MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Smogville

Aggiungi un Patto al Tavolo (Spazi)

| martedì 30 giugno 2015

cox18

by reda MilanoX

Mettete in soffitta la parola autogestione: da oggi si parla di cogestione. Mettete in soffitta anche i bandi, che non spariscono, ma vengono affiancati da questo nuovo strumento: il patto di collaborazione tra cittadini attivi e amministrazione. Tipo una stretta di mano, ma più complessa. Con attorno burocrazia, regole e norme che se non aggirate, andranno semplificate radicalmente. Uno scenario inedito per questa città, che apre da un lato possibilità potenzialmente interessanti a chi vuole fare cose in città ma non è un’associazione o non se la sente di occupare uno spazio, dall’altro rischia di soffocare nella burocrazia e nel controllo istituzionale libertà e autonomia, alimentando un vento contrario al dinamismo dell’autogestione.
Uno strumento in più, che dovrà tremendamente misurarsi con la sua realizzazione pratica, che si preannuncia piuttosto complessa e laboriosa. Un percorso che inizia oggi ma che ancora deve passare l’iter del consiglio comunale: PD e Sinistra per Pisapia faranno passare questa proposta di delibera su cui ha lavorato il mondo attorno a Sel?

Ma andiamo con ordine.
Un anno fa iniziava il percorso lanciato dall’amministrazione comunale sulla questione “spazi”. Era inizio luglio, da li a pochi giorni ci sarebbe stato lo sgombero di ZAM da via Santacroce 19, o meglio da largo Don Andrea Gallo 1.
La sua genesi fu ambigua, centri sociali, circoli Arci, associazioni tutti in un unico calderone. Problemi diversi, pratiche diverse, storie differenti. Quasi 365 giorni dopo, ieri 29 giugno 2015, all’Acquario Civico di Milano vengono presentate le conclusioni di questo percorso. Percorso disertato dalla quasi totalità degli spazi occupati di questa città tranne Macao, che sta spingendo per la nascita di un laboratorio dei beni comuni e che ha dato un contributo importante al testo di cui si sta discutendo, in continuità con il percorso sui beni comuni che ha portato all’occupazione di teatri e spazi.
L’incipit del consigliere di Sel Mirko Mazzali è chiaro “la delibera non serve a regolarizzare i centri sociali. Quella la faremo quando Paolo Limonta sarà sindaco ed io il suo vice. Vogliamo superare la formula bando, perché non risponde alle diverse necessità”. Limonta a sua volta ricorda che “questa amministrazione concepisce gli spazi comunali come beni comuni e quindi vuole trovare il modo migliore di usarli”.
Interviene anche l’avvocato Veronica Dini, del laboratorio Labsus di Bologna, dove una delibera simile è già stata votata. Interviene dicendo quello che altri non dicono: “questo percorso ha come obiettivo prevenire ed evitare il conflitto sociale per quel che riguarda la necessità di spazi oltre che trovare e studiare una nuova relazione tra cittadini e Comune basata sul concetto di patto e non di accordo”. Il conflitto: incubo di ogni governante, linfa vitale per le lotte sociali.

In tutta la presentazione non si parla mai di autogestione, così come non si parla di spazi occupati. Solo di spazi vuoti e non utilizzati, da riattivare non più dall’alto, su proposta del Comune, ma dal baso, su proposta dei cittadini.
La bozza presentata ieri è leggibile sul sito http://milanospaziocomune.tumblr.com/. Ci sono quindici giorni di tempo per proporre modifiche al testo, che sarà poi presentato in forma definitiva il 17 luglio all’Urban Center. L’obiettivo di Limonta e Mazzali è portarlo in consiglio comunale prima della pausa estiva per farlo calendarizzare tra settembre e ottobre. La campagna elettorale incalza e PD e Sinistra per Pisapia hanno già fatto uno scherzetto a Sel sulla regolarizzazione del Leoncavallo.

Il patto apre possibilità interessanti, ma anche potenziali ricadute negative, sia sugli spazi occupati (rischia di alimentare un’opposizione sociale e culturale alla pratica ribelle dell’occupazione) che per le associazioni più strutturate (lo spazio cogestito non può diventare la sede di una associazione). La filosofia che lo guida prende spunto e rielabora altri percorsi similari in Italia, arrivando a una proposta inedita che dice che stressare le maglie del diritto non è impossibile. A vigilare sull’applicazione del patto ci sarà il “laboratorio dei beni comuni”, un po’ sbilanciato verso le istituzioni: due membri nominati dalla giunta, un rappresentante della struttura tecnica, un numero imprecisato di rappresentanti del consiglio di zona e due delle comunità di riferimento degli spazi.

Questo è quanto. Chi vorrà aprire spazi pubblici inutilizzati avrà, se il consiglio comunale lo voterà, uno strumento (da sperimentare) in più. A patto di stare ai patti con chi governa.

Stare fuori dal patto è per noi altrettanto legittimo, desiderabile, praticabile: necessario.