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Amianto killer in Comune: dirigenti assolti

by Stefano Mansi | giovedì 20 luglio 2017

Cane non mangia Cane, ci insegna un antichissimo proverbio. E la sentenza che lo scorso 17 luglio ha assolto gli ‘ignoti’ dirigenti di Edilizia, Urbanistica e Area Tecnica del Comune di Milano per la morte della delegata sindacale Daniela Cavallotti, non fa che confermarlo. Il giudice per le indagini preliminari Mastrangelo, dopo una settimana di valutazioni, ha archiviato la denuncia presentata dal Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro di Michele Michelino (cip.mi@tiscali.it http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com) volta ad accertare le responsabilità penali (omicidio colposo) dei responsabili della sicurezza nei luoghi di lavoro del Comune di Milano. Determinante, infatti, il parere della responsabile del servizio sicurezza dell’A.T.S. di piazzale Accursio 7 (ex Asl-Mutua) D.ssa Colombo,  che aveva giudicato la presenza dell’amianto negli uffici dell’edilizia comunale ‘in quantità inferiori alla soglia prevista dalla legge’. Il Tribunale ha sancito l’impunità per i Datori di Lavoro, i sindaci e i direttori generali succedutisi alla guida del Comune e gli stessi dirigenti comunali che per anni hanno guidato gli uffici dell’edilizia nel palazzo killer di via Pirelli 39 (foto sotto) non accorgendosi di ciò che anche l’ultimo degli operai manutentori sapeva: il palazzo era ricco di sostanze nocive, asbesto in primis. Tra loro spicca il nome di Antonio Acerbo, per anni deus ex machina dell’area tecnica arrestato nell’ambito delle inchieste di Expo per le Vie d’acqua, Paolo Simonetti attuale direttore dell’area tecnica, Giuseppina Sordi passata recentemente all’Ambiente, Papetti, Frezza, Colli Franzone, responsabile degli impianti e altri.

Il ‘pirellino’ sgomberato solo nel 2015 dopo una denuncia presentata da 60 lavoratori riuniti nel comitato esposti nocività Pirelli 39 (pirelli39@tiscali.it), e’ attualmente in fase di bonifica.  I 950 ex dipendenti di via Pirelli, oggi smistati nelle sedi di P.zza Duomo, via Pirelli 30, via Bernina 12, via Cenisio, e Cimitero Monumentale conoscono bene la Dottoressa Colombo, che insieme alla ex Vicesindaco Ada Lucia De Cesaris aveva organizzato un incontro presso il teatro Leonardo nel febbraio del 2014 per convincerli che Pirelli 39 era un ‘palazzo sicuro’, che ‘l’amianto non c’era’ e che tutte le rilevazioni avevano dato esiti sotto ‘la soglia minima prevista per legge’.

Non serviva certo uno scienziato per convincere i lavoratori quel che tutti i giorni vedevano coi loro occhi: amianto sbriciolato nei tubi dell’impianto di riscaldamento/condizionamento a pochi centimetri dalle loro scrivanie, polveri sospette provenienti dai controsoffitti, continui casi di tumori tra i colleghi sfociati nel primo caso accertato di Mesotelioma Pleurico (il tumore ai polmoni che soffoca chi ne è vittima) che ha ucciso il 2 gennaio del 2017, la dipendente in pensione Daniela Cavallotti, combattiva delegata del sindacato di base da 25 anni in servizio tra le nocività di via Pirelli39. Nemmeno l’intervento dell’avvocato De Cesaris, ex Vicesindaco e responsabile del Settore ospitato nel palazzo killer, era riuscito a placare le proteste dei dipendenti, sfociate in alcuni giorni di blocco degli sportelli durante il dicembre 2013. Non tutto è perduto però. Intanto è stato accertato un precedente, che la letteratura scientifica insegna non sarà l’ultimo tra chi ha lavorato in quegli ambienti insalubri.

La sentenza del giudice, infatti, ha riconosciuto la presenza dell’amianto nell’edificio sancendo la inesistenza di una soglia minima (per Pirelli 39 si parla di diversi quintali di amianto) per contrarre il tumore alla pleura polmonare, dichiarando l’alta possibilità che la Cavallotti abbia contratto il male durante i 25 anni di lavoro, riconoscendo però l’impossibilità di determinare il momento preciso in cui ha respirato amianto né il soggetto responsabile in quel momento. Chi ha lavorato in Pirelli 39 però non archivia nulla e non è disposto a garantire l’impunità a chi, esperto del settore e conoscendo lo stato di deterioramento e degrado dei materiali presenti nel palazzo, poteva farlo evacuare anni prima, risparmiando ai lavoratori rischi fatali per la loro vita. La sentenza, che ha l’odioso effetto di negare ai due figli della vittima i risarcimenti previsti dall’Inail per i morti sul lavoro, aumenta ancor di più la paura di contrarre il tumore, un secondo caso infatti, non potrebbe essere bollato come ulteriore ‘fatalità’. Ecco perché i lavoratori stanno raccogliendo le firme per chiedere di essere sottoposti a sorveglianza medica (un esame alle vie respiratorie preventivo all’anno). Una richiesta già rigettata dall’attuale Giunta con una lettera firmata dal direttore operativo Carmela Francesca lo scorso Giugno, che i lavoratori hanno intenzione di presentare ufficialmente entro l’autunno.