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| martedì 25 settembre 2012

Fight back the profiling!

di Daniele Salvini

Lie to me è una brillante serie televisiva con protagonista il dottor Cal Lightman, interpretato da Tim Roth dove egli fa uso della psicologia applicata, linguaggio corporale del Sistema codificato di azione facciale per indentificare le menzogne e risolvere così dei tremendi casi di cronaca nera. Dal sapore decisamente post 911, in piena civilità della delazione e della sicurezza preventiva, il telefilm non è riuscito secondo me a confermarsi strumento reazionario di controllo e ha finito per oltrepassare il sipario, diventando divertente e liberatorio, difatti la Fox, che lo produceva, se ne è accorta e lo ha tagliato nel 2011 a metà della terza serie.

Il telefilm spiega in dettaglio come riconoscere le bugie dai micro movimenti del viso, e deve avermi grandemente influenzato se quando ho visto questo video non ho potuto fare a meno di pensarci. Il video è di qualche mese fa, ma l’esempio è valido e spero anche divertente.

Questo è un video della ABC dell’intervista al sovrintendente capo della Polizia di Chicago la sera del primo giorno di protesta contro il vertice NATO, Chigago 2012.

Il sovrintendente della polizia di Chicago dice parlando alle telecamere per strada, che ci sono stati arresti, ne vengono citati forse 12 o 15. Afferma che la cosa è normale e che ne saranno altri.. (Circolare gente, circolare.. non c’è niente da vedere qui..).
Si fa fatica a sentire le domande perché non sono microfonate e nella prima parte l’audio è ancora basso, poi i livelli vengono alzati.

Ci interessa, per capire cosa sia successo, il linguaggio degli occhi e del corpo, oltre che la comunicazione verbale. Effettuiamo dunque senza pretese il nostro piccolo test rivelatore di bugie.

Mentre parla, egli nasconde spesso il viso sotto la visiera del cappello, nega quando puó e quando non può si ripara con un: “non parlerò di questo adesso”. Altre volte dirà: “ah, ma intendete oggi? no perché credevo intendeste ieri..” Ma anche il gesto al 2’54 dove si gratta il collo col dorso della mano come se scacciasse un fastidioso ragnetto dal collo o un brutto pensiero prima di rispondere: “di questo non ne parleremo”. E anche il gesto di abbassare gli occhi e la testa, ricominciando a sostenere lo sguardo solo di sbieco. O il raccogliere le labbra quasi a morsicarle al 3’24” dopo aver chiamato per nome di battesimo uno dei cronisti, cercando dalla familiarità la sua solidarietà o forse velatamente richiamandolo alle sue responsabilità nel ricordargli esplicitamente che il suo nome è noto e che probabilmente tiene pure famiglia.

Ma sono ancora più esplicite le mascelle contratte dei due poliziotti dietro a fare da tappezzeria, di etnie diverse per un miglior effetto di politicamente corretto. I quali seguono collo sguardo le domande dei cronisti e sbattono gli occhi alle domande più dirette.

Ma secondo me la pistola fumante, la prova definitiva del Lie-detector avviene al 0’29” quando il poliziotto, dopo aver chiesto ai giornalisti di “take it easy”, ossia di non metterlo in difficoltà afferma: “come avete visto oggi si è svolta una protesta pacifica..” al che entrambi i poliziotti dietro abbassano la testa all’unisono negando col linguaggio corporale questa affermazione.

Interessante infine notare che alla fine delle dichiarazioni, al minuto 5’00”, questi risponde alla domanda sull’uso da parte della polizia di uno strumento attaccato al braccio in grado di scansionare sul posto i documenti delle persone e venire a conoscenza immediatamente della fedina penale, identità e residenza. Si, conferma “abbiamo investito in nuove tecnologie”.
E conferma anche l’uso di pennarelli magici, “magic markers”, che vengono usati sulla pelle delle persone che fermano, in modo da poterle riconoscere in seguito.

Inoltre gli attivisti hanno fatto sapere che la polizia in borghese a Chicago ha usato la tecnica di appiccicare alla schiena degli attivisti degli adesivi colorati, in modo da segnalarli ai corpi d’assalto che li prenderanno di mira per primi.

Non sono sicuro che sia legale taggare le persone (scrivergli sulla pelle? imporgli un marchio in modo da riconoscere?) potrebbe essere la parte dell’imposizione che non mi piace oppure quella di abusare del corpo, e non mi sembra plausibile che sia legale anche se nello Stato emergenziale vale tutto: concludiamo coi telefilm e una battuta dalla serie Tv 30Rock: dove il bianco maschio alfa Jack Donaghy interpretato da Alec Baldwin afferma: “è il Patriot Act.. la gente tende a dimenticare queste cose.. ma è in vigore e praticamente ma ogni cittadino bianco può fare arrestare chiunque se solo lo vuole.. ” E’ lo stato d’emergenza permanente.. Ahh! I miss september 10th.