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Generazione (A)

Amazon Fa Sorvegliare i Precari dai Nazi

| domenica 17 febbraio 2013

amazonX

adattato dal manifesto

Nonostante la smentita di Amazon, il colosso globale dell’ecommerce, la notizia di sorveglianti neonazisti messi a guardia degli operai, nel suo centro logistica in Germania a Bad-Hersfeld, ha fatto il giro del mondo. Lo scoop si deve al reportage della prima rete televisiva pubblica Ard, che mette in luce le terribili condizioni di lavoro nei magazzini della società di Jeff Bezos. Anche in America e Gran Bretagna le denunce di lavoro oppressivo e non sindacalizzato (oltre che di pratiche commerciali scorrette) abbondano: http://againstamazon.tumblr.com/
http://www.housmans.com/boycottamazon.php
http://en.wikipedia.org/wiki/Amazon.com_controversies

Ben cinquemila immigrati assunti sotto Natale, e cioè per la stagione di picco degli ordini, nel centro operativo nell’Assia venivano sorvegliati e intimiditi da una sorta di milizia sospettata di avere legami con il mondo dell’estremismo di destra e degli hooligans neonazisti. Un vero choc per gli spettatori del servizio, che hanno subito cominciato a tempestare il potente gruppo di Seattle con messaggi di protesta e di disdetta degli ordini. O con la promessa che su Amazon non compreranno più, da ora in poi.

Le guardie esibivano capi di abbigliamento della Thor Steinar, marca simbolo dei simpatizzanti nazisti, tolta – paradossamente – dal catalogo dei prodotti in vendita su Amazo.com. Che però i nazistoidi alla fine pare proprio li avesse in casa. La ditta dei vigilantes si chiama «H.e.s.s. security», come il braccio destro di Hitler caduto in mano agli inglesi durante la Seconda guerra mondiale, figura ambigua mitizzata dell’estremismo di destra tedessco. Il servizio scoop è di Diana Loebl e Peter Onneken: i due reporter sono riusciti a filmare nonostante le minacce dei sinistri (o meglio, dei destri) addetti alla sicurezza, e hanno alzato il velo su condizioni praticamente di terrore e semischiavismo.

Migliaia di immigrati, provenienti da tutta Europa ma soprattutto dalla Spagna, dopo il lavoro dormono in alloggi di fortuna intorno ai magazzini della Amazon, sono pagati senza contributi e dovevano anche subire il «pizzo» delle organizzazioni – veri e propri caporali – che si occupano del reclutamento: queste agenzie li alleggerivano del 12% della già ben magra paga giornaliera.

E ancora: lunghi turni notturni e festivi, e misure simili a quelle dei campi di concentramento nazisti. Maria e Silvia, ad esempio, sono due lavoratrici che raccontano ad Ard la storia del loro fulminante licenziamento: da un giorno all’altro entrambe sono state cacciate via. La prima perché protestava per il posto in cui era stata mandata a dormire, mentre la seconda non è stata rinnovata alla scadenza, tre giorni prima di Natale, perché le ordinazioni erano inferiori alle attese. Il colosso dei libri non sarebbe nuovo a questo tipo di denunce: un’inchiesta della trasmissione Usa Morning call aveva fatto emergere turni di 10 ore e pause di pochi minuti nel magazzino di Lehigh Valley, in Pennsylvania.

Ma Amazon nega ogni addebito: «Amazon non tollera in alcun modo la discriminazione o l’intimidazione e respingiamo qualsiasi comportamento di questo tipo», così ha replicato Amazon.de alle accuse del servizio televisivo, in un comunicato diffuso ieri. La società ha aggiunto di prendere «molto sul serio» la sicurezza e il confort dei suoi dipendenti. «Controlliamo regolarmente i nostri service esterni, incaricati del’alloggio degli stagionali provenienti da altre regioni», ha spiegato Ulrike Stoecker, portavoce del distributore in Germania. Ma bisognerà vedere se questa smentita sarà convincente.

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