce ancora.
Secondo capitolo per Wakantanka, progetto italo-francese che vede riuniti giovani musicisti della scena techno e hardtechno del sud del continente, all’insegna della collaborazione, del no-profit e della passione per la cassa bella secca.
Dieci tracce, sessanta minuti, stili differenti che gettano un ponte tra passato e presente.
Apre Penn-ak con un brano acid techno, a cui Corps a core risponde con una traccia lunare dritta e scura. Jaco P sceglie un suono più a spirale, su ritmo sincopato, cui Atip replica con un brano altrettanto spezzato ma più accelarato (la traccia più freaky del disco).
Hanti e Slide, emuli di FKY, svarionano su cassa dritta, ma al suono secco tipico del marsigliese aggiungono poco.
Nader e Mgl vanno forte con la loro track acida a 4 mani, ricca di sfumature analogiche e di quelle sane imperfezioni ormai così rare nel magico mondo della computer music.
Uindigo confeziona su una cassa dura e marziale una lunga traccia-patchwork di eventi sonori disarticolati e spaesanti, mentre nel brano di MG677 il viaggio si fa più mentale. La chiusa di Fanò ci riporta agli anni novanta.
Una release generosa e sincera, diffusa a prezzo di costo, che fotografa una scena legata musicalmente ad un passato da cui spesso non riesce a prendere le distanze, quello della scena free-party a cavallo del millennio.
Penso che sia tempo di rimescolare i generi, portare avanti le lancette della rave-o-luzione, che talvolta mi sembrano ferme al 1997-1999, per non rischiare un’operazione in stile nostalgia.

http://www.debug23.com/it/shop/debug23/vinili-cd/wt-02-detail

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